
I social sono pieni di video di pappagalli cenerini che parlano o di calopsitte e cacatua che cantano davanti alla telecamera. Sappiamo infatti da tempo che molte specie di pappagalli (e non solo) sono in grado di imitare parole umane e, in certi casi, di usarle in maniera consapevole e nel contesto giusto. Ma cosa succede lontano dalle gabbie e dalla cattività, quando questi uccelli comunicano tra loro in natura?
Cosa si dicono i pappagalli? Lo studio sui "duetti" delle amazzoni nucagialla
È la domanda che si è posta la biologa Christine Dahlin dell'Università di Pittsburgh a Johnstown, che da anni studia le vocalizzazioni dei pappagalli in libertà. Il suo obiettivo è semplice da formulare, ma piuttosto difficile da raggiungere: capire cosa si dicono davvero e come lo fanno.
Al centro della ricerca ci sono le amazzoni nucagialla (Amazona auropalliata), una specie di pappagallo a un passo dall'estinzione che vive tra il Messico meridionale e il Costa Rica. In natura, le coppie stabili effettuano dei "duetti" per riconoscersi, comunicare, rinsaldare il loro legame e interagire con altre coppie "rivali". Esistono però duetti più semplici, detti "standard", e altri molto più complessi, chiamati "warble duets", che potremmo tradurre come "duetti gorgheggiati".

Per anni Dahlin ha registrato questi scambi sonori direttamente sul campo, scoprendo che i duetti più complessi esplodono soprattutto durante le dispute territoriali tra coppie diverse. Il ritmo accelera, il volume aumenta, il tono diventa aspro. In alcuni casi, gli scontri fisici tra coppie erano preceduti proprio da queste sequenze vocali. È etologia allo stato puro: osservare e registrare il comportamento animale nel suo contesto più naturale.
Tra le centinaia di duetti registrati, una cinquantina erano di tipo "warble", prodotti da 13 coppie diverse, e in totale, contenevano oltre 450 richiami distinti. Nei duetti standard i tipi di suono individuati sono solo quattro; in quelli gorgheggiati, i ricercatori ne hanno classificati ben 36, ma probabilmente sono anche di più. Alcuni erano infatti troppo rari per essere inseriti in una categoria e analizzati.
La grammatica dei versi dei pappagalli: sintassi come nel linguaggio umano
Per capire se esistessero regole nell'uso di questi richiami, il team ha poi combinato lavoro manuale e strumenti informatici usati di solito per analizzare testi scritti. Un software – chiamato Voyant Tools – pensato per studiare la letteratura è stato adattato per le vocalizzazioni degli uccelli, trattandoli come se fossero parole di un corpus. I risultati, pubblicati sul Journal of Avian Biology, hanno mostrato qualcosa di sorprendente: questi duetti hanno proprietà molto simili a quelle di un linguaggio.

Qui entra in gioco la "sintassi", cioè l'insieme di regole che stabilisce come combinare elementi (parole, nel nostro caso) in sequenze con senso. I ricercatori hanno identificato più di 20 regole sintattiche che strutturano i duetti. Non solo: hanno trovato anche quelli che in linguistica si chiamano "collocati", termini che tendono a comparire insieme. Nelle lingue umane, per esempio, "erba" è spesso associata a "verde". Anche nei pappagalli, alcuni richiami ricorrono in coppia o in sequenze prevedibili.
Un altro dato interessante è la scarsa ripetizione all'interno di un singolo duetto, che dura appena 5-10 secondi. Questo significa che gli uccelli non stanno emettendo suoni a caso, ma selezionano con precisione ogni nota. Ogni membro della coppia prende decisioni rapide: duettare o no, scegliere quale tipo di duetto, decidere quali richiami usare e coordinarli con il proprio partner.
Parlare di "grammatica" nei pappagalli non significa dire che parlano esattamente come noi. Ma indica che la loro comunicazione è regolata da strutture complesse, flessibili e condivise. E soprattutto che, dietro quei "gorgheggi" concitati, c'è molto più di una semplice esibizione di bravura vocale. C'è un sistema di regole precise. In altre parole, una forma di linguaggio.