
Non solo in Italia chi vive con un animale domestico e cerca casa deve compiere una vera e propria odissea per trovare proprietari che acconsentano ad aprire le porte anche a questi ultimi. Nella maggioranza dei paesi di tutto il mondo, soprattutto in Occidente, i rifiuti sono all'ordine del giorno e, anzi, ancora prima di avere contatti si legge facilmente sugli annunci "animali non ammessi" nelle varie lingue. Nel Belpaese non c'è una regolamentazione nazionale rispetto a questo aspetto, né norme locali che regolano nell'ambito dei contratti d'affitto qualcosa che sulla presenza di animali.
Impossibile trovare casa a Londra se hai cani e gatti
Ad intervenire in questo senso, invece, è stata l'Inghilterra, paese in cui il "caro affitti" è un problema enorme, soprattutto nella Capitale, e in cui la convivenza con un cane o con un gatto è diventata un problema nel problema a fronte di dati che indicano che più di 17 milioni di famiglie su un totale di 28/29 milioni vive con un animale domestico di cui circa 13,5 milioni sono cani e 12,5 milioni gatti. Queste stime provengono da un'analisi relativa all'anno 2024 che attesta dunque che circa il 60% delle famiglie britanniche ha almeno un animale domestico.
Di questi sono tanti coloro che non hanno una casa di proprietà e, sebbene non esista un dato ufficiale sul numero esatto di persone o nuclei familiari che includono la presenza di animali domestici, una ricerca fatta specificamente su questo delicato aspetto della relazione con le due specie domestiche per eccellenza dal Battersea Dogs & Cats Home, il rifugio per animali di Londra, più antico e famoso del Regno Unito, ha attestato che quasi il 20% delle famiglie che vivono in affitto hanno un cane o un gatto e che il 44% di chi è in affitto avrebbe adottato un animale se il "landlord", ovvero il proprietario, gli avesse concesso la possibilità di ospitarlo in casa.
Cosa prevede la nuova legge inglese in caso di animali domestici
Per venire incontro a questa situazione, ora l'Inghilterra ha fatto un notevole passo in avanti, attraverso la promulgazione del "Renters’ Rights Act": una legge che regola tutti i passaggi relativi ai contratti d'affitto e che ha previsto norme specifiche nel caso in cui appunto l'affittuario abbia un animale domestico con sé.
Partendo proprio dalla fase di incontro tra richiesta e offerta, la prima tutela a garanzia del richiedente è che dopo aver presentato una domanda scritta in cui è evidenziato che c'è un animale a seguito, specificandone la tipologia e le caratteristiche, il proprietario della casa non può rispondere con un semplice "no" ma deve fornire una risposta documentata e motivata del suo diniego. Già questo passaggio rende chiaramente illegale pubblicare il "famoso" annuncio con la dicitura "non si affitta a chi ha animali".
La risposta, poi, deve avvenire entro massimo 28 giorni dal ricevimento della richiesta. Il landlord può richiedere informazioni supplementari sull'animale che spostano al massimo di una settimana la chiusura o meno del contratto. Una volta attestato che non vi sono ragioni valide per rifiutare di concedere l'appartamento, il proprietario è obbligato a procedere alla stesura dell'accordo e, soprattutto, è fatto anche divieto di aggiungere eventuali cauzioni per la sola presenza dell'animale.
A tutela del proprietario di casa ci sono diverse soluzioni stabilite dal legislatore, come quella che tra i motivi del rifiuto considerati ragionevoli c'è l'assenza di un'assicurazione per i danni che l'animale può causare, l'evidenza di una casa troppo piccola rispetto a un cane ad esempio di taglia molto grande o l'appartenenza a razze vietate o, ancora, l'esistenza di un regolamento di condominio che vieta la presenza di animali.