
Come si aiuta un cetaceo lungo 12 metri e pesante diverse tonnellate quando entra in un porto e sembra in difficoltà? È lo spunto che nasce dopo l'insolito avvistamento di ieri, lunedì 23 febbraio, quando una balenottera comune è apparsa al molo Beverello, nel porto di Napoli. L'animale nuotava sotto le banchine da cui partono traghetti e aliscafi e sul posto sono intervenuti subito la Guardia Costiera, l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno e i ricercatori della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli.
Da quel momento è iniziata un'operazione di soccorso molto delicata, perché quando una balena entra in un porto, non è quasi mai un buon segno. L'animale ha poi ripreso il largo, ma come raccontano a Fanpage.it i ricercatori della SZN intervenuti sul posto, la situazione rimane molto critica e le condizioni della balenottera sono tutt'ora preoccupanti.
Come si soccorre una balena in difficoltà?

La risposta breve a questa domanda, per quanto possa sembrare sorprendente, è: nella maggior parte dei casi non la si "soccorre". Perlomeno, non nel senso tradizionale del termine. La balenottera comune (Balaenoptera physalus) è infatti il secondo animale più grande del pianeta, dopo la balenottera azzurra. Può superare i 20 metri di lunghezza e pesare decine di tonnellate ed è difficile pensare di poter intervenire, anche se in questo caso le dimensioni erano inferiori.
"Si tratta di un subadulto di circa 10-12 metri", spiega infatti a Fanpage.it Francesco Caruso, ricercatore della Stazione Anton Dohrn e coordinatore del gruppo di ricerca in bioacustica e mammiferi marini. "Ma anche in questi casi non possiamo fare molto. Sono animali enormi, e anche solo provare a spingerli a largo non è affatto semplice".
Anche un cetaceo giovane o di dimensioni ridotte, è troppo grande per qualsiasi tipo di azione diretta in acqua. Il "soccorso", quindi, in questi casi consiste soprattutto nel monitorare costantemente l'animale, seguendo ogni spostamento; ridurre al minimo il traffico navale, per evitare collisioni; abbassare il disturbo acustico. "Quello che possiamo fare in questi casi è monitorare la situazione e ridurre il disturbo del traffico navale e quello acustico al minimo. In un porto affollato, tra barche e vibrazioni, il rischio di stress e confusione aumenta".
Le balenottere, infatti, come tutti i cetacei usano anche i suoni per comunicare e percepire l'ambiente circostante e il rumore dei motori può disorientare ulteriormente un cetaceo che già fa evidentemente molta fatica a orientarsi.
Cosa ci fa una balenottera in un porto? "È molto magra, non sta bene"

Fin dai primi momenti, infatti, era abbastanza chiaro che l'animale entrato nel porto fosse in difficoltà. Le balenottere sono una specie pelagica, significa che di solito nuotano e si spostano in mare aperto, lontano dalla costa: se entra in un porto, non è mai un buon segno.
"Non sappiamo ancora se sia maschio o femmina, ma è un individuo facilmente riconoscibile per una piccola escoriazione sul dorso", spiega ancora Caruso. "Probabilmente è stata causata all'impatto con uno scoglio o una piccola imbarcazione. È comunque una ferita superficiale". La ferita, infatti, non è il problema principale.
"L'animale è chiaramente in difficoltà, non sta bene. È molto magro e inizialmente non pensavamo riuscisse a uscire dal porto", sottolinea il ricercatore. Anche Guido Olivieri, altro ricercatore della Stazione Zoologica che ha seguito la balenottera in barca insieme alla Guardia Costiera, descrive un quadro abbastanza preoccupante: "Sembrava particolarmente deperita. I movimenti erano strani, anomali sia per la specie che per un animale di quelle dimensioni".
Per circa tre ore la balenottera ha infatti continuato a nuotare in cerchio, rimanendo molto vicina alla banchina. "Aveva comportamenti stereotipati", racconta Caruso. "Nuotava in tondo, faceva immersioni circolari. Per esperienza personale, sembrava quasi si stesse spiaggiando". Anche Olivieri sottolinea un altro comportamento insolito: "Prima di immergersi si piegava leggermente su un lato. Era un movimento anomalo, che ci ha fatto capire subito che l'animale non era in salute".
Il ritorno in mare aperto e una situazione che resta difficile: "Prossimi giorni decisivi"

Dopo diverse ore di attesa e tentativi di "convincerla" a lasciare il porto, la balenottera è riuscita comunque a riprendere il largo nel primo pomeriggio. "Ha aumentato progressivamente l'ampiezza dei giri finché non è riuscita a trovare la via verso l'uscita del porto", racconta Olivieri. I ricercatori l'hanno poi seguita in mare aperto oltre il Molo Beverello, nel Porto Grande, poi ne hanno però perso le tracce. "Questo ci fa ha fatto ben sperare", dice Caruso. "Ma le sue condizioni restano difficili".
Stamattina, infatti, è arrivata una nuova segnalazione al largo di San Giovanni, non troppo distante dal porto di Napoli. Non ci sono ancora immagini che confermino si tratti dello stesso individuo, ma è molto probabile che sia proprio così.
Il punto, però, è un altro: "È possibile che nelle prossime ore o nei prossimi giorni torni di nuovo verso la costa", avverte infatti Caruso. "Naturalmente speriamo non accada. Se per due o tre giorni non si hanno notizie, è meglio: vorrà dire che ha ripreso definitivamente il largo".
La storia, per ora, resta aperta. La giovane balenottera ha trovato per il momento la via d'uscita, ma le sue condizioni destano ancora molta preoccupazione. Quando una balena entra in un porto, quasi sempre è perché è disorientata, debilitata o malata. E il miglior "soccorso" possibile, in questi casi, è lasciarle tranquillità, spazio e mare aperto. Ora la speranza è che riesca a riprendersi e a ritrovare le forze per allontanarsi il più possibile dalla costa. Il silenzio, nelle prossime ore, potrebbe essere la migliore delle notizie.