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10 Gennaio 2026
15:32

Falconeria di lusso e traffico illegale: così spariscono i falchi dai nidi del Regno Unito e finiscono negli Emirati Arabi

La falconeria di lusso nel Golfo alimenta il traffico illegale di falchi dall'Europa: pulli rubati dai nidi, documenti falsi e rischi per le specie protette. A svelarlo è un’inchiesta del Guardian e di Arab Reporters for Investigative Journalism.

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Nei paesi del Golfo la falconeria è simbolo di status e un’industria multimilionaria

La falconeria è stata per secoli un'attività venatoria di sussistenza, soprattutto per i popoli nomadi della Penisola Arabica, che andavano a caccia con falchi e aquile nel deserto. Oggi, invece, in alcune aree del Medio Oriente si è trasformata in un simbolo di status e in un'industria multimilionaria. Ed è proprio questa domanda di falchi "d’élite" a essere dietro a un traffico illegale che parte dall'Europa e arriva nei Paesi del Golfo, come racconta un'inchiesta del Guardian realizzata insieme all'Arab Reporters for Investigative Journalism (ARIJ).

Al centro di questo commercio illegale "di lusso" ci sono soprattutto i falchi pellegrini, i rapaci più veloci del pianeta e molto apprezzati nella falconeria sportiva. Un singolo falco può arrivare a valere oltre 80.000 euro tra i ricchi "appassionati", che offrono ai loro rapaci tutti i migliori comfort, come ospedali specializzati, aerei privati e auto di lusso attrezzati con appostiti trespoli. E sempre secondo ‘’inchiesta, la richiesta proveniente da paesi come gli Emirati Arabi Uniti sta anche contribuendo alla cattura di giovani falchi direttamente dai nidi nel Regno Unito.

Dalla cattura nei nidi al mercato di lusso dei rapaci da falconeria

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Secondo l’inchiesta, la domanda di falchi e altri rapaci alimenta catture in natura e traffici illegali che collegano Regno Unito ed Emirati Arabi Uniti

Il falco pellegrino (Falco peregrinus) è una specie protetta nel Regno Unito e in Europa: catturare individui in natura o prelevare pulli nei nidi è quindi severamente vietato e solo gli uccelli nati e allevati in cattività possono essere commercializzati. Nonostante ciò, dati diffusi dal Guardian, dalla RSPB (la Royal Society for the Protection of Birds) e da fonti di polizia parlano chiaro: tra il 2014 e il 2023 sono stati segnalati almeno 126 nidi di falco pellegrino trafugati nel Regno Unito.

In 21 di questi casi, il prelievo dei pulli ancora nel nido e non in grado di volare è stato confermato anche da telecamere, analisi del DNA o testimoni diretti. I piccoli falchi sottratti ai nidi vengono allevati a mano e poi "ripuliti" attraverso documenti falsi o certificazioni poco chiare, per farli risultare "legali" e nati in cattività. Una volta ottenuti tutti i permessi e i documenti necessari, vengono infine esportati legalmente e finiscono molto spesso nei ricchi mercati di rapaci del Golfo.

CITES, zone grigie e documenti falsi: come vengono "ripuliti" i falchi catturati in natura

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I falchi pellegrini prelevati illegalmente nei nidi vengono poi inseriti nel circuito legale falsificando documenti e certificazioni

Il commercio internazionale di rapaci e altri animali selvatici protetti è regolato dalla CITES, la Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione. Ogni singolo animale che viene venduto, acquistato o esportato deve quindi essere tracciato, autorizzato e accompagnato da documenti che ne certificano l'origine in allevamento, ma nella pratica il sistema presenta numerose falle facilmente aggirabili.

I dati dei registri CITES mostrano infatti che nel 2023 circa l'88% dei falchi pellegrini esportati dal Regno Unito aveva come destinazione gli Emirati Arabi Uniti, in un contesto di forte aumento delle esportazioni registrate e che negli ultimi anni sono arrivate a 4.000-5.000 esemplari ogni anno. Secondo gli investigatori, il problema non è però legato tanto alla falconeria in sé, quanto la difficoltà di distinguere con certezza un falco nato in cattività da uno prelevato in natura.

I controlli sulle registrazioni, sugli anelli identificativi degli uccelli e sui certificati di nascita sono facilmente falsificabili e non sono sufficienti a smascherare che "ricicla" i falchi nati in natura e poi inseriti all'interno degli allevamenti legali e autorizzati, che in Regno Unito, secondo la National Wildlife Crime Unit (NWCU), sono passati da appena 27 negli anni 80 ai circa 160 di oggi diffusi su tutto il territorio.

Una specie salvata dall'estinzione, ma non ancora al sicuro

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La faconeria, nei paesi del Golfo, è un vero e proprio simbolo di ricchezza e potere

Uno dei tanti paradossi di questa vicenda è che il falco pellegrino è anche una specie che abbiamo rischiato di perdere per sempre e che abbiamo letteralmente riportato indietro dall'estinzione. Negli anni 60 era quasi completamente scomparso da buon parte del pianeta, incluso il Regno Unito, a causa dell'utilizzo massiccio di pesticidi come il DDT, che indebolivano i gusci delle uova compromettendo la riproduzione. Grazie al divieto di queste sostanze e a decenni di protezione, la specie è tornata a nidificare rapidamente ovunque, anche in città.

Proprio questo recupero, considerato uno dei più grandi successi della conservazione mondiale, rischia ora di essere compromesso. Il prelievo illegale e sistematico dei pulli dai nidi riduce inevitabilmente il successo riproduttivo e può avere effetti nefasti soprattutto sulle popolazioni locali più piccole e isolate. Alcuni operatori del settore della falconeria minimizzano il fenomeno, sostenendo che il commercio illegale sia del tutto marginale, ma per le associazioni ambientaliste e per gli ornitologi ogni nido saccheggiato è un campanello d'allarme.

Non solo Regno Unito: i casi italiani e la responsabilità globale

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Il mercato dei rapaci da falconeria e tra i più fiorenti, per questo gli ultimi nidi di aquila di Bonelli rimasti in Sicilia vengono tenuti segreti e sorvegliati

Il problema non riguarda però solo il Regno Unito. Anche qui in Italia non sono mancati negli ultimi anni casi di catture di pulli direttamente dai nidi, spesso destinati al mercato nero della falconeria o al collezionismo privato. A farne le spese sono soprattutto le specie più rare, come l'aquila di Bonelli (Aquila fasciata), tra i rapaci più minacciati del nostro paese.

Per questo progetti come Life ConRaSi hanno introdotto sistemi di sorveglianza e fototrappole su ogni singolo nido – la cui posizione viene tenuta segreta – per proteggere la riproduzione delle ultime coppie rimaste in Sicilia. L'inchiesta del Guardian e di ARIJ mostra quindi come il traffico internazionale di rapaci sia un fenomeno in crescita, transnazionale e che richiede controlli più rigorosi, cooperazione internazionale e una maggiore trasparenza nel commercio legale.

Ma richiede anche e soprattutto un cambiamento culturale: riconoscere che dietro l'immagine patinata della falconeria di lusso possono nascondersi pratiche che mettono a rischio le specie protette. Perché un falco strappato al suo nido, incappucciato e tenuto su un trespolo non è solo un "bene di lusso" da esibire, ma un pezzo di biodiversità che scompare.

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