
Il Welsh Corgi Pembroke è una razza conosciuta in tutto il mondo perché tutto il mondo ha visto cani di questa tipologia accanto a Elisabetta II. La presenza di molti individui nel corso della lunga reggenza a Buckingham Palace è stata costante, tanto che "Lilibeth" ha contribuito anche alla selezione di questa tipologia di cani, avendo pure un allevamento a Windsor e diversi incroci con Bassotti hanno fatto parte della famiglia reale. La prima che fece parte della sua vita è stata Susan: nata il 20 febbraio del 1944, a tre mesi era arrivata nella vita della futura sovrana come regalo per il suo 18esimo compleanno. Da allora la regina non ha mai rinunciato ad avere Corgy e simil con sé, tanto che gli ultimi due che ha lasciato erano dietro al suo feretro durante il funerale.

Ora, però, questa razza rischia di scomparire per sempre e, paradossalmente, per tutelare degli esseri senzienti che sono stati devastati dalla selezione estrema che è stata operata nel tempo nei loro confronti. Ciò che sta accadendo nel Regno Unito, però, non riguarda solo i Corgy, ma tutte le razze che presentano problemi legati alla genetica che privano gli animali di avere una vita degna di questo nome, a causa di patologie causate dall'intervento umano che comportano sofferenze alla maggior parte degli individui.
L'allarme del gruppo parlamentare: 67 razze di cani rischiano grosso
Un gruppo parlamentare interpartitico per il benessere degli animali ha appena reso nota una valutazione fatta dai veterinari che hanno analizzato i danni alla salute di 67 razze tra cui anche Bassotti, Scottish Terrier e Shih Tzu. Si tratta di un'analisi che riguarda alcune delle tipologie più popolari nel Regno Unito che vengono acquistate perché la loro estetica risponde alle richieste del mercato causando però danni alla salute agli animali stessi a causa della conformazione della loro morfologia.

L'allarme è stato lanciato perché la maggior parte dei soggetti ora viventi in Gran Bretagna no rientra nella "valutazione della salute basata sull'aspetto" ("Innate Health Assessment”), ovvero delle linee guida in cui in 10 punti si esaminano i tratti fisici dei cani in base alla loro salubrità tra cui le pieghe cutanee eccessive, gli occhi sporgenti rivolti verso l'esterno, le palpebre cadenti, il disallineamento della mascella e i musi che impediscono la respirazione.
Per capire di che tipo di sofferenze si parla, un esempio utile è una valutazione specifica che misura la distanza tra torace e terra dei soggetti e che se è inferiore a un terzo dell'altezza delle spalle porta al rischio di una vera e propria deformità della colonna vertebrale, con la presenza di forti dolori articolari, artrite e anomalie degli arti. E questo giusto per rimanere sulle tipologie come quelle dei Corgy e dei Bassotti, mentre gli Shi Tzu rientrano ad esempio tra i cani brachicefali che soffrono di BOAS ("Brachycephalic Obstructive Airway Syndrome"), ovvero la Sindrome brachicefalica ostruttiva delle vie aeree, una malattia cronica di cani che hanno cranio corto o muso schiacciato, in cui le lesioni alle vie respiratorie superiori causano un restringimento che provoca respirazione rumorosa e difficoltà nell’esercizio fisico, nel sonno e nella termoregolazione.

Attualmente l'applicazione della valutazione è su base volontaria, rivolta agli allevatori ma le linee guida sono state appunto presentate alla Camera dei Lord e alcuni enti locali stanno già applicando la "checklist" per decidere se concedere o meno le licenze agli allevatori.
L'effetto su cittadini e allevatori: cosa succederà dopo
La regina Elisabetta probabilmente sarebbe d'accordo con queste linee guida, cercando però di preservare la razza e magari dando un'impronta netta verso l'allevamento etico, al di là degli incroci che anche lei ha avuto ma che non voleva dire necessariamente causare sofferenza ai suoi cani. Del resto è stata madrina della British Veterinary Association (BVA) per oltre 30 anni. Cosa che invece i suoi conpatrioti sembrano non capire, considerando anche uno studio recente del Royal Veterinary College e della Blue Cross che ha evidenziato che una persona su sette nel Regno Unito che vive con un cane brachicefalo non crede che i problemi di salute di cui soffre questa tipologia siano così importanti da condizionarne la vita, nonostante sia dimostrato che le cose stanno così.