
A prima vista può sembrare una curiosità quasi buffa, ma in realtà è una scoperta che racconta molto di come funziona la vita nelle foreste tropicali. Secondo infatti un nuovo studio, recentemente pubblicato su Ecology and Evolution, decine di specie diverse di animali che vivono tra le foreste montane in Costa Rica condividono lo stesso "bagno" sospeso a 30 metri di altezza, tra i rami di un singolo albero.
Una latrina sospesa nella foresta

Tutto inizia nella riserva di Monteverde Cloud Forest Preserve, uno degli ecosistemi più complessi e ricchi di biodiversità del pianeta. Qui l'ecologo Jeremy Quirós-Navarro stava cercando un punto stabile dove sistemare una fototrappola per studiare gli animali. A circa 30 metri d’altezza, tra chioma degli alberi, ha notato una sorta di piattaforma naturale. Non era però un semplice intreccio di rami: era ricoperta di numerose feci di forme, colori e consistenze diverse. Era, a tutti gli effetti, una latrina.
Osservando meglio, Quirós-Navarro ha poi scoperto che non si trattava si un caso isolato. Strutture simili comparivano diverse volte e sempre sullo stesso tipo di albero: Ficus tuerckheimii, una specie di fico strangolatore.
I fichi strangolatori sono piante spettacolari che iniziano la loro vita crescendo su altri alberi. Con il tempo li avvolgono con radici e rami, fino spesso a soffocarli. Il risultato è una struttura complessa e molto stabile, fatta di intrecci che creano numerose cavità e piattaforme naturali. Inoltre, i rami possono estendersi per oltre 10 metri, collegando tra loro alberi diversi e funzionando come veri e propri corridoi sospesi, talvolta anche sopra i corsi d'acqua.
Un bagno condiviso da quasi 20 specie diverse

Per capire cosa stesse accadendo, i ricercatori hanno installato delle fototrappole su una di queste latrine e dopo due mesi il risultato è stato sorprendente: ben 17 specie diverse di mammiferi avevano utilizzato lo stesso punto.
In media si registravano circa tre visite al giorno, segno che questo spazio veniva frequentato con una certa regolarità. Tra gli animali osservati c'erano opossum, tamandua, porcospini arboricoli, coati, mustelidi e diverse specie di primati come le scimmie urlatrici e quelle cappuccine. Non mancavano nemmeno i felini arboricoli, come il margay, che non si limitavano a lasciare feci, ma spruzzavano anche urina, probabilmente per marcare il territorio. Altri animali, invece, strofinavano il corpo o i rami, lasciando i propri segnali odorosi.
Uno degli aspetti più inattesi riguarda i bradipi didattili di Hoffmann (Choloepus hoffmanni). Fino a poco tempo fa si pensava che scendessero sempre a terra per defecare, un comportamento rischioso, ma ben documentato. In questo caso, invece, anche loro usavano le latrine sospese tra i rami.
Cos'è una latrina (e a cosa serve)

Molti animali in realtà tendono a fare i propri bisogni sempre nello stesso luogo, chiamato appunto latrina. Non è un comportamento così raro, ma di solito lo fanno soprattutto le specie terrestri, sia per questioni "igieniche", ma anche e soprattutto perché feci e urina sono dei veri e propri segnali di comunicazione e, di conseguenza, questi luoghi diventano dei centri di informazioni visive e olfattive sia intra che inter-specifica.
Attraverso gli odori, infatti, gli animali possono riconoscersi, capire il sesso o lo stato riproduttivo di altri individui e delimitare il proprio territorio. Questi luoghi possono anche funzionare come punti di riferimento nello spazio e, concentrando gli odori in un solo posto, contribuire a ridurre il rischio di essere individuati dai predatori quando si è altrove.
Quello che però rende unico il caso di Monteverde è che questa latrina non solo è condivisa da tante specie diverse, ma si trova anche tra le chiome degli alberi, un ambiente ancora difficile da studiare e per questo meno conosciuto.
Un ecosistema appeso a un unico albero

Analizzando oltre 170 alberi, i ricercatori hanno trovato numerose altre latrine, ma sempre e solo su questa particolare specie di fico strangolatore. Segnalazioni simili, anche se ancora non confermate, sono arrivate anche da altre aree tropicali, come Honduras e Borneo. Questa scoperta suggerisce perciò che un singolo albero possa avere un ruolo molto più importante di quanto si pensasse. Non è solo un supporto fisico per gli animali arboricoli, ma un vero e proprio nodo di connessione tra individui e specie diverse.
Ed è proprio questo, forse, il punto più delicato. Secondo Quirós-Navarro, disturbare anche un solo fico strangolatore di questo tipo potrebbe avere effetti negativi a catena, interrompendo flussi di comunicazione tra animali e alterando dinamiche ecologiche difficili da osservare, ma probabilmente fondamentali per la vita degli animali della foresta.
Quello che a prima vista sembra solo una "toilette" condivisa è in realtà un sistema complesso di segnali, interazioni e relazioni. Un piccolo spazio intimo nella chioma che mette in evidenza, in modo molto concreto, quanto siano interconnessi gli animali che vivono nella foresta. Anche quando si tratta di fare i propri bisogni.