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20 Gennaio 2026
11:59

Quattro attacchi di squali in 48 ore: cosa sta succedendo in Australia e perché attaccano le persone

In Australia, in appena due giorni, sono stati registrati ben quattro attacchi di squalo. Si tratta di un numero insolitamente alto, favorito principalmente da alcune particolari condizioni ambientali che aumentano la probabilità di incontri ravvicinati e incidenti.

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Uno squalo leuca (Carcharhinus leucas), la specie probabilmente coinvolta in tutti i recenti attacchi in Australia

Negli ultimi due giorni, lungo le coste del New South Wales, lo Stato australiano che comprende anche la città di Sydney, si sono verificati quattro attacchi di squali nel giro di 48 ore. Fortunatamente nessuno di questi incidenti è stato mortale, ma la frequenza anomala ha messo in allarme bagnanti, surfisti e autorità locali. Il direttore del servizio di salvataggio dello stato, Steven Pearce, ha dichiarato in modo netto che chi vuole fare il bagno dovrebbe – parole sue – "andare in piscina", perché le spiagge non sono sicure in questo momento.

Tre degli ultimi quattro eventi – tra cui un bambino di 12 anni – sono stati registrati proprio intorno alla città Sydney, una zona dove gli attacchi sono solitamente meno frequenti rispetto ad altre coste australiane. In uno di questi casi lo squalo ha morso solo la tavola da surf di un ragazzo, che fortunatamente è rimasto illeso. Il quarto attacco è invece avvenuto più a nord, vicino a Port Macquarie, circa 300 chilometri a nord di Sydney. Ma perché negli ultimi giorni gli attacchi sono diventati così frequenti?

Perché in questi giorni ci sono così tanti attacchi di squali in Australia

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Le acque torbide e ricche di nutrienti e pesci a causa delle piagge hanno attirato molti squali lungo le coste del New South Wales

Secondo gli esperti, il numero di incidenti così insolitamente alto degli ultimi giorni è da attribuire principalmente ad alcune particolari condizioni ambientali. Nell'entroterra del New South Wales, nei giorni scorsi, sono cadute piogge insolitamente abbondanti che hanno ingrossato i fiumi, portando in mare grandi quantità di sedimenti come sabbia e fango, nutrienti e quindi pesci, creando così una zona ricca di cibo, ma con acque torbide e scarsa visibilità.

Con queste condizioni, specie di squali come il leuca (Carcharhinus leucas) – una di quelle maggiormente coinvolte negli incidenti con esseri umani – vengono attratte verso le foci e le acque costiere. Gli squali leuca sono infatti predatori opportunisti e attaccano qualsiasi animale che percepiscono come possibile cibo, inclusi gli esseri umani, soprattutto quando la visibilità è scarsa e l'acqua è piena di pesci e altre prede.

Non significa che gli squali stiano deliberatamente prendendo di mira le persone, ma il rischio di morsi e incidenti, favorito dalle acque torbide, dalla presenza di prede e dalla scarsa visibilità che confonde i predatori, aumenta inevitabilmente. Gli attacchi di squali verso gli esseri umani rimangono in ogni caso estremamente rari se misurati su scala globale, persino lungo le coste australiane, uno dei posti del mondo in cui si registrano più spesso incidenti e attacchi fatali.

Gli squali attaccano le persone? Una questione di probabilità

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Nel 2024 sono stati registrati 47 attacchi in tutto i mondo, di cui 4 fatali

Secondo l'ultimo report internazionale redatto ogni anno dal Florida Museum of Natural History, nel 2024 sono stati registrati "solo" 47 attacchi non provocati di squali in tutto il mondo, il numero più basso in quasi trent'anni e ben al di sotto della media degli ultimi dieci anni, che si aggira attorno a circa 70 incidenti all'anno. Di questi, solo quattro sono risultati fatali, tra cui un turista italiano morto in Egitto, e in Australia non si sono registrate vittime.

Quando si parla di "attacchi non provocati", ci si riferisce a incidenti in cui la persona non ha cercato il contatto con lo squalo, come succede con le immersioni subacquee con i predatori o durante le attività di pesca subacquea. Questo standard aiuta i ricercatori a capire meglio i comportamenti "naturali" degli squali e a discriminare gli incidenti causati dall'interazione umana dagli attacchi veri e propri.

L'Australia, grazie alle sue ampie coste e alla presenza di tutte e 13 le specie di squali conosciute per aver morso esseri umani, è spesso tra i paesi con più incidenti e attacchi al mondo. Nel 2024, comunque, ha registrato solo nove attacchi non provocati, che è sotto la media degli ultimi anni. Nel complesso, in Australia si registrano mediamente una decina di incidenti ogni anno, per questo quattro attacchi in due giorni sono un dato anomalo e preoccupante.

Quando e perché gli squali attaccano le persone

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La maggior parte degli squali non considera gli esseri umani come una preda e morde per sbaglio o per "esplorare"

La maggior parte degli squali non considera gli esseri umani come una preda e non cerca "attivamente" le persone, anche se essendo predatori opportunisti può comunque capitare. Gli attacchi rientrano principalmente in due categorie, gli errori di identificazione e quelli legati a comportamenti opportunistici o di esplorazione. Spesso, infatti, gli squali confondono il contrasto di colore di una tavola da surf o la forma di un corpo umano per una preda, interpretandola erroneamente per una foca, un leone marino o un grande pesce.

In acqua torbida o ricca di pesce – come nel caso degli attacchi degli ultimi gironi -, gli squali possono poi avvicinarsi alle coste e reagire in modo "investigativo" mordendo ed "esplorando" tutto ciò che si muove o capita a tiro. Generalmente, i surfisti sono statisticamente le persone più coinvolte, anche perché sono quelle che passano più tempo in mare, anche con acque torbide. Nel 2024, per esempio, rappresentavano circa un terzo di tutti gli attacchi registrati a livello mondiale, proprio per questo motivo.

Se "un'ondata" anomala di attacchi in 48 ore può sembrare quindi allarmante ed è statisticamente "anomala", è importante inserirla nel contesto ambientale e nei dati complessivi: gli attacchi di squali restano eventi rari, e quelli mortali ancora di più, soprattutto se confrontati con altri pericoli legati al mare, come correnti di risacca o annegamenti. Tuttavia, condizioni ambientali particolari, come forte piovosità, arrivo di nutrienti dai fiumi e di prede vicino alla costa, possono aumentare temporaneamente la probabilità di incontri ravvicinati.

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