
Domenica 14 dicembre 2025 è morto Kshamenk, l'ultima orca tenuta in cattività in Argentina e in tutto il Sud America. L'animale è deceduto intorno alle 7 del mattino per un arresto cardiorespiratorio all'interno del parco acquatico Mundo Marino, a San Clemente del Tuyú, dove viveva da oltre trent'anni. Se n'è andato da solo, nello stessa piccola vasca in cui ha trascorso quasi tutta la sua intera vita, lontano dall'oceano aperto e da quella famiglia che aveva conosciuto solo quando era un cucciolo.
La storia di Kshamenk, un'orca nata libera e "salvata" dagli esseri umani
Kshamenk era nato libero e aveva nuotato con il suo pod – come vengono chiamati i gruppi familiari di orche – fino a circa quattro anni di età. Le orche, in natura, vivono in gruppi sociali molto complessi, guidati da una femmina anziana, che hanno quindi una struttura matriarcale. I piccoli crescono accanto alla madre e ai parenti per molti anni e le femmine restano nel gruppo per tutta la vita, imparando dagli adulti le tecniche di caccia, le vocalizzazioni e tutti i complessi comportamenti sociali.
Essere separati dal proprio gruppo, per un'orca, significa quindi perdere tutto ciò che definisce la propria identità. La storia di Kshamenk comincia ufficialmente il 19 settembre 1992, nella Bahía de Samborombón, una grande baia sull'Atlantico, nella provincia di Buenos Aires. Quel giorno un piccolo gruppo di orche venne trovato in acque basse mentre cacciava foche. Secondo la versione ufficiale, gli animali sarebbero rimasti bloccati e sarebbero stati "salvati".
Tuttavia, questo presunto salvataggio è sempre stato oggetto di forti polemiche e molti ritengono che l'incidente non sia stato affatto casuale e che le orche siano state spinte intenzionalmente verso la spiaggia. Qualunque sia la verità, di quelle quattro orche solo Kshamenk sopravvisse e venne così trasferito al Mundo Marino e rinchiuso in una vasca insieme a Belén, una femmina arrivata lì nel 1988 dopo una storia simile.
Una vita intera rinchiusa in una piccola vasca
Per qualche anno i due vissero insieme, ma nel 2000 Belén morì a soli 13 anni, pochi mesi dopo la perdita del suo cucciolo. Da allora, Kshamenk non avrebbe mai più visto un'altra orca per il resto della sua vita. Da quel momento in poi, i suoi unici "compagni" furono alcuni delfini tursiopi, una specie diversa con cui non poteva instaurare veri legami sociali. Invece di vivere e nuotare in mare aperto e percorrere centinaia di chilometri insieme ai suoi simili, Kshamenk ha così passato il resto della sua vita in una piccola vasca di cemento.
Per oltre tre decenni, quello spazio limitato è stato tutto il suo mondo e negli ultimi anni le immagini aeree diffuse da associazioni come PETA e UrgentSeas hanno mostrato una realtà ormai difficile da ignorare: un'orca costretta a nuotare in cerchio, che fissava le grate sotto il sole, senza stimoli, senza possibilità di alcuna scelta. Comportamenti di questo tipo, con movimenti ripetitivi e stereotipie, dimostravano chiaramente una condizione di stress cronico e sofferenza psicologica profonda.
Addio Kshamenk, l'orca più sola del mondo
Per molto tempo Kshamenk è stato quindi chiamato "l'orca più sola del mondo" oppure "l'orca dimenticata". Organizzazioni come Dolphin Project, insieme a numerosi attivisti e cittadini, hanno chiesto a gran voce il suo trasferimento in un santuario marino, un’area recintata in mare aperto, dove gli animali non vengono esibiti e possono vivere in condizioni più simili a quelle naturali. Il parco ha sempre sostenuto che Kshamenk fosse troppo dipendente dagli esseri umani per essere spostato, ma questa posizione è stata duramente contestata.
Negli ultimi video, l'orca appariva sempre più apatica e affaticata. Aveva circa 36-37 anni, un'età che può sembrare avanzata, ma che in natura rappresenta appena la metà della possibile aspettativa di vita di un maschio di orca. In libertà, molti individui superano molto spesso i 60 anni. Oggi Kshamenk non c'è più e la sua morte chiude una lunga storia di solitudine e solleva, ancora una volta, una domanda che oggi più che mai necessita urgentemente di una risposta: che senso ha tenere animali così grandi, complessi e sociali in una piscina?