UN PROGETTO DI
31 Gennaio 2026
12:43

Prima le crocchette Radames, ora quelle di marca “Colella”. Perché il Ministero della Salute sta richiamando i prodotti

Due marchi di crocchette richiamati dal mercato uno dopo l'altro dal Ministero della Salute per rischio microbiologico. Cosa vuol dire e cosa distingue i prodotti Radames da quelli Colella? Ecco le informazioni e le linee che sono state indicate come rischiose e perché.

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Crocchette (foto d’archivio)

"Allerta per rischio microbiologico". E' questo ciò che accomuna il richiamo avvenuto a distanza di poco tempo prima delle crocchette per cani della marca Radames e poi di quelle sia per cani che per gatti di marca Colella. Significa che ci sono milioni di famiglie che ora sono in allarme per aver così alimentato i loro animali domestici, a fronte appunto di un'iniziativa voluta dal Ministero per la presenza di elementi che possono mettere a rischio la salute dei membri a quattro zampe che vivono nelle case di 1 italiano su 4 e che usano quei prodotti.

Andando ad analizzare il contenuto dei richiami, nel caso di Radames, il prodotto è venduto in una catena a larga distribuzione come è Eurospin. All'interno della composizione delle crocchette è stata rilevata "la presenza di Aflatossina B1 oltre i limiti di legge", indicando esplicitamente al consumatore di "non consumare il prodotto e riconsegnarlo presso il Punto Vendita". Il prodotto è quello che vedete nella foto a seguire, sempre come risulta dalla scheda informativa emanata dal Ministero della Salute:

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L'Aflatossina B1 è una "micotossina", ovvero una sostanza tossica che viene generata dalla presenza di muffe che si formano nel frumento, nel mais, nel riso e altri componenti di cui le crocchette sono fatte. La micotossina si sviluppa quando la conservazione del prodotto è avvenuta nel modo sbagliato, ad esempio in luoghi particolormente umidi e anche se sottoposto a temperature rigide. Ciò che può provocare l'ingestione dell'aflatossina B1 sono effetti negativi sul fegato ed è considerata anche cancerogena. I sintomi da riconoscere che vengono riportati in letteratura scientifica, lì dove sia chiaro bisogna sempre rivolgersi al proprio veterinario di fiducia per qualsiasi dubbio o domanda, sono sia nel gatto che nel cane episodi ripetuti di vomito, l'inappetenza, l'eccessiva richiesta di acqua e un generale senso di spossatezza.

Per quanto riguarda invece il caso più recente, ovvero il richiamo dal mercato delle crocchette di marca Colella, l'elenco dei prodotti è molto più lungo. Si legge infatti sul sito del Ministero della Salute che sono coinvolte le seguenti tipologie della linea  "Wilky Dog":

  1. Energy 28/14.
  2. Riso – pesce.
  3. Pollo – riso.
  4. Riso – maiale.
  5. Puppy 30/15.
  6. Adult con pesce 20 kg.
  7.  24/9 Adult.
  8. 30/20 Alta energia.
  9. 2/8 Basic.
  10. Cat bicolore.
  11. Cat monocolore.
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In questo caso, il motivo del richiamo è la "sospetta contaminazione da SOA non conformi" e il Ministero come indicazione dà direttamente quella di "non utilizzare per l’alimentazione animale". SOA è l'acronimo di "Sottoprodotti di Origine Animale" e quando c'è la dicitura "non conforme" vuole dire che sono state sostanzialmente non seguite nella preparazione le regole previste dal Regolamento della Comunità europea 1069/2009.

I prodotti con cui vengono lavorati questi cibi per animali non sono destinati all'alimentazione per gli esseri umani e derivano ad esempio da scarti di macellazione o grassi e proteine trasformate. Qualora non siano stati appunto rispettati i metodi di lavorazione, le crocchette possono contenere batteri come la Salmonella che causano infezioni gastrointestinali e sistemiche. Sul sito del Ministero non vi è però riferimento a questo genere di batteri ma appunto si parla genericamente della avvenuta contaminazione. Anche in questo caso per quanto riguarda i sintomi il monitoraggio è importante se si notano episodi di diarrea o vomito, l'inappetenza, l'eccessivo abberverarsi da parte dell'animale e l'astenia.

Le informazioni fornite su www.fanpage.it/kodami sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra il paziente ed il proprio veterinario.
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