
Imparano centinaia di parole umane e il "collegamento" ad oggetti o persone non è un banale "meccanismo associativo" ma la comprensione di ciò che effettivamente rappresentano. Si chiama "teoria della mente" ed è qualcosa che noi umani facciamo naturalmente da quando siamo piccoli: associamo nei nostri pensieri l'immagine di ciò che ci viene detto. Lo fanno anche i cani e per capire di cosa si tratta l'esempio più semplice è capire che quando diciamo la parola "palla" Fido non la va a prendere solo appunto perché compie qualcosa di meccanico ma perché nella sua mente si forma proprio l'immagine dell'oggetto. Come succede a noi, appunto, e che tra altre varie forme di attività cognitive ci fa definire "una specie intelligente", come lo è il "nostro miglior amico" secondo studi sempre più attuali dedicati al mondo cognitivo del canis lupus familiaris.
Ora si aggiunge una nuova ricerca pubblicata su Science che ci aiuta a comprendere l'intelligenza del cane, partendo sempre dal presupposto che ogni specie ha il suo modo di vivere e concepire il mondo, uscendo così dalla logica piramidale in cui in cima viene puntualmente posto l'uomo. E' bene infatti parlare sempre dell'esistenza di intelligenze differenti e per quanto riguarda il cane in questo studio, pubblicato su Science, viene dimostrato che riesce anche ad acquisire nuove parole senza che sia l'essere umano a fargliele scoprire intenzionalmente attraverso training dedicati.
Nella ricerca, a cura di diversi ricercatori del Dipartimento di Etologia dell'Università Eötvös Loránd (ELTE) di Budapest, in Ungheria, viene dimostrato che alcuni soggetti, chiamati dagli autori "gifted word learners" ("studenti dotati di parole" tradotto in italiano) riescono ad apprendere nuove parole solo ascoltando le conversazioni che le persone hanno tra di loro. Questo studio fa il paio con un altro di cui avevamo già scritto su Kodami condotto all'Università di Lincoln nel Regno Unito da cui emergeva qualcosa di simile, ovvero che i cani riescono a percepire quando in un discorso tra umani si parla di loro o di cose che per loro possono essere interessanti.
Lo studio ungherese, tra cui figura come autrice anche la ricercatrice italiana Claudia Fugazza, mette però un altro aspetto in evidenza: i cani "dotati" riescono ad apprendere nuovi concetti legati alle parole che vengono dette in situazioni in cui non sono direttamente coinvolti. Per arrivare a questo risultato, gli esperti hanno messo in atto due condizioni di test diverse. Nella prima ("condizione diretta") le persone di riferimento dei cani gli mostravano dei nuovi oggetti, ripetendo più volte il nome del giocattolo proposto per pochi minuti e interagendo con l'animale. Nel secondo test ("condizione di ascolto passivo") i cani non erano in alcun modo coinvolti in quelle che erano conversazioni tra le persone in cui venivano pronunciati i nomi di altri oggetti, del tutto ignoti ai quattro zampe che erano anche non coinvolti in alcun modo da parte degli umani.
Dopo aver messo in atto le due fasi, gli esperti hanno disposto tutti gli oggetti utilizzati in entrambe le fasi di sperimentazione in una stanza in cui c'erano anche giocattoli "cari" ai cani, ovvero con cui avevano già familiarità. Le persone di riferimento hanno poi chiesto ai loro compagni canini di recuperare singoli oggetti indifferentemente dalla loro conoscenza o meno pregressa e il risultato è stato che la maggioranza degli animali (sette su dieci) ha recuperato quanto gli veniva chiesto a prescindere se si trattasse di strumenti noti o nomi recepiti perché "origliati" dalle conversazioni delle persone in cui non erano stati coinvolti direttamente.
C'è stata anche una prova più complessa, poi, che è stata superata dai cani "dotati": sono riusciti ad individuare ciò che gli veniva chiesto anche a distanza di tempo dal momento in cui avevano associato direttamente o solo ascoltato il nome degli oggetti, dimostrando che non c'era nemmeno bisogno di una immediata associazione ma che il ricordo di ciò che avevano precedentemente compreso era rimasto fissato nella loro memoria.
Facendo un paragone con la nostra specie, noi umani riusciamo a fare quanto i cani hanno dimostrato quando siamo tra i 18 e i 23 mesi della nostra esistenza, secondo quanto hanno precisato i ricercatori nello studio: "A 18 mesi, i bambini possono imparare nuove ‘etichette' di oggetti altrettanto bene quando vengono interpellati direttamente o quando ascoltano di sfuggita un'interazione tra due sperimentatori. La capacità di apprendere da discorsi ascoltati di sfuggita mostra che i bambini possono acquisire informazioni osservando passivamente interazioni triadiche, in cui due persone interagiscono con un oggetto. Ciò richiede una serie di abilità sociali, tra cui seguire lo sguardo e lo stato attentivo degli altri, assumere la prospettiva di un altro, monitorare le conversazioni, comprendere le intenzioni e segmentare le parole target".
Il legame tra essere umano e cane è millenario ed è una relazione interspecifica unica sul nostro Pianeta. Studi recenti attribuiscono l'origine di questa amicizia ormai a almeno 30-40 mila anni fa e si parla di una vera e propria co evoluzione. Fido, in questo lungo cammino a sei zampe, ha acquisito delle abilità enormi nel comprendere il nostro linguaggio che si basa principalmente sull'uso del linguaggio. Questo studio, come altri, mette in evidenza l'aspetto dell'apprendimento passivo, appunto come fa un bimbo dall'anno e mezzo in su, da parte di Fido facendoci capire quanto i cani siano stati, in fondo, più bravi di noi nello studiarci e fare di tutto per comprendere cosa pensiamo e capirci, semplicemente.