
Dalla ricerca di persone disperse sotto le macerie al riconoscimento di sostanze attraverso l’olfatto, i cani sono in grado di apprendere compiti molto complessi. Questa capacità li rende alleati preziosi soprattutto negli ambiti del soccorso e della sicurezza, tuttavia con il tempo si è sviluppato un dibattito su quanto sia giusto portare un cane su un terreno pericoloso per i nostri scopi. Allo stesso modo, ci chiediamo fino a che punto sia corretto addestrarli a questi scopi.
Quali compiti complessi possono apprendere i cani
I cani possono imparare una grande varietà di compiti: seguire tracce odorose per chilometri e segnalarne la fonte al conduttore, individuare persone in difficoltà in ambienti ostili, riconoscere segnali specifici o collaborare in contesti operativi complessi. Ma non lo fanno in virtù di capacità innate o della selezione genetica, ciò che fa la differenza è la relazione con la persona di riferimento: maggiore è la fiducia che il cane ripone in noi migliore sarà la collaborazione.
La relazione con l’umano di riferimento è centrale. Costruire fiducia, comunicazione e sintonia permette al cane di comprendere meglio ciò che gli viene richiesto e di svolgere i compiti con maggiore efficacia. Lo fa non perché deve o perché teme una punizione, ma in un'ottica di collaborazione con l'elemento del gruppo che ritiene più affidabile. Non è quindi solo “cosa” il cane può imparare, ma “come” gli viene proposto.
Come fanno i cani a svolgere compiti complessi
L’apprendimento nei cani avviene attraverso più modalità, esattamente come avviene per noi e in molti altri mammiferi. Imparano sia dall’insegnamento diretto che dall'apprendimento sociale. I cani infatti osservano i propri simili e possono acquisire comportamenti nuovi guardando ciò che fanno gli altri.
Alcuni individui apprendono con maggiore facilità osservando, mentre altri hanno bisogno di un’esperienza più diretta, questo varia col variare della personalità e significa che non esiste un unico modo valido per tutti.
Inoltre, la ripetizione non è l’unico fattore determinante. La qualità dell’interazione e la chiarezza della comunicazione incidono sul risultato perché i cani non eseguono semplicemente gli ordini che diamo loro, ma elaborano le informazioni a disposizione e decidono come agire a seconda dell'effetto che vogliono ottenere.
Il dibattito sull'addestramento
Tradizionalmente, per addestramento si intende l’insegnamento di comportamenti specifici che il cane deve mettere in atto in risposta a comandi del suo umano. Questo approccio nasce in contesti in cui alcune razze venivano selezionate per svolgere lavori utili, come la pastorizia o la caccia. Il principio di base è che il cane debba rispondere alle esigenze umane e svolgere il compito per cui è stato selezionato e scelto. Da qui deriva l'addestramento tradizionale, che punta a ottenere un controllo quasi totale del comportamento dell’animale in ogni situazione.
Negli ultimi anni, però, questa visione è stata messa in discussione. Sempre più persone vivono il cane non come uno strumento, ma come un individuo con bisogni e necessità proprie. Accanto al metodo tradizionale si è diffuso il metodo gentile, che si basa su rinforzi positivi e sull’assenza di coercizione.
Oggi però ogni educatore rispettoso del cane in quanto individuo senziente preferisce l’approccio cognitivo zooantropologico, che pone al centro la relazione e la comprensione reciproca tra cane e umano di riferimento. In questo contesto, l’obbedienza perde centralità a favore di una convivenza equilibrata, in cui si rispetta la soggettività del cane.