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25 Febbraio 2026
19:53

Osservare gli uccelli fa bene al cervello: come il birdwatching aiuta a restare “giovani”

Il birdwatching stimola e allena memoria, attenzione e percezione visiva: nei birder più esperti nel riconoscere le specie di uccelli il cervello è più attivo e strutturalmente complesso, con possibili effetti protettivi nel lungo periodo contro l’invecchiamento cognitivo.

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Il birdwatching mantiene "giovane" il cervello e migliora le capacità cognitive, soprattutto nelle persone più esperte e brave a identificare le varie specie di uccelli

Osservare gli uccelli non è solo un passatempo rilassante da praticare nei parchi urbani o immersi nella natura. Potrebbe essere anche una palestra per "allenare" il nostro cervello. Secondo infatti un nuovo studio pubblicato su The Journal of Neuroscience e guidato da Erik Wing della York University in Canada, il birdwatching – soprattutto se praticato a livelli avanzati – è associato a differenze nella struttura e nel funzionamento del cervello, simili a quelle che si osservano in chi impara una lingua straniera o a suonare uno strumento musicale.

Il punto di partenza è un concetto chiave delle neuroscienze: la neuroplasticità. Con questo termine si indica la capacità del cervello di modificare la propria organizzazione interna quando impariamo qualcosa di nuovo o esercitiamo una competenza. In pratica, le connessioni tra i neuroni si rafforzano e diventano più efficienti nei circuiti coinvolti in quella specifica attività. È lo stesso motivo per cui nei musicisti si osservano cambiamenti nelle aree cerebrali legate all'udito, o negli atleti in quelle che controllano il movimento.

Ma cosa succede nel cervello di chi pratica regolarmente il birdwatching e passa anni a imparare a distinguere tutte le varie specie di luì, spesso in pochi secondi e a notevole distanza? Per capirlo, i ricercatori hanno coinvolto 48 "birder", metà considerati veri e proprie esperti (come quelli "impazziti" in Europa per un edredone dagli occhiali o in Canada per un pettirosso), e metà principianti, sulla base di un test preliminare. I partecipanti avevano un'età compresa tra 22 e 79 anni e i due gruppi erano simili per sesso, età e livello di istruzione.

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Uno stormo di mestoloni in volo

Durante una risonanza magnetica funzionale – una tecnica che misura l'attività cerebrale mentre si svolge un compito – ai volontari veniva mostrata per meno di quattro secondi l'immagine di un uccello. Dopo circa dieci secondi, dovevano riconoscerlo tra quattro fotografie molto simili tra loro. Gli scienziati avevano scelto di proposito quattro specie che si assomigliano molto tra loro e facilmente "confondibili", allo scopo di rendere l'identificazione più impegnativa e a prova di esperto.

L'esperimento è stato ripetuto 72 volte utilizzando immagini di 18 specie diverse di uccelli, alcune "locali" e quindi comuni, altre invece non presenti nelle aree di provenienza dei partecipanti, come per esempio il cuculo europeo recentemente avvistato a New York. I risultati sono stati molto chiari. I birdwatcher più esperti hanno identificato correttamente in media l'83% delle specie locali e il 61% di quelle non locali. I principianti si sono fermati invece al 44% in entrambi i casi. Ma la differenza non era solo nelle risposte corrette: era nel cervello.

Nei birder più esperti, durante il riconoscimento delle specie non locali – quindi le più difficili – si è osservato un aumento dell'attività in tre aree: la corteccia prefrontale, coinvolta nei processi decisionali e nell'attenzione; il solco intraparietale, importante per l'elaborazione visiva e l'orientamento dell'attenzione; e la corteccia occipito-temporale destra, legata invece al riconoscimento degli oggetti.

In parole semplici, il birdwatching attiva contemporaneamente la "memoria di lavoro" (la capacità di mantenere informazioni per pochi secondi), l'attenzione e l'analisi visiva fine.

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Il birdwatching combina osservazione visiva, ascolto dei canti, conoscenza dell’ambiente e confronto continuo tra dettagli piccolissimi, mantenendo attive e allenate diverse regioni del cervello

Qui entra in gioco anche un altro concetto importante: la "riserva cognitiva". È la capacità del cervello di compensare l'invecchiamento o eventuali danni, sfruttando reti neurali più efficienti o alternative. E secondo gli autori, questi risultati aggiungono quindi nuove prove a favore dell'idea che mantenere attive competenze specialistiche possa aiutare ad attenuare gli effetti dell'invecchiamento cerebrale e a conservare la riserva cognitiva.

Attenzione però: lo studio rappresenta "una fotografia" scattata in un preciso e unico momento. Non dimostra con assoluta certezza che sia proprio il birdwatching a modificare il cervello. Potrebbe anche essere che chi possiede già determinate caratteristiche cerebrali sia poi più portato a sviluppare questa passione. Per avere una risposta definitiva servirebbero perciò ulteriori studi, più lunghi e approfonditi, e su campioni di partecipanti più grandi.

C'è anche un ultimo aspetto da tenere in considerazione. Secondo i ricercatori, non c'è nulla di "magico" negli uccelli in sé. Qualsiasi attività che coinvolga in modo intenso e continuo attenzione, memoria e integrazione delle informazioni sensoriali potrebbe produrre effetti simili. Il birdwatching, però, ha una particolarità quasi unica: combina osservazione visiva, ascolto dei canti, conoscenza dell'ambiente e confronto continuo tra dettagli piccolissimi, come quelli del piumaggio.

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Essere birder esperti e appassionati è una forma di "ginnastica mentale" che potrebbe aiutarci a mantenere il cervello più giovane nel tempo

È perciò un allenamento del cervello estremamente complesso, che coinvolge molte funzioni cognitive tutte insieme. Se a questo aggiungiamo poi che già sappiamo che ascoltare il canto degli uccelli riduce ansia e cattivo umore, che fare birdwatching migliora l'umore e la salute mentale e che vivere circondati da un'elevata diversità di specie di uccelli genera un aumento della felicità paragonabile a quello di un aumento di stipendio, allora forse è proprio il caso di comprare un binocolo e una guida ornitologica e uscire in natura.

E forse è proprio questa combinazione di attività multisensoriale ed effetti benefici a rendere il birdwatching qualcosa di molto più di un semplice hobby: è una forma di "ginnastica mentale" che, oltre a farci guardare con occhi diversi il cielo e la natura che ci circonda, ci fa stare bene e potrebbe anche aiutarci a mantenere il cervello più giovane nel tempo.

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