
Se hai una mamma intelligente, non necessariamente lo sarai anche tu, ma se nasci e cresci in un gruppo grande e numeroso, allora avrai maggiori possibilità di diventare più sveglio e perspicace. Tutto questo vale perlomeno per le gazze australiane, tra gli uccelli più "intelligenti" del pianeta.
Secondo infatti un nuovo studio pubblicato su Ecology and Evolution e coordinato da Lizzie Speechley, ecologa comportamentale dell'Università dell'Australia Occidentale, la "furbizia" delle giovani gazze non dipende solo dalla genetica. A influenzare davvero il loro sviluppo cognitivo è, soprattutto, il numero di individui con cui crescono.
Genetica VS ambiente sociale, cosa rende più "intelligenti"?

Le gazze australiane (Gymnorhina tibicen) non hanno nulla a che vedere con le gazze che conosciamo in Europa e non appartengono neppure alla stessa famiglia. La nostra gazza (Pica pica) è un corvide in bianco e nero, curioso e adattabile, mentre la gazza australiana appartiene a una piccola famiglia – Artamidae – diffusa quasi esclusivamente tra Australia e Nuova Guinea. Eppure hanno non solo il piumaggio bianco e nero e il nome in comune, ma anche una straordinaria intelligenza.
Nel caso dell'australiana, però, è così sorprendente da aver attirato ormai da anni l'attenzione dei ricercatori di mezzo mondo ed è proprio a loro dobbiamo una delle scoperte più interessanti degli ultimi anni.
Il team guidato da Speechley ha seguito diversi gruppi di gazze urbane per capire quanto contassero la genetica e l'ambiente sociale nell'intelligenza dei giovani. Il punto di partenza era semplice: esiste una correlazione tra le capacità cognitive delle madri e quelle dei loro figli? A quanto pare, no.
Non basta avere una mamma intelligente, contano anche le interazioni e i legami sociali

I risultati dello studio mostrano infatti poche prove di un'ereditabilità diretta dell'intelligenza e, in altre parole, una mamma particolarmente brillante non garantisce affatto un figlio altrettanto sveglio. Quello che invece conta – e molto – è il contesto sociale in cui quel pullo cresce: più grande è il gruppo e la rete sociale, più "intelligente" diventa la giovane gazza. Speechley e colleghi hanno osservato i giovani durante il loro primo anno di vita e li hanno sottoposti a un test molto semplice: associare un colore a un piccolo premio in cibo.
È una di quelle prove che misurano il cosiddetto "apprendimento associativo", ovvero la capacità di cogliere rapidamente un legame causa-effetto tra due elementi, e i risultati sono stati molto chiari. I piccoli cresciuti in gruppi numerosi imparavano a farlo molto prima, mentre invece quelli che avevano vissuto in gruppi più piccoli erano più lenti nell'associazione.
Un ambiente sociale più ricco, fatto di più interazioni, conflitti, alleanze e osservazioni, sembra dunque funzionare come una sorta di "palestra cognitiva". Più individui con cui interagire significano più stimoli, più situazioni imprevedibili, più informazioni da elaborare e, di conseguenza, cervelli più "plastici" e allenati.
Perché le gazze australiane sono considerate così intelligenti
Questi risultati si inseriscono all'interno di un quadro già molto noto tra gli addetti ai lavori: le gazze australiane sono senza dubbio tra gli uccelli più intelligenti al mondo. Vivono in società complesse, formate anche da decine di individui, con dinamiche sociali e interazioni che ricordano più quelle di alcuni mammiferi come i primati, che gli altri uccelli.
Le gazze collaborano tra loro nel crescere e accudire i piccoli, riconoscono e ricordano singoli individui (umani inclusi), vocalizzano e "chiacchierano" di continuo e sono in grado di elaborare strategie complesse per risolvere problemi e aggirare ostacoli. Un esempio evidente delle loro incredibili capacità lo abbiamo avuto qualche anno fa, nel 2022, quando un gruppo di ricercatori voleva studiare proprio le capacità cognitive di questi uccelli grazie ad alcuni dispositivi tecnologici dotati di GPS.
Tuttavia, come hanno raccontato in uno studio pubblicato su Australian Field Ornithology, non avevano preso minimamente in considerazione quanto questi uccelli fossero scaltri, imprevedibili e altruisti: in maniera del tutto inaspettata le gazze hanno iniziato ad aiutarsi tra loro rimuovendosi i dispositivi a vicenda e così, nel giro di poche ore, tutti gli uccelli ne erano di nuovo sprovvisti.
Una scoperta che va oltre le gazze australiane

Non sorprende, quindi, che la loro intelligenza emerga e si plasmi proprio attraverso la vita sociale e l'apprendimento, come del resto aveva già iniziato a esplorare lo stesso gruppo di lavoro con un altro studio pubblicato lo scorso anno. Per un animale sociale che si basa così tanto sulle relazioni, crescere circondato da numerosi simili può quindi fare la differenza tra un individuo abile e uno un po' meno pronto ad affrontare il mondo e gli imprevisti.
Lo studio conferma un aspetto fondamentale della ricerca sulle capacità cognitive degli animali: l'intelligenza non è mai solo questione di geni. Conta il contesto, conta l'esperienza e, soprattutto, conta la società in cui si cresce.
Per le gazze australiane questo è particolarmente evidente, ma il messaggio può essere allargato anche a tante altre specie, comprese quelle che non hanno nulla a che fare con loro dal punto di vista evolutivo. Ed è qui che la ricerca guidata da Speechley diventa davvero interessante: capire come l'ambiente sociale modelli le capacità cognitive può aiutarci a interpretare meglio l'evoluzione dell'intelligenza nel regno animale.