
Anche il Senato ha detto "sì", dopo la Camera dei Deputati. E così arriva un altro passo decisivo per il lupo in Italia che perde lo status di specie “rigorosamente protetta”, passando a semplicemente “protetta”.
L'iter parlamentare si è dunque concluso, a distanza di due anni dalla decisione presa a livello europeo di declassare il lupo e anche a pochi giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, lo scorso 21 gennaio, del decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica del 6 novembre 2025 che cambia in maniera sostanziale le regole di convivenza con il "selvatico per eccellenza".
Cosa comporta l'approvazione del declassamento del lupo in Senato
I senatori hanno dovuto scegliere se approvare o meno il testo di legge in cui l'Italia si allinea a quanto stabilito appunto in Europa. Nel 2024 la Commissione europea aveva infatti proposto di modificare lo status di protezione del lupo per allineare la normativa UE alla Convenzione di Berna che disciplina la tutela della fauna selvatica nel Vecchio Continente. Il risultato è stato il declassamento e la pubblicazione precedente della legge, sebbene possa sembrare strano, non determinava ancora l'attuazione di questa nuova modalità di approccio ai lupi ma serviva proprio per l'allineamento alle normative europee.
Del resto anche questo "sì" del Senato non introduce immediatamente nuovi abbattimenti, ma apre la strada a norme meno rigide rispetto al passato, con effetti che dipenderanno dai decreti attuativi del governo. In buona sostanza prima la Camera aveva approvato il testo in prima lettura nel dicembre 2025, mentre il voto definitivo del Senato è arrivato l’11 marzo 2026: questi passaggi consentono ora la delega all'Esecutivo che attraverso appunto decreti legislativi dovrà stabilire quali sono le "regole" da applicare relativamente al nuovo status attribuito al lupo.
Gli esperti contrari, la scelta dell'Europa
Sono stati tanti e diversi i pareri scientifici che hanno cercato di fermare la china presa dall'Europa e ora dall'Italia per fermare il declassamento. Non solo associazioni animaliste ma anche etologi e veterinari hanno provato a fermare la decisione. Il dato di fatto è che ormai il dato è tratto e ciò comporterà che nei vari paesi dell'UE ci sarà un margine molto più largo per aumentare le cosiddette "quote di abbattimento": cambiando la denominazione della protezione del lupo non vi sarà infatti più bisogno di tenere conto dei vincoli stringenti che vi erano in precedenza per i quali era necessario ottenere deroghe straordinarie per uccidere questa specie.
Il lupo, infatti, era incluso nell'Allegato IV della cosiddetta "Direttiva Habitat" che norma in base al tipo di rapporto ha l'essere umano con le altre specie, proprio in funzione della conservazione della biodiversità in Europa. La specie ora è passata dall'essere inclusa nell'Allegato IV, ovvero quello in cui si classificano le specie sottoposte a una protezione "rigorosa", all'Allegato V, in cui ci sono gli animali protetti ma per i quali le regole di gestione sono più elastiche.
Ma perchè si è arrivati a declassare il lupo? Il motivo è strettamente legato all'aumento della popolazione che ha prodotto principalmente problemi di convivenza con determinate categorie: allevatori e agricolotori. I primi, soprattutto, hanno lamentato predazioni in diversi paesi europei ma senza avere strumenti idonei, fondamentalmente, per evitare conflitti come reti fatte apposta per tenere lontano i predatori e anche impiegare i cani per evitare l'avvicinamento dei lupi.
Gli esperti di conservazione, infatti, sottolineano che l’abbattimento non riduce i problemi e può anzi peggiorarli: la frammentazione dei branchi fa aumentare gli attacchi agli allevamenti e destabilizzare gli equilibri ecologici. Per questo si parla di una scelta che è più politica che tecnica, ovvero che stringe la mano a chi ha interessi particolari e non alla dovuta attenzione al benessere dell'ecosistema tutto.