
Per tantissimo tempo la capacità di usare strumenti è stata considerata una linea di confine netta tra noi e tutti gli altri animali. Un tratto distintivo dell'umanità, quasi una prova di "superiorità" cognitiva: solo l'uomo, si pensava, era in grado di modificare oggetti e usarli intenzionalmente per raggiungere uno scopo. Questa idea ha iniziato a sgretolarsi solo all'inizio degli anni 60, quando la recentemente scomparsa Jane Goodall osservò per la prima volta uno scimpanzé nel Parco Nazionale del Gombe, in Tanzania, mentre infilava un ramoscello all'interno di un termitaio per "pescare" gli insetti.
Quella scoperta cambiò per sempre il modo in cui guardiamo gli altri animali, non solo perché gli scimpanzé sapevano usare strumenti, ma anche perché li selezionavano e, in alcuni casi, li modificavano a seconda dell'uso e dello scopo.
Da allora la lista delle specie capaci di utilizzare strumenti si è allungata sempre di più, includendo altri primati, elefanti, uccelli, cetacei, invertebrati e, più recentemente, anche animali che per decenni sono stati considerati cognitivamente "inferiori". È il caso dei bovini domestici: uno studio pubblicato recentemente ha infatti raccontato la storia di Veronika, una mucca capace di usare uno spazzolone per grattarsi e risolvere un problema in modo flessibile, cambiando per sempre ciò che sapevamo sull'intelligenza bovina.
Che cosa significa "usare strumenti" negli animali

In etologia, la scienza che studia il comportamento animale, per "uso di strumenti" si intende l'impiego pianificato e intenzionale di un oggetto esterno al corpo per ottenere uno scopo o un vantaggio: raggiungere del cibo, difendersi, comunicare, giocare, prendersi cura di sé e altro ancora. Non basta quindi interagire casualmente con un oggetto toccandolo o "giocandoci", come farebbe un cane con una pallina. Serve uno scopo preciso e una certa capacità di adattare il proprio comportamento per raggiungerlo attraverso quello "strumento".
Uno strumento può essere utilizzato per colpire, scavare, rompere, infilare, cacciare, difendersi o anche come supporto per raggiungere qualcosa. In alcuni casi gli animali si limitano a usare un oggetto – come un sasso o un bastone – così com'è; in altri lo modificano, lo trasportano o lo conservano per un utilizzo futuro. Questa varietà di comportamenti ci dice che l'utilizzo di strumenti non è un fenomeno unico e semplice, ma un insieme di strategie complesse diverse, emerse indipendentemente in molti gruppi animali.
Resta poi una domanda centrale: usare strumenti significa essere "intelligenti"? La risposta, come spesso accade in biologia, è molto più complessa di un sì o di un no. L'uso di strumenti è certamente legato a capacità cognitive complesse e molto avanzate, come l'apprendimento, la memoria e la flessibilità comportamentale, ma non coincide necessariamente con una forma di "intelligenza" superiore. È, piuttosto, una soluzione efficace a problemi concreti, plasmata dall'evoluzione a seconda del caso e della necessità.
Gli animali che sanno usare gli strumenti
La capacità di saper usare – e talvolta fabbricare – strumenti è stata documentata in tanti gruppi animali anche molto diversi tra loro, spesso lontanissimi dal punto di vista evolutivo. Questo suggerisce che non esiste un'unica "strada" evolutiva verso questo tipo di comportamento, ma che si tratta di un adattamento che è emerso e che può emergere tante volte nel corso dell'evoluzione. Descriverle tutte sarebbe impossibile, ma proviamo a guardare un po' più da vicino alcuni degli esempi più noti e studiati.
Scimmie e altri primati

I primati sono il gruppo più famoso e studiato per l'uso di strumenti. Oltre a essere più simili a noi per biologia e capacità cognitive, possiedono infatti una caratteristica che in questo senso è indubbiamente vantaggiosa e che nessun altro possiede: le "mani" con un pollice opponibile. In un modo o nell'altro, quindi, praticamente quasi tutte le scimmie e altri primati sono in grado di usare, manipolare e talvolta persino fabbricare strumenti e utensili.
Oltre alle grandi scimmie antropomorfe come scimpanzé, bonobo, gorilla e oranghi – quelle più vicine a noi – anche altre specie più piccole come per esempio alcune scimmie del Nuovo Mondo, utilizzano oggetti in modo sistematico e intenzionale. I cebi barbuti o cappuccini (Sapajus libidinosus) sono tra i più studiati: utilizzano per esempio i sassi per rompere le noci. Più in generale, tra i primati gli strumenti vengono utilizzati soprattutto per rompere semi, raccogliere acqua (per esempio con le foglie), cacciare, difendersi o proteggersi.
È però proprio tra gli scimpanzé che – per il momento – sono stati documentati i comportamenti più diversi e complessi. Questa capacità varia infatti molto tra le diverse popolazioni ed è considerata una vera e propria forma di cultura o di tecnologia che si accumula nel tempo. Alcune popolazioni producono e utilizzano una grande varietà di strumenti in pietra come incudini e martelli, altri utilizzano ramoscelli per raccogliere le termiti, altri ancora "fabbricano" vere e proprie lance per cacciare altri piccoli primati.
Elefanti e altri mammiferi

