
La gatta che ha segnato la vita di Gino Paoli non c’è più già da tanto tempo, ma con la scomparsa del cantautore genovese, morto il 24 marzo 2026 a 91 anni, il ricordo di quel piccolo felino cui doveva la sua stessa vita è tornato ancora più forte nell’immaginario collettivo. Tutti ricordano del resto almeno la prima strofa della canzone omonima che gli aveva dedicato. “C’era una volta una gatta…”, cantava infatti Paoli e così aveva reso omaggio per sempre a Ciàcola, la micia “che aveva una macchia nera sul muso” e il cui nome in veneto significa “chiacchiera”.
La gatta Ciàcola che salvò la vita di Gino Paoli
Sì, quella gatta è esistita davvero e online si riesce facilmente a ricostruire la storia di una relazione interrotta tra il cantautore e l’animale che inizia e finisce appunto in quella “vecchia soffitta vicino al mare con una finestra a un passo dal cielo blu” che si trovava a Boccadasse, un antico borgo di pescatori che lambisce il mare di Genova.

La canzone uscì sul mercato discografico italiano nel 1960. E' un racconto autobiografico che Paoli ha ricordato in diverse occasioni durante la sua lunga carriera come uno dei maggiori rappresentanti della scuola cantautoriale genovese, insieme ad altri compagni di viaggio come Fabrizio De André, Luigi Tenco, Bruno Lauzi e altri nomi famosi della storia della musica italiana.
Ciàcola, secondo il racconto del cantautore, gli salvò anche la vita quando un giorno dentro la soffitta di Boccadasse ci fu una perdita di gas e grazie al suo miagolio Paoli si rese conto del pericolo. E la loro fu una relazione interrotta dalla morte della gatta, come l’abbiamo definita poco sopra, perché a un certo punto il cantautore decise di cambiare casa insieme alla sua prima moglie Anna Fabri e di portarla con sè, ma dopo poco la micia morì. In un’intervista Paolo ricordò così la sua storia con Ciàcola e quel momento difficile in cui le dovette dire addio, dicendosi certo che fosse “andata via” per la malinconia di aver lasciato quella soffitta sul mare.
La canzone sulla gatta di Gino Paoli
Una bella disamina del testo della canzone e della storia che c’è dietro è del blogger di Mario Pintacuda, che riporta anche le parole di Paoli sulla gatta: “Non si staccava mai da me, dormendomi sulla pancia mentre prendevo un po’ di sole sul terrazzino e lasciando sulla mia abbronzatura una pennellata bianca all’altezza dell’ombelico … Era una gatta parlante come gli animali delle fiabe o dei fumetti: discorreva, proponeva, suggeriva, protestava, aveva da dire la sua su ogni argomento. Di fronte alle decisioni da prendere, la sua posizione era tenuta nello stesso conto delle nostre. In presenza di un estraneo, l’ultima parola era indiscutibilmente la sua; se non piaceva a Ciàcola, in casa nostra una persona non metteva più piede”.