
L'aquila reale, uno dei rapaci più grandi e maestosi d'Europa, presto potrebbe tornare a volare stabilmente nei cieli inglesi dopo oltre un secolo e mezzo. Uno studio di fattibilità condotto recentemente da Forestry England, l'agenzia governativa che si occupa di gestione e conservazione della natura, conferma che l'Inghilterra può sostenere una popolazione nidificante. In risposta, la Ministra dell'Ambiente Emma Reynolds ha quindi approvato un finanziamento di 1 milione di sterline per dare il via al progetto di reintroduzione della specie.
Un'assenza lunga più di un secolo

L'aquila reale (Aquila chrysaetos), con un'apertura alare che nelle femmine (più grandi dei maschi) può superare i due metri, è un o dei rapaci più grandi presenti in Europa, Italia inclusa. In epoca elisabettiana, ai tempi di Shakespeare, era una specie diffusa anche in Inghilterra. Oggi, invece, è considerata praticamente estinta come nidificante e l'ultima aquila che per anni ha vissuto da sola tra le montagne del Lake District, nel nord ovest dell'Inghilterra, è scomparsa nel 2015.
Le cause di questo declino sono riconducibili soprattutto alle attività umane. Per secoli, questi rapaci sono stati perseguitati da allevatori e cacciatori, convinti che rappresentassero una minaccia per gli agnelli e altri animali allevati o per le specie cacciabili. In realtà, l'aquila reale si nutre principalmente di animali selvatici (come conigli e piccoli mammiferi) e carcasse, svolgendo anche un importante ruolo ecologico come "spazzino".
Tuttavia, oggi l'Inghilterra avrebbe di nuovo habitat e ambienti adatti per ospitare stabilmente una popolazione nidificante di aquile reali. I ricercatori di Forestry England hanno infatti individuato otto possibili "zone di recupero", soprattutto nel nord del paese. Si tratta di grandi aree con spazi aperti, scarsa presenza umana e abbondanza di prede: condizioni fondamentali per un grande predatore come questo.
Come funziona una reintroduzione

Il progetto di reintroduzione prevede la liberazione di giovani aquile provenienti da altre popolazioni. Ha già funzionato con diverse altre specie (come castori europei e aquile di mare), riuscendo nel tempo a ripristinare popolazioni sane e autosufficienti ormai assenti da tempo. Anche in Italia ha funzionato, per esempio con gli orsi bruni e gli stambecchi sulle alpi, oppure con il grifone, reintrodotto con grande successo in diverse regioni, tra cui Sicilia, Abruzzo e Friuli.
Non è però un'operazione così immediata. Anche se i primi giovani potrebbero essere liberati già nei prossimi anni, ci vorrà almeno un decennio prima di vedere le prime coppie riproduttive stabilmente insediate. Le aquile reali raggiungono infatti la maturità sessuale intorno ai 4-5 anni, si riproducono lentamente e non tutti gli anni e non è detto che i giovani liberati in un territorio rimangano poi lì stabilmente.
Un aiuto importante potrebbe arrivare dalla vicina Scozia, dove negli ultimi anni le aquile sono tornate a crescere numericamente grazie a diversi progetti di conservazione. Alcuni individui, monitorati con radiotrasmettitori satellitari, hanno già iniziato a esplorare autonomamente il nord dell'Inghilterra. Se il progetto avrà successo, tra qualche anno nei cieli inglesi potrebbero tornare stabilmente anche le aquile reali.
Qui in Italia, invece, la specie è presente soprattutto in alta quota, sia lungo l'arco alpino che in Appennino, ma anche in Sicilia e Sardegna. Nidifica prevalentemente su grandi pareti rocciose e le coppie, monogame, rimangono stabilmente nei loro territori, spesso per decenni.