
Nel buio degli abissi, dove la luce del sole non arriva e le prede sono rare, sopravvivere è una vera e propria sfida. Ed è in questo contesto che vivono alcuni dei pesci più strani e dall'aspetto quasi mostruoso, che hanno evoluto alcuni tra i più assurdi adattamenti. Stiamo parlando di specie abissali come il diavolo nero diventato una leggenda dei social nel 2025 o la rana pescatrice, animali che possiedono uno degli adattamenti più affascinanti e insoliti del mondo animale: un'esca luminosa attaccata alla fronte.
Per molto tempo si è pensato che questa luce servisse solo ad attirare le prede: piccoli pesci o crostacei, ingannati dal bagliore, si avvicinano troppo e vengono inghiottiti da una bocca piena di denti aguzzi. Ma secondo uno studio recente, pubblicato su Ichthyology & Herpetology, questa "lanterna" potrebbe avere anche un'altra funzione, forse ancora più importante: aiutare i pesci a trovare un partner. Perché se cacciare negli abissi è complicato, riprodursi lo è forse ancora di più.
Un'esca luminosa attaccata alla testa, ma solo nelle femmine
Nelle femmine dei pesci cosiddetti lofiformi, un gruppo di specie perlopiù abissali, dalla testa sporge una sorta di "antenna" carnosa, una spina modificata chiamata illicio, che termina con una piccola appendice. È questa a brillare nel buio, grazie alla presenza di batteri bioluminescenti, cioè microrganismi capaci di produrre luce attraverso reazioni chimiche. L'effetto è quello di una minuscola lampadina che oscilla proprio davanti alla bocca del pesce.
È per questo che si è pensato a lungo che rane pescatrici e affini utilizzassero questa esca luminosa per attirare ignare prede verso le proprie fauci. Tuttavia, nella maggior parte di queste specie c'è anche un'altra caratteristica davvero insolita: i maschi sono minuscoli, non hanno l'esca luminosa e vivono con un unico obiettivo, trovare una compagna. Il problema, però, è piuttosto evidente. Negli abissi lo spazio è immenso e gli individui sono pochi e distribuiti su territori vastissimi.
Come fa un piccolissimo maschio a trovare una femmina in un oceano buio e praticamente vuoto? La risposta potrebbe essere proprio quella luce.
Un "faro" per guidare i minuscoli maschi verso le femmine

Nei lofiformi, i maschi possiedono organi sensoriali molto sviluppati di quelli delle femmine. Hanno grandi occhi, probabilmente in grado di percepire anche debolissimi bagliori, e strutture specializzate per captare segnali chimici nell'acqua, come i feromoni rilasciati dagli altri individui della stessa specie. In questo scenario, l'esca luminosa della femmina potrebbe quindi funzionare come una sorta di "segnale stradale": una guida visiva che orienta meglio il maschio nel buio.
Non solo una trappola per le prede, quindi, ma anche una sorta di "faro" per i potenziali partner. Secondo gli autori, questa ipotesi è sostenuta ricostruendo l'evoluzione di questi pesci abissali. I ricercatori hanno infatti ricostruito il loro albero genealogico usando dati genetici, caratteristiche anatomiche e fossili, scoprendo che le prime esche, comparse circa 72 milioni di anni fa, non erano luminose. Erano semplici appendici che venivano mosse appunto per attirare le prede.
Solo molto più tardi, tra circa 34 e 23 milioni di anni fa, quando alcune specie si sono spostate in acque più profonde, è comparsa la bioluminescenza, grazie all’associazione con batteri luminosi. E proprio dopo questa "accensione", i pesci pescatori abissali hanno iniziato a diversificarsi molto più rapidamente, dando origine a un gran numero di nuove specie.
Una luce per aggrapparsi per sempre

Un dettaglio interessante riguarda anche la lunghezza dell'illicio: nelle specie con esca luminosa, questa struttura è in media tre volte più lunga rispetto a quelle senza luce. Questo potrebbe servire a tenere la fonte luminosa più lontana dal corpo, evitando di illuminare il predatore e rivelarne la presenza alle prede. La funzione predatoria quindi rimane, ma è sul piano riproduttivo che questi pesci raggiungono livelli davvero estremi.
In molte specie i maschi, oltre a essere minuscoli, quando trovano una femmina si attaccano al suo corpo con un morso e non la lasciano più. Con il tempo, i tessuti dei due individui si fondono: il sistema circolatorio diventa condiviso e il maschio, ormai completamente dipendente dalla femmina per il nutrimento, perde gran parte dei suoi organi, mantenendo solo quelli necessari a produrre spermatozoi. Diventa letteralmente un organo riproduttivo maschile che la femmina si porta dietro.
A quel punto, la femmina può rilasciare le uova nell'acqua e il maschio fecondarle al momento giusto. È un sistema che può sembrare un po' inquietante, ma che nel buio degli abissi funziona e garantisce che, quando finalmente due individui di sesso opposto si incontrano, la riproduzione sia assicurata. Ed ecco come una "semplice" luce nel buio potrebbe fare la differenza tra il successo e il fallimento evolutivo. Non solo per catturare una preda, ma anche per trovare al bui quell'unico partner per la vita con cui continuare la propria specie.