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8 Maggio 2026
6:30

David Attenborough compie 100 anni: un secolo insieme al Pianeta che ha visto cambiare e che non ha ancora smesso di raccontare

Oggi, 8 maggio 2026, il celebre divulgatore e naturalista David Attenborough compie cento anni. Ottant'anni di documentari, oltre 50 specie con il suo nome e nessuna intenzione di smettere di raccontare il nostro pianeta e i suoi abitanti.

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Il divulgatore e naturalista David Attenborough durante le riprese di Seven Worlds, One Planet. Foto LaPresse

Ruanda, 1978. Il divulgatore e documentarista David Attenborough è seduto tra le felci delle montagne dei Virunga, immobile come gli aveva detto di fare la primatologa Dian Fossey. Un piccolo di gorilla di montagna di nome Poppy si avvicina, lo studia e comincia a slacciargli le scarpe. Un altro chiamato invece Pablo gli si arrampica addosso e si stende su di lui. La scena durerà pochi minuti, ma resterà per decenni una delle immagini più trasmesse della storia della televisione.

Quello stesso cucciolo, una volta cresciuto, formerà un suo gruppo, "il gruppo Pablo", che diventerà nei decenni successivi la famiglia di gorilla di montagna più numerosa mai documentata.

E quando, lo scorso 17 aprile, Netflix ha pubblicato A Gorilla Story: Told by David Attenborough, girato nel Parco Nazionale dei Virunga in Ruanda, è lo stesso Attenborough a raccontare la vita di questi gorilla oggi, partendo proprio dalle pagine del suo diario scritte nel 1978.

L'intera narrazione, tra riprese in studio e voce narrante di settantasei minuti, è stata registrata in un solo pomeriggio qualche mese fa. E oggi, 8 maggio 2026, David Attenborough compie cento anni.

Una carriera incredibile nata quasi per caso

Buona parte delle lunghissima carriera di David Attenborough è legata alla BBC, anche se il suo primo tentativo di lavorare nel servizio radiotelevisivo britannico non andò benissimo. Nel 1950, a ventiquattro anni, presentò domanda come produttore radiofonico, ma venne scartato. Due anni dopo riuscì però a entrare come produttore in prova e la sua carriera da presentatore cominciò nel 1954 con Zoo Quest, una serie costruita attorno ai viaggi del naturalista Jack Lester per raccogliere animali vivi destinati allo zoo di Londra.

Un giorno Attenborough era lì per caso quando Lester si ammalò e da quel momento non se n'è più andato. Quello che seguì è praticamente impossibile da raccontare in maniera esaustiva.

Life on Earth, nel 1979, diede il via a una sequenza di nove documentari d'autore realizzati con la BBC Natural History Unit che sarebbe durata trent'anni e che lanciarono la più lunga, prolifica e influente carriera della storia dei documentari naturalistici.

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Attenborough in una foto promozionale del 1982 per Life on Earth. Foto da Wikimedia Commons

In seguito arrivarono The Blue Planet, Planet Earth, Frozen Planet e tantissime altre serie prodotte e trasmesse in tutto il mondo e che ridefinirono il concetto stesso di documentario sulla natura.

Esplorando in prima persona ogni angolo del globo, dai poli agli oceani, dai deserti alle foreste equatoriali, Attenborough ha mostrato al mondo – e spesso per la prima volta – animali, ambienti e fenomeni naturali di ogni tipo, raccontati sempre con voce calma, ma ferma.

Negli ultimi anni, con l'avvento delle piattaforme streaming, è poi arrivato Our Planet su Netflix e soprattutto A Life on Our Planet, il suo "testamento morale", come fu definito alla sua uscita nel 2020.

Se nella prima parte della carriera il divulgatore ha raccontato tutte le bellezze del nostro pianeta, nella seconda ha provato invece a dare voce a tutte le sue fragilità, che ha visto comparire e ingigantirsi in prima persona.

L'intera carriera documentaristica è stata naturalmente accompagnata anche da numerosi premi, onorificenze e record che raccontano la storia stessa della TV. Attenborough è l'unica persona ad aver vinto BAFTA in bianco e nero, a colori, in alta definizione, in 3D e in 4K.

Nel 2025, a novantotto anni, è diventato anche il più anziano vincitore di un Daytime Emmy Award nella storia della manifestazione, per Secret Lives of Orangutans. Numeri e record che raccontano però solo una piccola parte della sua storia.

Il Pianeta che in cent'anni è cambiato profondamente

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David Attenborough alla COP26 sul clima. Foto LaPresse

Quando Attenborough nacque, nel 1926, il nostro pianeta aveva ancora una diversità biologica che oggi possiamo solo immaginare. Il concetto di "crisi della biodiversità" non esisteva ancora, così come l'emergenza legata ai cambiamenti climatici.

In Australia c'erano ancora i tilacini, le zone umide europee ospitavano in inverno decine di migliaia di chiurlottelli e tra le foreste degli Stati Uniti riecheggiava il tambureggiamento del picchio beccoavorio. Tutti animali oggi estinti, insieme a tantissimi altri.

