
Il ritorno del lupo è stato sempre raccontato come il simbolo di una conservazione che funziona. Dopo essere quasi scomparso dall'Italia negli anni 70 a causa della caccia indiscriminata, la specie si è infatti ripresa rapidamente e oggi ci sono oltre 3.500 lupi distribuiti lungo tutta la penisola. Ma attualmente il problema potrebbe non essere più quanti lupi abbiamo. La domanda, semmai, sembra essere un'altra: quanti sono davvero lupi "puri"?
Uno studio pubblicato recentemente sulla rivista Biological Conservation e firmato da ricercatori degli Istituti zooprofilattici sperimentali di Lazio e Toscana e di Umbria e Marche, insieme all'Università La Sapienza di Roma, lancia infatti un allarme chiaro: quasi la metà degli lupi analizzati presenta tracce di DNA di cane. L'ibridazione lupo-cane è infatti una minaccia sempre più crescente per la conservazione del lupo in Italia e non solo.
Quando lupi e cani si accoppiano
Lupo e cane sono strettamente imparentati, tant'è che per molti esperti sono ancora da considerare un'unica specie. Il cane, infatti, discende direttamente dal lupo grigio (Canis lupus), attraverso un processo di domesticazione iniziato millenni fa accanto a noi esseri umani. Tuttavia, nonostante le differenze morfologiche piuttosto evidenti tra cani e lupi, da un punto di vista biologico i due animali ancora talmente simili da potersi incrociare liberamente e produrre prole fertile.
Quando un lupo e un cane si accoppiano nasce infatti un ibrido e se poi questo ibrido si riproduce a sua volta con un altro lupo, il DNA del cane continua a essere tramandato di generazione in generazione, "diluendosi" nel tempo. Questo processo si chiama introgressione ed è la progressiva "infiltrazione" di geni di una specie all'interno del patrimonio genetico di un'altra. Ed è proprio questa la preoccupazione principale degli scienziati: molti lupi non sono più "puri", ma geneticamente "inquinati" dal cane.
I numeri dello studio: quasi la metà dei lupi mostra tracce di ibridazione con il cane

I ricercatori hanno infatti analizzato il DNA di 774 lupi trovati morti in Italia: 748 recuperati tra il 2020 e il 2024 e altri 26 tra il 1993 e il 2003. Si tratta di animali raccolti in modo occasionale, spesso rinvenuti sul territorio in seguito a incidenti stradali, atti di bracconaggio o altre cause. Questo significa che il campione è abbastanza ampio, ma non necessariamente rappresentativo dell'intera popolazione attuale, poiché non frutto di un piano di campionamento più strutturato.
Il dato, però, resta piuttosto significativo: il 46,7% degli individui analizzati mostra tracce di ibridazione con il cane. Più nel dettaglio, dallo studio emerge che: il 29,5% è classificato come ibrido "recente" (prime generazioni o primi reincroci); il 17,2% è invece "introgresso", cioè con tracce più antiche e diluite di DNA canino. La presenza di ibridi di prima generazione tra gli animali più recenti indica che il fenomeno non appartiene quindi solo al passato: sta ancora avvenendo.
Un fenomeno diffuso lungo tutta la penisola e non solo

Gli individui ibridi o con tracce più antiche di DNA di cane risultano inoltre distribuiti lungo tutta l'Italia, anche se quelli più recenti sono più numerosi in alcune regioni occidentali, come Toscana, Lazio, Campania e Calabria, rispetto alle aree orientali. Nel campione analizzato nello studio, è bene precisarlo, non sono presenti i lupi dell'Italia settentrionale, ma solo individui trovati nelle regioni centrali e meridionali.
Il fenomeno non è però solo italiano. In Europa, l'ibridazione lupo-cane è stata ampiamente documentata in tutte le popolazioni di lupo presenti nel continente, anche se percentuali così elevate come quelle riscontrate in Italia non si erano ancora viste. Nella maggior parte dei casi l'accoppiamento avviene tra una lupa e un cane maschio, anche se sono stati registrati, più raramente, casi inversi. Ma perché l'ibridazione è così tanto diffusa?
Perché succede: il ruolo degli esseri umani

L'accoppiamento tra lupi e cani è favorito da diversi fattori, molto spesso riconducibili – senza troppe sorprese – a noi esseri umani. In Italia, il numero di cani randagi, rinselvatichiti o liberi di vagare in contesti in cui sono presenti anche i lupi è altissimo e il randagismo è quindi uno dei fattori chiave. Negli ultimi anni la popolazione di lupo è poi cresciuta e ha ricolonizzato aree da cui mancava da decenni, comprese zone peri-urbane e agricole. In questi territori la probabilità di contatto con cani liberi è più alta ed è qui che l'ibridazione trova terreno fertile.
Questo fenomeno ci porta quindi a una domanda scomoda e inevitabile: quanti dei lupi italiani sono geneticamente lupi e quanti presentano una componente canina significativa? Questo studio da solo non basta per dirlo, ma gli autori sottolineano che se, il processo continua senza controllo, il patrimonio genetico del lupo potrebbe essere progressivamente diluito fino a perdere le sue caratteristiche originarie. Non si tratta solo di una questione "purista": l'alterazione del DNA può avere conseguenze su comportamento, ecologia e adattamento.
Conservazione e declassamento: come si inserisce l'ibridazione col cane?

Gli autori dello studio sottolineano quindi che l'integrità genetica dovrebbe entrare stabilmente nel dibattito e nelle valutazioni sullo stato di conservazione del lupo. A livello europeo è stato infatti recentemente deciso un declassamento dello status di tutela del lupo, ora non più "rigorosamente protetto" e più facilmente "gestibile", anche attraverso quote di abbattimento. La scelta si basa sull'idea che le popolazioni siano tornate a crescere e che la specie non sia più in pericolo immediato, anche se molti esperti non sono esattamente d'accordo.
Ma se nel numero complessivo rientrano anche gli individui ibridi, il quadro cambia completamente, perché la questione non è più solo quantitativa, ma anche qualitativa. E come si inserisce questo aspetto sullo status di conservazione e all'interno delle quote di animali che è possibile abbattere? Ancora non lo sappiamo, ma se la gestione non tiene in considerazione anche questo aspetto, l'ibridazione rischia di diventare un processo irreversibile.
Il lupo è tornato, è evidente. Ma oggi la sua conservazione non può essere più fatta solo con i numeri. La vera emergenza è la sua possibile scomparsa genetica.
