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Osservando la mamma e facendo tanta pratica, così i piccoli oranghi imparano a farsi il “letto” tra gli alberi

Gli oranghi costruiscono giacigli notturni complessi tra le cime degli alberi, ma per imparare servono anni di osservazione e pratica che comincia fin dalla tenera età: una vera e propria cultura che si tramanda di generazione in generazione.

29 Agosto 2025
11:10
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I giovani oranghi imparano a costruire i giacigli tra gli alberi guardando attentamente il lavoro delle madri e di altri adulti, per poi riprodurlo con tentativi, errori e correzioni continue

Ogni sera, quando il sole tramonta sulle foreste di Sumatra e del Borneo, gli oranghi affrontano un compito indispensabile per la loro sopravvivenza: costruire un giaciglio per la notte tra le chiome degli alberi. Lo fanno tutte le sere prima di andare a dormire, ogni volta costruendone uno nuovo. A prima vista potrebbe sembrare un compito semplice, quasi istintivo, ma in realtà si tratta di una vera e propria arte che richiede diversi anni di apprendimento, osservazione e pratica.

Un nuovo studio guidato dall'Università di Warwick, in collaborazione con il Max Planck Institute of Animal Behavior, ha ora approfondito e descritto nel dettaglio come i giovani oranghi imparino questa abilità attraverso l'apprendimento sociale osservativo: guardando attentamente il lavoro delle madri e di altri adulti, per poi riprodurlo con tentativi, errori e correzioni continue.

I "letti" degli oranghi: ingegneria tra gli alberi

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Un giovanissimo orango che osserva la madre mentre costruisce un giaciglio. Foto di Natasha Bartolotta – SUAQ Project

I giacigli o nidi che gli oranghi costruiscono tra gli alberi non sono tutti uguali. Ci sono quelli diurni, utilizzati per riposare o fare pause, che sono strutture più semplici, ovvero piattaforme di rami intrecciati e poco altro. Quelli notturni, invece, sono vere e proprie architetture sospese anche a venti metri dal suolo. Sono più complessi, robusti, comodi e spesso dotati di elementi aggiuntivi come "materassi" fatti di foglie, cuscini, coperture a tetto per la pioggia e persino strati di vegetazione che agiscono come zanzariere naturali.

Un letto sicuro significa infatti protezione dai predatori, isolamento termico e sonni nella foreste decisamente più tranquilli. Proprio per la loro complessità, i giacigli notturni richiedono agli oranghi anni di pratica per essere costruiti in maniera autonoma ed efficace. Non basta sapere intrecciare qualche ramo, ma bisogna occorre saper scegliere l'albero giusto, selezionare i materiali migliori e adattare la costruzione alle diverse condizioni ambientali.

Imparare guardando

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Madre e figlio insieme tra le chiome degli alberi. Foto di Guilhem Duvot – SUAQ Project

Secondo o risultati dello studio pubblicato su Nature Communications Biology, i piccoli oranghi imparano a costruire i loro nidi soprattutto osservando. Non è però sufficiente trovarsi vicino a una madre che ti prepara il letto per imparare a farlo. I ricercatori hanno infatti osservato che quando i giovani "sbirciano" con attenzione i gesti degli adulti, poi hanno bisogno di mettere in pratica ciò che hanno visto. È un processo attivo, che richiede concentrazione e volontà di apprendere.

All'inizio i piccoli si concentrano sugli aspetti più complessi, come aggiungere elementi di comfort o costruire su più tronchi intrecciati. Col tempo cominciano poi anche a osservare altri individui oltre la madre, ampliando il ventaglio di strategie e materiali conosciuti. È un po' come se scegliessero nuovi "maestri" da cui imparare per perfezionare o ampliare le proprie conoscenze, un po' come fanno gli adolescenti umani quando a un certo punto cercano nuovi modelli al di fuori della famiglia.

Cultura tra le chiome

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Un giovane orango riposa all’interno di un giaciglio. Foto di Natasha Bartolotta – SUAQ Project

Questa trasmissione di conoscenze non riguarda solo il "come" si costruisce, ma anche il "cosa" usare. Le madri influenzano infatti le preferenze dei figli nella scelta delle specie di alberi: i piccoli tendono a utilizzare le stesse piante viste nelle prime fasi di apprendimento accanto alla mamma. Anche da adulti, molti oranghi tornano a prediligere quei materiali, a dimostrazione di una vera e propria continuità culturale che passa di generazione in generazione: "rifarsi" il letto è una questione di apprendimento sociale e cultura, non di "istinto".

Per questo i giacigli degli oranghi non sono soltanto rifugi effimeri, ma il segno tangibile di una cultura che vive tra le chiome delle foreste. Una cultura molto più antica di quanto si possa pensare e che dimostra ancora una volta come l'apprendimento sociale che caratterizza noi e le altre grandi scimmie sia un tratto evolutivo condiviso e ben radicato nella nostra storia evolutiva. Un tratto che però rischia di scomparire se queste eccezionali scimmie antropomorfe – e gli habitat che li sostengono – non verranno protetti.

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