
Il Kazakistan si sta preparando a riportare nel paese uno dei suoi predatori più iconici: la tigre. Si tratta di uno dei programmi di rewilding – cioè di ripristino degli ecosistemi e della fauna – più ambiziosi al mondo. E per far tornare questo grande felide, estinto nella regione da circa 70 anni, il paese sta lavorando ormai da diversi anni per ricostruire l'ecosistema che un tempo lo ospitava, reintrodurre le prede e preparare la popolazione locale alla futura convivenza.
L'obiettivo è reintrodurre la tigre dell'Amur (conosciuta anche come tigre siberiana), quella geneticamente più vicina alle tigri che un tempo vivevano nel Paese. La specie si è estinta in Kazakistan decenni fa, a causa del bracconaggio, della riduzione delle prede e per la perdita di habitat. Se il progetto avrà successo, sarà il primo paese al mondo a reintrodurre la tigre dopo l'estinzione.
Ricostruire l'habitat perduto della tigre

Il cuore del progetto si trova nella Riserva naturale Ile-Balkhash, nel sud del paese, vicino al grande lago Balkhash e al delta del fiume Ile. Qui si sta cercando di ricostruire le antiche foreste ripariali, cioè i boschi che crescono lungo le rive dei fiumi. Negli ultimi anni sono stati piantati decine di migliaia di alberi e solo nel 2025 sono stati messi a dimora circa 37.000 giovani piante, mentre tra il 2021 e il 2024 il totale ha raggiunto 50.000 alberi.
Secondo Aibek Baibulov, responsabile del progetto di ripristino forestale per il WWF Asia Centrale, non si tratta soltanto di piantare piante: "Non stiamo semplicemente piantando alberi, ma costruendo le basi di ecosistemi resilienti, capaci di sostenersi da soli".

Molti degli alberi piantati hanno già raggiunto oltre due metri e mezzo di altezza, con radici abbastanza profonde da raggiungere le falde acquifere. Alcune aree stanno già iniziando a trasformarsi in piccoli ecosistemi funzionanti. Tra le specie utilizzate ci sono salici, olivi di Boemia e alberi di turanga, una specie di pioppo autoctono considerato molto importante nella cultura kazaka.
Senza prede non ci sono neppure i predatori

Per far tornare la tigre non basta però ricreare i boschi. Serve anche una popolazione abbondante di prede. Per questo negli ultimi decenni il Kazakistan ha già lavorato molto per la conservazione e la tutela di diverse specie di erbivori, tra cui il cervo di Bukhara (Cervus hanglu bactrianus), sottospecie del cervo asiatico, e la saiga (Saiga tatarica), l'antilope delle steppe.
Il recupero della saiga è stato particolarmente sorprendente: nel 2005 ne restavano appena 48.000, mentre oggi – grazie a un altro ambizioso progetto di conservazione – la popolazione ha superato 1,9 milioni di individui. I cervi sono stati invece reintrodotti da zero: i primi sono stati liberati nel 2019 e negli anni successivi ne sono stati rilasciati circa 200 in tutto. La presenza di questi grandi erbivori ungulati è fondamentale, perché rappresentano la base della dieta delle tigri.
Le tigri stanno arrivando

Il programma è guidato dal governo del Kazakistan con il supporto del WWF Asia Centrale e del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo. Per realizzarlo, gli scienziati hanno studiato resti di tigri conservati in musei e collezioni nazionali e hanno scoperto che gli animali che vivevano in questa regione – tra Iran, Asia centrale e Russia meridionale – erano geneticamente molto simili alla tigre siberiana, nota anche come tigre dell'Amur.
Per questo il progetto punta a riportare propri queste particolari tigri, un tempo considerate una delle tante sottospecie presenti in Asia, chiamata Panthera tigris altaica, ma oggi riconosciuta "solo" come una popolazione distinta di P. t. tigris, la tigre continentale.
Una coppia, formata da Bogdana e Kuma, è già arrivata nel 2024 dai Paesi Bassi e si trova nella riserva di Ile-Balkhash, dove vive in una grande struttura semi-naturale per abituarsi al clima locale. Gli scienziati sperano che possano presto riprodursi: i loro cuccioli potrebbero diventare i primi destinati alla vita libera in natura. Nel frattempo, secondo il Ministero dell'Ecologia kazako, altre tre o quattro tigri dell'Amur provenienti dalla Russia dovrebbero arrivare già nei prossimi mesi.
Prepararsi alla convivenza

Il ritorno di un grande predatore comporta inevitabilmente anche nuove sfide per la convivenza con le attività umane. In altri paesi dove le tigri sono fortunatamente in crescita, come Russia, India, Cina e Thailandia, gli attacchi agli animali allevati – e purtroppo talvolta anche verso gli esseri umani – rappresentano la parte più difficile per conservazionisti e governi. Per questo il Kazakistan sta però già preparando diversi progetti per ridurre i conflitti, per esempio con sistemi di monitoraggio e squadre specializzate per pattugliare i territori.
Esperti in arrivo dalla Russia collaboreranno inoltre alla formazione dei tecnici kazaki per gestire eventuali incontri ravvicinati tra tigri ed esseri umani e portare avanti progetti di sensibilizzazione per prevenire e ridurre i conflitti.
Se questo ambizioso progetto avrà successo, sarà la prima volta che le tigri verranno reintrodotte in un paese dove erano completamente estinte. Un processo lungo e complesso, iniziato anni fa con il ripristino delle foreste, dei fiumi e della fauna selvatica e che sta proseguendo attraverso un attento programma di prevenzione e sensibilizzazione finalizzato alla coesistenza. E grazie a questo enorme sforzo, il Kazakistan potrebbe presto accogliere di nuovo uno dei predatori più iconici del pianeta.