
Dare una seconda possibilità ai cani salvati dai combattimenti clandestini non è solo uno slogan: è un lavoro complesso, fatto di leggi, risorse economiche, competenze tecniche e, soprattutto, tempo. Se ne è discusso a Salerno venerdì, 27 marzo, durante l'incontro "Combattimento tra cani: fondo per il recupero comportamentale", promosso da Humane World for Animals Italia e Fondazione Cave Canem nell'ambito del progetto "Io non combatto".
L'incontro è stato moderato dalla giornalista Diana Letizia in qualità di responsabile di Kodami e aveva l'ambizioso obiettivo di contribuire alla definizione del decreto attuativo che stabilirà come utilizzare i fondi previsti dalla Legge di Bilancio 2026 per sostenere la custodia e la riabilitazione degli animali sequestrati e salvati dai combattimenti.
I combattimenti tra cani: un fenomeno ancora diffuso, ma poco visibile
I combattimenti tra cani sono tutt'altro che scomparsi, come emerge dal report aggiornato pubblicato dalle associazioni. Anzi, secondo le stesse associazioni, si tratta di un fenomeno ancora molto presente in diverse aree d'Italia, dove è spesso legato ad ambienti criminali organizzati. Negli ultimi anni, infatti, indagini e operazioni delle forze dell'ordine hanno portato al sequestro e al salvataggio di numerosi animali. Tuttavia, salvare un cane è solo il primo passo: ciò che accade dopo è altrettanto delicato.
Molti di questi animali arrivano infatti da contesti di violenza estrema. Sono stati selezionati, addestrati e costretti a combattere fin dai primi mesi di vita, portandoli a sviluppare comportamenti problematici causati da condizioni di stress e paura estremi. I cani sfruttati nei combattimenti non sono "aggressivi" per natura, ma sono stati costretti a reagire in un certo modo per poter letteralmente sopravvivere.
Secondo l'ultimo Rapporto Zoomafia della LAV, per quel che riguarda i combattimenti clandestini tra cani, sebbene ci sia stata una lieve flessione nel numero di reati accertati nel 2024 rispetto all'anno precedente, "gli indagati sono aumentati, a conferma del coinvolgimento di organizzazioni criminali complesse".
Il recupero comportamentale: cosa significa davvero

Quando si parla di recupero comportamentale, si intende un percorso strutturato che aiuta l'animale a modificare le proprie risposte emotive e comportamentali ad anni di maltrattamenti e sfruttamento violento. Significa quindi dover lavorare su paura e stress cronico, spesso altissimi in questi soggetti, sull'iper-attività e l'abitudine a reagire in modo eccessivo agli stimoli, ma anche sulle difficoltà relazionali, sia verso altri cani che con gli esseri umani.
Come ha spiegato Mirko Zuccari, dog trainer della Fondazione Cave Canem, questi cani non attaccano per "cattiveria", ma perché sono stati portati a farlo in condizioni limite. Il loro comportamento è una risposta di difesa: "Per questo è fondamentale accompagnarli in percorsi strutturati di recupero comportamentale, che permettano loro di superare il trauma e riscoprire modalità relazionali sane. Solo attraverso un lavoro competente e continuativo è possibile restituire a questi animali una reale possibilità di reinserimento e di vita".
Il percorso di recupero può durare però mesi o addirittura anni e richiede professionisti esperti, ambienti controllati e continuità. Non tutti i cani avranno lo stesso esito: alcuni potranno essere adottati, altri avranno bisogno di contesti protetti per tutta la vita.
Le leggi cambiano: più tutele per gli animali sequestrati
Uno dei punti centrali dell'incontro sono state le novità normative. La Legge n. 82 del 2025 ha introdotto un principio importante: l’animale sequestrato non è più considerato solo una "prova" nel procedimento penale, ma un soggetto da tutelare. E questo cambiamento ha conseguenze concrete. Per esempio, con l'introduzione dell'articolo 260-bis del Codice di procedura penale, è possibile l'affido definitivo: un cane sottratto a un circuito criminale può essere affidato stabilmente a chi è in grado di garantirne il benessere.
Si tratta di un passaggio cruciale, perché evita che i cani restino per anni in una sorta di limbo giudiziario. Tuttavia, recuperare un cane proveniente dai combattimenti ha anche costi elevati. Servono strutture adeguate, personale formato, cure veterinarie e programmi educativi specifici. Per questo la Legge di Bilancio 2026 ha previsto fondi dedicati, destinati a coprire le spese di custodia e gestione degli animali sequestrati.
Secondo Martina Pluda, direttrice di Humane World for Animals Italia, queste risorse sono fondamentali "per colmare le lacune esistenti e rendere più efficace il lavoro di chi si occupa della riabilitazione". Anche Federica Faiella, presidente della Fondazione Cave Canem, sottolinea come il sostegno economico sia essenziale per garantire continuità agli interventi e supportare concretamente le attività di forze dell'ordine e magistratura: "può rappresentare un'accelerazione decisiva rendendo più efficace l’attuazione dei sequestri".
Una rete che funziona solo se tutti collaborano

All'incontro hanno partecipato anche rappresentanti delle istituzioni, tra cui la senatrice Anna Bilotti (Movimento 5 Stelle), prima firmataria dell'emendamento che ha reso possibile lo stanziamento dei fondi, e Fiorella Zabatta (Europa Verde), assessora delegata alla Tutela degli Animali della Regione Campania. Il messaggio emerso è duplice. Da un lato, serve una macchina istituzionale efficiente: leggi chiare, risorse accessibili e collaborazione tra enti. Dall'altro, è fondamentale anche il contributo dei cittadini.
Riconoscere i segnali di presenza sul territorio di possibili combattimenti clandestini e sapere come segnalarli può fare la differenza. Per questo le associazioni hanno annunciato la pubblicazione di una guida pratica rivolta al pubblico.
L'evento si è concluso con un confronto tra operatori sul campo, magistratura e forze dell'ordine. Il punto di accordo è uno solo: senza collaborazione e contributi da parte di tutti, il sistema non funziona. Il contrasto ai combattimenti clandestini e il recupero dei cani coinvolti richiedono una rete fatta di competenze diverse, ma tra loro complementari. Dalla segnalazione del cittadino fino al reinserimento del cane, ogni passaggio è fondamentale. Non è semplice, non è veloce, ma è possibile.