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9 Febbraio 2026
16:09

Sanzionato perché aveva messo il collare elettrico al suo cane. Ma in Italia non è vietato usarlo e si compra ovunque

A Grosseto una persona è stata sanzionata per l'utilizzo del collare che provoca scosse elettriche sul cane. Ma la legge non lo vieta e se non ci fossero sentenze della Cassazione che hanno più volte punito chi ancora lo compra, trovarlo online è facilissimo. E l'assenza di divieto all'interno della recente Legge 82 del 2025 che ha inasprito le pene in caso di maltrattamento degli animali è una grande occasione mancata.

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Un uomo è stato fermato, a Grosseto, e sanzionato dai Carabinieri perché aveva fatto indossare al suo cane un collare elettrico. Non è la prima volta che accade e soprattutto è la Giurisprudenza che più di una volta è intervenuta per fermare ciò che la legge ancora permette, visto che questo strumento in Italia è ancora legale e si trova facilmente nei negozi fisici ma, ancora di più, in quelli digitali.

La motivazione per cui l'uomo è stato fermato infatti non riguarda la presenza del collare in quanto tale ma, evidentemente, l'aver ritenuto da parte dei militari che causa sofferenza all'animale. Qualora sia questa l'ipotesi, e a rigor di logica dovrebbe esserlo considerando le attuali normative in materia, rientrerebbe nella fattispecie prevista dall'articolo 544-ter del Codice Penale che prevede che "chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con la multa da 5.000 a 30.000 euro".

Proprio a questa fattispecie, del resto, fanno capo le sentenze della Cassazione che hanno più di una volta condannato persone che hanno utilizzato strumenti che provocano dolore ai cani tra cui, appunto, il collare elettrico. Una delle più note e che va citata quando si parla di come la Giurisprudenza sia più avanti rispetto al legislatore in materia risale addirittura al 2016, anno in cui la Suprema corte confermò quanto stabilito dal Tribunale di Trento nei confronti di un uomo che aveva provocato sofferenze al suo cane con scosse elettriche tramite l'uso del collare.

Il punto, dunque, è che sebbene siano notizie positive gli interventi delle Forze dell'ordine nei confronti di chi ancora pratica questo tipo di tortura, perché tale è ed è inutile girarci intorno, e altrettanto lo sono le sentenze dei giudici che così cercano di continuare ad arginare l'assenza di una legislazione ad hoc, il dato di fatto è che i collari elettrici (ma del resto come quelli a scorrimento, con le punte e quelli sonori) non è stato nemmeno inserito nella cosiddetta "legge Brambilla" che è recentissima e ha appunto messo mano a nuovi dispositivi punitivi rispetto al maltrattamento animale.

La legge 82 del 2025, infatti, non cita mai la parola "collare" e il suo dettato, che pure va ad inasprire le pene nei casi di maltrattamento animale, deve essere egualmente interpretato rispetto all'utilizzo di questi strumenti da parte del giudice che eventualmente dovrà decidere qualora, cosa molto rara, qualcuno denunci chi lo usa o, appunto, come nel caso della persona fermata dalle Forze dell'ordine che solitamente non intervengono direttamente, tanto che infatti il caso di Grosseto diventa appunto una notizia.

Tempo fa su Kodami avevamo realizzato un esperimento sociale. Con la complicità dei figli, avevamo fatto credere a dei genitori che il cane di famiglia potesse diventare un cane influencer sui social a patto che si sottoponesse a delle condizioni che gli avrebbero causato dal disagio fino alla sofferenza, causata proprio dal dover indossare un collare elettrico. La reazione delle persone era stata comune: un netto diniego e l'incredulità rispetto a quella che era da tutti i genitori considerata una follia da parte dei figli l'averlo solo considerato.

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Questo video vale la pena riproporlo, anche solo perché dimostra quanto la società civile sia in fondo già consapevole dell'importanza del riconoscimento del dolore da parte degli animali, almeno quelli familiari, che può e deve essere l'unico indirizzo che il legislatore ha da prendere rispetto all'attuazione di norme che corrispondano davvero al sentimento non solo delle persone ma al riconoscimento di quello degli animali. Questo significherebbe agire e andare al di là delle frasi programmatiche, come l'aver cambiato all'interno della nuova legge sul maltrattamento degli animali il titolo del Libro II del Codice Penale da "Dei delitti contro il sentimento per gli animali" a"Dei delitti contro gli animali". Come scritto in precedenza, infatti, un cambiamento pur importante come questo rischia solo di rimanere lettera morta e puramente simbolica se non corrisponde a una vera tutela che passa solo attraverso il divieto di strumenti come il collare elettrico che, per giunta, si trova ovunque online e a costi pure contenuti.

Di proposte di legge proprio rivolte al divieto assoluto di strumenti come il collare elettrico, a strozzo, con le punte e così via se ne sono alternate diverse nel corso degli anni. Una risale al 2017, addirittura, proposta dall'allora deputato Paolo Bernini che era intitolata proprio "Divieto di importazione, vendita, utilizzo e cessione di collari elettronici, elettrici, con le punte, a strozzo e a semi strozzo". Il testo più recente che va nella stessa direzione è il Disegno di Legge n. 1405  della senatrice Domenica Spinelli che lo ha presentato il 27 febbraio 2025, con una introduzione molto chiara rispetto all'obiettivo: "Se dal punto di vista amministrativo l'acquisto e il possesso di un collare a strozzo, elettrico o di altri strumenti in grado di provocare dolore all'animale, in Italia, non rappresentino un reato, l'articolo 544-ter del codice penale prevede che «Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro ». Studi scientifici evidenziano i rischi associati all'uso dei collari a strozzo sui cani, gli effetti dannosi sulla loro salute fisica e le implicazioni negative sul loro benessere mentale. I collari a strozzo, progettati per esercitare pressione sul collo dell'animale come metodo di controllo, e quelli elettrici, si basano su meccanismi di correzione che comportano disagio e, in molti casi, dolore. Queste pratiche di addestramento si sono dimostrate lesive per gli animali e inefficaci nel lungo periodo".

Le informazioni fornite su www.fanpage.it/kodami sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra il paziente ed il proprio veterinario.
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