
Si chiamano axolotl e il loro nome è meno noto rispetto a quanto sono famosi per la loro estetica che incuriosisce e genera un sentimento di tenerezza in chi li guarda. Ridotti spesso a meme o video virali sulle piattaforme sociali, tanto da aver generato anche un business sul loro commercio, in realtà si tratta di anfibi a rischio di estinzione.
Sono animali che vivono esclusivamente in un'area del Messico, nella zona lacustre di Xochimilco, un residuo di un vasto sistema ormai quasi del tutto scomparso nella periferia di Città del Messico. Il luogo in cui si sono stanziati in natura questi anfibi, del resto, non è casuale: lì infatti sorgono i “chinampas”, ovvero degli antichi orti galleggianti di origine preispanica che ancora oggi sono un sistema agricolo che può fungere da rifugio ecologico per l’axolotl. L’intervento umano, però, ha rovinato tutto tra urbanizzazione, pesca intensiva, turismo e inquinamento che hanno profondamente degradato l’ecosistema.
A Pátzcuaro, a circa 250 chilometri a ovest dalla Capitale, una comunità di suore domenicane sta aiutando questa specie a sopravvivere, allevandola e supportando i ricercatori che sono nell’area proprio per la protezione dell’axolotl secondo dei progetti che mirano proprio alla collaborazione tra esperti e comunità locale per salvare i piccoli anfibi messicani. Il business del commercio di questi animali, infatti, ha fatto sì che molte persone li tenessero in cattività, generando dei veri e propri allevamenti che contengono migliaia di esemplari.
Le suore stanno in realtà continuando a fare quello che hanno sempre fatto, ovvero allevare loro direttamente questi anfibi che sono molto ricercati anche perché si ritiene che siano dotati di proprietà medicinali. In realtà, infatti, dietro quella che oggi è una storia virtuosa si nasconde proprio l’utilizzo di questi animali per questo motivo nel passato delle suore domenicane.
Le religiose hanno per anni allevato gli animali per trarre da loro il muco che producono, usato per alleviare la tosse, per chi soffre di asma e anche per la cura dell’anemia. E’ stata la principale fonte di reddito del convento e veniva venduto a circa 200 pesos a bottiglia. Le cose sono poi cambiate negli anni 80 del secolo scorso, quando a causa dell’inquinamento gli axolotl iniziarono a scomparire e pure la pesca intensiva distrusse la maggior parte della popolazione. Lentamente il ruolo delle religiose è cambiato, fino a diventare appunto della ambasciatrici per la protezione della specie.
Ora le suore di Pátzcuaro collaborano nel progetto di conservazione con scienziati dell'Università di Morelia e dell'Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM) che hanno istituito un programma di riproduzione in cattività per preservare e riprodurre gli axolotl al fine dell'introduzione in natura, attraverso incontri con le persone sul territorio e spiegando l’importanza della tutela delle specie autoctone.
Un tempo l’axolotl era uno degli animali venerati dagli Aztechi e questa specie affascina ancora gli scienziati per la capacità che ha di rigenerare non solo gli arti ma anche il sistema nervoso centrale. Si tratta poi di anfibi che rimangono sempre allo stadio larvale, mentre la maggior parte dei loro simili subisce la metamorfosi, l’ axolotl da questo punto di vista resta ancora un enigma.