Tra gli altri mammiferi in grado di utilizzare strumenti – a parte i bovini, ultimi arrivati – tra i casi più studiati ci sono sicuramente gli elefanti, sia quelli asiatici che quelli africani. I pachidermi sanno per esempio utilizzare foglie e rami per scacciare insetti, grattarsi o "tappare" pozze d'acqua per ridurre l'evaporazione e tornare a bere in un secondo momento. Sono anche in grado di modificare i rami per dargli la forma necessaria, spezzandoli o accorciandoli prima dell'uso utilizzando la proboscide e le zampe.
Naturalmente, ci sono poi i cetacei, tra gli animali più complessi e "intelligenti" in assoluto. Anche se non hanno "mani" – e neppure zampe – hanno comunque trovato un modo per utilizzare strumenti. I delfini tursiopi di Shark Bay, in Australia, usano per esempio le spugne marine per proteggere il rostro mentre cercano cibo sul fondale o tra i coralli, ma anche come "parrucche". Le orche, invece, usano le alghe per prendersi cura della propria pelle pulendosi a vicenda. Più recentemente, è stato anche filmato un lupo che usa attrezzi da pesca.
Corvi, pappagalli e altri uccelli
Tra gli uccelli, i corvidi sono invece veri specialisti. I corvi della Nuova Caledonia (Corvus moneduloides), i più studiati, costruiscono strumenti a partire da ramoscelli e foglie, modellandoli per estrarre larve di insetti dai tronchi. In laboratorio, insieme a gazze, corvi imperiali, cornacchie e altre specie di corvidi, sono stati osservati anche mentre risolvono problemi complessi che richiedono l'uso sequenziale di più strumenti oppure mentre utilizzano sassi per controllare il livello dell'acqua e far "salire" un premio in cibo galleggiante.
Anche i pappagalli, come il famoso cacatua delle Tanimbar (Cacatua goffiniana), sono in grado di fabbricare set di strumenti differenti e adattarli per aprire noci, semi o raggiungere cibo. Tra gli uccelli ci sono però anche tantissimi altri esempi, come i fringuelli delle Galápagos che usano le spine di cactus, i capovaccai che utilizzano i sassi per rompere le uova di struzzo, l'airone verde (Butorides virescens) che mette in acqua esche per attirare e pescare pesci, i gabbiani che fanno cadere le conchiglie sull'asfalto duro e tantissimi altri.
Polpi e altri invertebrati

L'uso di strumenti non è però limitato ai soli vertebrati. I polpi, per esempio, sono tra le menti più "geniali" dell'intero regno animali. Oltre a saper manipolare oggetti e ambiente, alcuni utilizzano e si portano dietro noci di cocco o conchiglie vuote assemblandole per costruire rifugi temporanei in cui nascondersi. Questo comportamento è considerato uno degli esempi più evidenti e complessi di uso di strumenti tra gli invertebrati, da sempre considerati animali "inferiori".
Anche alcuni insetti, come le formiche, utilizzano piccoli sassi o altri oggetti per assorbire e trasportare acqua o superare ostacoli, mostrando che persino cervelli molto piccoli possono dare origine a comportamenti sorprendentemente complessi. Infine, il grillo Oecanthus henryi – diffuso in India – costruisce "megafoni" intagliando foglie e amplificare così il suo "canto" per far colpo sulle femmine. Per gli insetti, tuttavia, si discute ancora molto se queste forme possono essere considerati veri e propri esempi di utilizzo di strumenti, oppure no.
Le specie che usano strumenti sono più intelligenti?

L’uso di strumenti rimane un'abilità comunque abbastanza rara e anche per questo è considerata una delle capacità cognitive più sofisticate in assoluto, tuttavia non significa automaticamente essere "più intelligenti" di altri animali. Esistono, innanzitutto, diversi forme e livelli di complessità: dall'uso semplice di un oggetto trovato per caso, alla fabbricazione intenzionale, fino all'impiego di strumenti rivolti solo verso se stessi (come grattarsi) o verso l'ambiente esterno (come estrarre cibo o raggiungere un oggetto).
Queste differenze riflettono sia capacità, che strategie adattative diverse. Un comportamento è infatti "complesso" non in senso assoluto, ma in relazione al contesto ecologico, al numero di gesti e sequenze necessarie e alle esigenze e alle capacità della specie. Un animale può non usare strumenti e allo stesso tempo possedere abilità cognitive altrettanto complesse e raffinate in altri ambiti, come la comunicazione, la socialità, la memoria spaziale o la capacità di cooperare con i propri simili.
In altre parole, la capacità di saper utilizzare strumenti, sebbene sia spesso collegata a cervelli più grandi e complessi, non è una classifica dell'intelligenza animale (su cui ancora si dibatte per definirla in modo univoco), ma solo una delle tante forme attraverso cui l'evoluzione ha plasmato menti diverse per risolvere problemi diversi, anche a seconda delle capacità e dei limiti fisici: ogni specie ha sviluppato le capacità cognitive e fisiche che le servono per sopravvivere e adattarsi al proprio ambiente, e l'utilizzo di oggetti e strumenti è solo una tra le tante.
Osservare e studiare come tanti animali così diversi tra loro riescano a farlo in modi così creativi, ci aiuta innanzitutto a esplorare altre menti, uniche e irripetibili, ma anche a capire meglio qual è il nostro posto nel mondo naturale: un animale tra tanti altri animali. Raccontate quanti e quali animali sanno utilizzare strumenti come facciamo noi, quindi, non serve ad avvicinare loro alla nostra specie. Vuol dire riconoscere che la complessità della mente non è un'esclusiva umana, ma una caratteristica diffusa e declinata in infinite forme diverse.