
Le microplastiche sono ormai dappertutto, dalle vette delle montagne più alte alle profondità degli oceani, nei nostri corpi e nel suolo che calpestiamo. Se c'era però un solo luogo sulla Terra che avrebbe dovuto rimanerne immune, quello era sicuramente l'Antartide. Eppure, nemmeno il continente più estremo e isolato del pianeta è riuscito a sfuggire a questa invasione silenziosa.
A scoprirlo è stato Jack Devlin, all'epoca dottorando in entomologia all'Università del Kentucky, che si è fatto una domanda semplice, ma per nulla banale: "Se la plastica si trova ovunque, che ne è di luoghi remoti come l'Antartide?" La risposta, purtroppo, è stata tanto deprimente quanto sconcertante: le microplastiche sono arrivate anche lì, nel corpo dell'unica specie di insetto dell'Antartide, come dimostra uno studio pubblicato su pubblicato su Science of The Total Environment.
L'unico insetto in grado di sopravvivere in Antartide

Il protagonista di questa storia è un minuscolo insetto simile a un moscerino e grande quanto un chicco di riso: Belgica antarctica, l'unica specie endemica del continente antartico. Non punge, si nutre di muschio e alghe e, nonostante appartenga allo stesso gruppo delle mosche, non vola affatto, perché non ha le ali. È completamente legato alla terraferma e, per quanto piccolo, detiene un primato singolare: è il più grande animale interamente terrestre originario dell'Antartide.
Questi insetti sono dei veri e propri campioni di sopravvivenza, quelli che gli scienziati chiamano "estremofili", animali capaci di resistere a freddo intenso, disidratazione, alta salinità, sbalzi di temperatura estremi e radiazioni ultraviolette. Ma la loro importanza va oltre le capacità di resistenza. Le larve si nutrono di vegetazione e detriti organici, rilasciando nutrienti vitali nel suolo che altrimenti resterebbero inaccessibili. Essendo poi l'unico insetto dell'Antartide, questo piccolo moscerino ha sulle spalle la responsabilità di regolare le dinamiche degli ecosistemi di un intero continente. Ed è proprio qui che arriva la preoccupazione.
Anche gli unici insetti antartici mangiano plastica

Devlin e colleghi – tra cui diversi scienziati italiani – hanno voluto verificare se le microplastiche potessero danneggiare questi insetti resistentissimi. In laboratorio hanno esposto le larve a terreni contaminati con diverse concentrazioni di microplastiche per dieci giorni. I risultati iniziali sono stati sorprendentemente rassicuranti e la sopravvivenza degli insetti non è diminuita e il loro metabolismo di base non è cambiato. Ma un'analisi più attenta ha rivelato un problema nascosto. Le larve esposte a concentrazioni più elevate di microplastiche avevano riserve di grasso ridotte, fondamentali per sopravvivere ai rigidi inverni antartici.
La domanda successiva era inevitabile: questo sta già accadendo in natura? Per rispondere, nel 2023 una spedizione scientifica ha fatto tappa in 20 siti distribuiti su 13 isole antartiche, raccogliendo 40 larve e analizzandone il contenuto intestinale con tecniche avanzate. Il risultato è stato chiaro e per la prima volta sono stati trovati frammenti di microplastiche nell'apparato digerente di questi insetti in natura. Per fortuna, solo il 7% degli individui studiati presentava tracce di plastica, ovvero appena due larve su 40.
È una buona notizia, certo, ma anche un campanello d'allarme. Significa che ormai neppure i luoghi più remoti e isolati del pianeta sono riamasti immuni dall'inquinamento da plastica. Come e quanto tutto questo impatterà sulla biodiversità e sugli ecosistemi ancora non lo sappiamo, ma è ormai solo questione di tempo.