
Tra le foreste di Grenada, una piccola isola dei Caraibi, vive uno degli uccelli più rari del pianeta: la tortora di Grenada (Leptotila wellsi). Di questa specie endemica – cioè presente solo in questo posto preciso del mondo e da nessuna altra parte – ne restano oggi circa 160 individui in tutto, un numero così basso da collocarla nella categoria "In pericolo critico" nella Lista Rossa IUCN delle specie minacciate, quella immediatamente precedente all'estinzione definitiva.
A lanciare l'allarme è un recente studio, pubblicato sul Journal for Nature Conservation, condotto da un team dell'Università di Chester, nel Regno Unito, che ha analizzato in modo dettagliato il futuro della specie e le sue reali possibilità di sopravvivenza. I ricercatori hanno utilizzato uno strumento chiamato Population Viability Analysis (PVA), un'analisi sulla "vitalità della popolazione" che serve a stimare il rischio concreto di estinzione di una specie nel tempo, simulando diversi scenari.
Due popolazioni, un futuro molto incerto e appeso a un filo

Oggi la tortora di Grenada sopravvive in sole due aree dell'isola: una popolazione a ovest e una a sud-ovest, ma i risultati dello studio sono durissimi. Secondo i modelli, la popolazione occidentale ha il 100% di probabilità di estinguersi entro 19 anni. Quella sud-occidentale, leggermente più numerosa, ha comunque oltre il 91% di probabilità di scomparire entro 50 anni. Ma perché questa specie è così minacciata?
Il problema non è uno solo. La tortora di Grenada soffre per la perdita dell'habitat forestale, dovuta soprattutto allo sviluppo turistico e commerciale, ma è minacciata anche da predatori invasivi introdotti dagli esseri umani, come manguste, ratti, opossum, gatti e cani randagi. A tutto questo si aggiungono poi le malattie, gli uragani – sempre più frequenti e intensi nei Caraibi – e persino squilibri nel rapporto tra maschi (più numerosi) e femmine, che rendono più difficile la riproduzione.
I dati che mancano (e quelli che preoccupano)

Uno degli aspetti più critici emersi dallo studio è la scarsità di dati e informazioni disponibili sulla specie. Per colmare queste lacune, il team ha ottenuto un finanziamento dal Toledo Zoo (Ohio) e dal gruppo specialistico IUCN dedicato proprio a colombi e tortore. Con questi fondi, i ricercatori hanno installato delle fototrappole e condotto dei censimenti più precisi dei territori occupati dalla tortora per capirci qualcosa in più.
I risultati preliminari sono stati contrastanti. Da un lato, la specie è stata rilevata in entrambe le aree studiate, con una presenza particolarmente significativa nella zona di Mount Hartman, nel sud-ovest dell'isola. Dall'altro, le fototrappole hanno però confermato una diffusione allarmante dei predatori invasivi. Per di più, uno dei siti chiave per la specie si trova pericolosamente vicino a una discarica in espansione, che rappresenta una minaccia diretta all'habitat.
Cosa serve per salvare dall'estinzione la tortora di Grenada

Secondo i ricercatori, non c'è quindi più tempo da perdere. Il controllo sui predatori invasivi, la gestione e protezione delle foreste residue e un monitoraggio costante delle popolazioni sono le azioni fondamentali da cui partire, ma potrebbero non bastare. La strategia più efficace, secondo l'analisi sulla vitalità delle popolazioni è crearne di altre. Due, da sole, non bastano: il rischio è che possano essere spazzate via in un istante. Occorre crearne di nuove attraverso attraverso programmi di allevamento in cattività e successiva reintroduzione in natura.
Come ha spiegato Kate Wise dell'Università di Chester, lo studio fornisce una base scientifica solida per pianificare la conservazione della specie. Senza però interventi immediati e mirati, la tortora di Grenada rischia di diventare l’ennesimo nome in una lunga lista di animali scomparsi per sempre. Salvare questa piccola tortora significa, ancora una volta, decidere se vogliamo agire prima che sia troppo tardi. E il tempo sta per finire.