Il mondo stava cambiando rapidamente davanti ai suoi occhi, proprio mentre lo raccontava con la sua inconfondibile voce. I gorilla di montagna in Africa centrale erano pochissimi e nessuno si era mai davvero preoccupato di loro. Quando Attenborough andò in Ruanda nel 1978 con Dian Fossey, il bracconaggio aveva ridotto la popolazione a poco più di duecento individui. Oggi, però, grazie agli sforzi di conservazione e a un modello di turismo sostenibile che restituisce parte dei proventi direttamente alle comunità locali, in Ruanda ci sono oltre seicento gorilla.

È però una delle poche storie a lieto fine di un secolo segnato soprattutto da perdite. Perché nel complesso il bilancio oggi è molto pesante. Il Living Planet Report 2024 del WWF documenta un declino del 73% delle popolazioni di vertebrati a partire dal 1970. In appena cinquant'anni, metà della vita di Attenborough. Il tasso attuale di estinzione, secondo le stime degli esperti, è tra mille e diecimila volte superiore a quello naturale e a parte rare eccezioni – come lupi, balene e altri grandi mammiferi – la maggior parte degli animali è in declino.

La sesta estinzione di massa è già in corso e questa volta non l'ha provocata un asteroide. Attenborough lo sa bene. L'ha raccontata nei suoi documentari e lo ha detto con crescente urgenza negli ultimi vent'anni in ogni sede possibile: davanti ai governi, alle Nazioni Unite, al World Economic Forum. Nel 2022 è stato per questo anche nominato dall'UNEP Champion of the Earth – Campione della Terra – il riconoscimento ambientale più alto delle Nazioni Unite.

Oltre 50 specie portano il suo nome

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Un maschio di Sitana attenboroughii, una delle tante specie dedicate ad Attenborough. Foto da Wiki Commons

Per il suo instancabile impegno in difesa della natura e della biodiversità, anche la comunità scientifica ha scelto più volte di omaggiarlo. Nel 2022, erano più di cinquanta i taxa – generi e specie – che sono stati battezzati in suo onore. Attenborough stesso ha detto che essere nominato in una specie è il più grande complimento che la comunità scientifica possa fare.

L'elenco è un catalogo di specie viventi e fossili di ogni tipo: come il rettile marino preistorico Attenborosaurus, un plesiosauro del Giurassico che nuotava nei mari tropicali dove oggi si trova la costa meridionale dell'Inghilterra; una pianta carnivora delle Filippine, Nepenthes attenboroughii, abbastanza grande da digerire piccoli mammiferi; una rana peruviana d'alta quota (Pristimantis attenboroughi); l'echidna di Sir David (Zaglossus attenboroughi) riscoperta nel 2023; la farfalla amazzonica Euptychia attenboroughi e tantissime altre.

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Attenborough alla alla COP26 sul clima di Glasgow. Foto LaPresse

Quando la notizia del plesiosauro raggiunse per la prima volta Attenborough, la paleontologa Angela Milner ha raccontato che il divulgatore era "felice come un cane con due code". Questa espressione racchiude bene tutta la passione e la meraviglia che Attenborough ha sempre avuto per il nostro pianeta e i suoi abitanti e che non ha mai smesso di provare e trasmettere. Neppure mentre vedeva gli oceani riempirsi di plastica, le foreste scomparire e i ghiacciai fondersi.

È stato anche insignito del titolo di cavaliere due volte: la prima nel 1985 dalla regina Elisabetta – sua coetanea -, la seconda nel 2020 da re Carlo con il titolo di Knight Grand Cross of the Order of St Michael and St George. Ma il riconoscimento più difficile da quantificare è quello che ha avuto sulle politiche ambientali e i movimenti ambientalisti. Blue Planet II, nel 2017, ha acceso un riflettore sull'inquinamento da plastica negli oceani, scatenando un movimento globale per la riduzione della plastica monouso.

Cento anni e nessuna intenzione di fermarsi

Oggi, all'età di cento anni, Attenborough non percorre più giungle e deserti. Il suo raggio d'azione si è inevitabilmente ristretto geograficamente, ma non intellettualmente. Agli inizi del 2026, con Secret Garden, ha raccontato la fauna selvatica nei giardini delle città britanniche come Londra, la sua città natale, dalle volpi ai castori fino ai ricci. Ha anche confidato che il suo posto preferito al mondo è Richmond, il quartiere verde sul Tamigi dove ha vissuto per decenni e dove risiede ancora oggi.

E in arrivo ci sono ancora molti altri documentari che come A Gorilla Story e attraverso la sua inconfondibile voce, continueranno a raccontarci il nostro pianeta, i suoi abitanti e come il mondo naturale è cambiato – nel bene e nel male – in questo secolo di racconti di natura che hanno accompagnato intere generazioni di spettatori.

C'è una scena in particolare del documentario Netflix che chiude idealmente questo cerchio aperto nel 1978. Attenborough legge le pagine del suo diario vecchie di quasi cinquant'anni, la sua voce unisce il passato al presente e i discendenti del gorilla Pablo guidano il gruppo che vediamo prosperare oggi sui nostri schermi. "È una connessione che mi ha accompagnato per tutta la vita", dice nel film. "Forse è la più grande storia di successo della conservazione a cui ho assistito".

Un uomo che a cento anni ancora sa in che direzione dobbiamo andare. E che soprattutto ancora trova le parole giuste per indicarci la strada, come ha fatto per tutta la sua lunga vita di divulgatore, naturalista e attivista. Buon compleanno Sir David.

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