
In Italia c'è una pista in cui si può praticare il racing, ovvero le corse dei levrieri che inseguono una preda meccanica. Si trova a Maserada sul Piave, in provincia di Treviso. Questo cinodromo non ha alle spalle alcuna tradizione, che per altro all'Italia non appartiene proprio, ma è stato costruito da poco e con l'avallo di Enci, l'Ente Nazionale di Cinofilia Italiana. Mentre nei paesi anglosassoni in cui la cultura delle corse dei cani è radicata si sta sempre di più andando verso l'abolizione di questo tipo di strutture, nel Belpaese non solo appunto si è proceduto a costruire una pista (sebbene non sia a scopo commerciale ma sportivo) ma ora il Consiglio di Stato ha anche bocciato i ricorsi delle associazioni per fermarne l'utilizzo.
Lo scontro infatti ha visto da una parte le associazioni e dall'altra proprio l'Enci, con le prime che hanno da sempre eccepito il rischio di pericolosità per il benessere psicofisico dei cani, fino ad audire in prima istanza il TAR e poi, con l'appello presentato dall'Enci, con la decisione definitiva del Consiglio di Stato.
La vicenda della pista di Maserada si inserisce in un contesto in cui non esiste una legge specifica che vieta le gare di cani ma la combinazione di una serie di dettati normativi ha fatto sì che dal 2002 non si praticassero più questa tipologia di competizioni legate al mondo delle scommesse. I riferimenti normativi così sono da ritrovare, ad esempio, negli articoli del Codice penale che riguardano il maltrattamento animale e il gioco d'azzardo non legale e come riferimento di legge basta oggi riferirsi alla nuova legge sui reati contro il sentimento degli animali la n. 82 del 6 giugno 2025. Nel 2002, poi, ha chiuso i battenti il cinodromo più noto nel nostro paese, quello di Roma nel quartiere Ostiense.
L'Enci, però, ha dato il via alla creazione di questo nuovo luogo nel parco Parabae affermando che fosse necessario un posto dove le persone di riferimento che hanno dei levrieri possono portare i cani a correre per motivazioni sportive, cosa non vietata dal nostro ordinamento. Le contestazioni che riguardano il benessere degli animali, però, sono arrivate praticamente subito, anche mentre si costruiva ancora la pista.
LAV, ENPA, LNDC Animal Protection, OIPA e Pet Levrieri Onlus hanno impugnato da subito l’autorizzazione al Comune, sostenendo tra le altre cose che la struttura non era stata adeguatamente sottoposta ad esempio anche alla Valutazione di Incidenza ambientale, oltre ad evidenziare dei pericoli intrinseci connessi a gare che, nella percezione pubblica, ricordano i cinodromi commerciali.
Il caso è approdato prima al Tar ma oggi è il Consiglio di Stato ad aver dato ragione all'Enci. La sentenza n. 1453 del 2026 chiude definitivamente il caso, almeno dal punto di vista amministrativo: i giudici hanno respinto i ricorsi delle associazioni, mettendo in rilievo l’assenza di prove concrete sulla presunta “pericolosità in re ipsa” della pista e la genericità delle accuse che sono state presentate. Secondo quanto stabilito dal Consiglio di Stato, le argomentazioni sulle presunte condizioni di pericolo per i levrieri non sono supportate da elementi fattuali e scientifici sufficienti per giustificare la chiusura della pista.