
Nel mondo dei polpi, l'accoppiamento è una questione molto poco romantica e piuttosto distaccata. Non solo perché questi cefalopodi sono solitari e si incontrano raramente, ma anche perché il maschio può letteralmente fecondare la femmina anche senza vederla e senza contatto diretto tra i corpi. A rivelarlo è un nuovo studio pubblicato su Science e guidato da ricercatori della Harvard University, che ha fatto luce su uno degli aspetti più curiosi della biologia di questi molluschi: come funzione quello che viene talvolta chiamato "tentacolo-pene".
Un "tentacolo" speciale solo per accoppiarsi

In realtà, i polpi non hanno né tentacoli né peni: modo più corretto per chiamare gli otto "tentacoli" di questi cefalopodi è in realtà "braccia". I maschi possiedono però un braccio speciale chiamato ectocotile, che a differenza degli altri sette è dedicato esclusivamente alla riproduzione. Durante l’accoppiamento, il maschio lo allunga verso la femmina, individua un'apertura del suo corpo chiamata mantello – la cavità che contiene gli organi vitali – e vi inserisce un piccolo pacchetto di spermatozoi, detto spermatofora.
Fin qui, nulla di nuovo: già Aristotele aveva descritto questo curioso adattamento. La vera scoperta riguarda invece come il maschio riesca a trovare la femmina anche senza vederla.
I maschi possono fecondare la femmina anche senza vederla
I ricercatori hanno studiato il comportamento riproduttivo del polpo della California (Octopus bimaculoides) in condizioni sperimentali molto particolari: maschio e femmina separati da una barriera opaca, con alcuni piccoli fori che permettevano solo il passaggio delle braccia. Ma nonostante l'assenza totale di segnali visivi, il maschio riusciva comunque a infilare l'ectocotile nel foro, localizzare la femmina e accoppiarsi con successo.
Questo significa che i polpi si riconoscono usando un sistema sensoriale che non è basato sulla vista: una sorta di "gusto al tatto", definito dagli scienziati chemiotattile. In pratica, le ventose delle braccia funzionano anche come sensori chimici: ognuna contiene infatti migliaia di cellule in grado di percepire molecole nell'acqua.
Non è un dettaglio da poco. I polpi possiedono circa 500 milioni di neuroni, e la maggior parte non è nel cervello, ma distribuita proprio nelle otto braccia. Questo permette loro di esplorare l'ambiente in modo quasi autonomo, come se ogni braccio fosse un piccolo "cervello" indipendente. Ma la sorpresa più grande è arrivata analizzando proprio l'ectocotile.
A differenza delle altre braccia, che il polpo usa esclusivamente per cacciare, manipolare oggetti e muoversi, questo viene tenuto spesso arrotolato e vicino al corpo. Eppure, si è scoperto che è comunque ricco degli stessi recettori sensoriali.
L'ectocotile "annusa" un particolare ormone sessuale

Ma cosa "sente" esattamente? Gli autori hanno individuato soprattutto un particolare ormone sessuale: il progesterone, prodotto dalle femmine. Quando i ricercatori hanno infatti esposto un ectocotile isolato a questa sostanza, il braccio ha reagito muovendosi attivamente, come se stesse cercando una femmina. E quando al posto della femmina sono stati invece messi tubi impregnati di progesterone, i maschi ci hanno interagito come se fosse una partner, ignorando invece altri segnali chimici.
In sostanza, il braccio è in grado di "annusare" la presenza della femmina attraverso l'acqua e riconoscerla grazie a specifici recettori. Uno di questi, chiamato CRT1, era già noto per aver un ruolo nel rilevare microbi sulle prede, ma in questo caso diventa fondamentale anche per la riproduzione.
Questa capacità ha un'importanza evolutiva notevole. I polpi sono animali solitari e devono essere in grado di riconoscere rapidamente un partner della stessa specie, evitando errori. I segnali chimici, come il progesterone, funzionano quindi come una sorta di "firma biologica", che aiuta a mantenere separate specie diverse e contribuisce, nel lungo periodo, alla loro evoluzione indipendente.
Quello che può sembrare solo un dettaglio curioso – un "tentacolo-pene" capace di agire da solo o a distanza – racconta molto di più sulla biologia di questi cefalopodi: un sistema sensoriale sofisticato, una strategia riproduttiva adattata a una vita solitaria e, forse, uno dei meccanismi riproduttivi più insoliti con cui la vita sulla Terra continua a diversificarsi.