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26 Febbraio 2026
13:38

Chi sono le “nottue”, i bruchi parassiti che puoi trovare in giardino

Le nottue sono bruchi di lepidotteri notturni molto comuni in orti e giardini: mangiano foglie e ortaggi. Di solito non creano grossi danni, ma possono diventare un problema se troppo numerose.

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Un bruco di nottua gialla del pomodoro (Helicoverpa armigera), una delle specie più diffuse in orti e giardini

Con il nome comune "nottua" si indicano tante specie diverse di falene, di solito piccole e di colore bruno, appartenenti alla famiglia dei nottuidi (Noctuidae), una delle più numerose e diffuse tra i lepidotteri. Vivono in tutto il mondo e le loro larve, i bruchi, crescono e si nutrono di una gran varietà di piante ornamentali, ortaggi e verdure coltivate. Solo in Europa e in Italia queste specie sono centinaia, molte delle quali vivono spesso nei nostri orti e giardini.

L'esempio più noto è la cosiddetta nottua gialla del pomodoro, ovvero Helicoverpa armigera, tra le specie più citate per i danni che può provocare agli ortaggi.

Quando troviamo uno di questi bruchi tra le foglie del basilico o sotto una lattuga, tendiamo a definirlo "parassita". In realtà, non lo è, semplicemente si nutre direttamente delle piante, come la maggior parte dei bruchi. Il problema nasce quando sono davvero numerosi e le piante coltivate sono poche e concentrate, come accade in un orto o in un giardino. Le larve delle nottue, insomma, fanno quello che fanno da milioni di anni: mangiano piante per crescere, sopravvivere e riprodursi. Semplicemente, quando sono le nostre, ce ne accorgiamo di più.

Caratteristiche delle nottue

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Da adulte, la maggior parte delle nottue sono falene piccole, marroni e che passano spesso inosservate

Le nottue appartengono come detto alla famiglia Noctuidae, uno dei gruppi più ricchi di specie tra le falene. Gli adulti sono generalmente di colore bruno, grigio o beige, con ali anteriori mimetiche, spesso decorate da linee ondulate o piccole macchie più chiare. Questa colorazione le aiuta a confondersi con le cortecce o il terreno durante il giorno, quando restano nascoste e ferme. Come tante altre falene, infatti, sono attive soprattutto di notte, da qui il nome comune.

Le larve, cioè i bruchi, sono la fase del ciclo vitale che più spesso incontriamo e che ci interessa maggiormente, visto che sono loro a mangiare le piante. Hanno corpo cilindrico, pelle liscia o leggermente granulosa, colori molto variabili dal verde al marrone fino al grigio scuro (dipende anche dalla specie, dalla dieta e dallo stadio vitale). Alcune specie, se disturbate, si arrotolano su sé stesse o si lasciano cadere a terra. Alcune vivono e si nascondono nel terreno ed escono solo di notte per nutrirsi. Anche la metamorfosi, di solito, avviene in un bozzolo nascosto sotto terra.

Tra le specie più comuni in in Italia possiamo citare, oltre a Helicoverpa armigera, anche Agrotis ipsilon, conosciuta anche come "nottua delle messi", le cui larve si nutrono soprattutto di mais, e Spodoptera littoralis, nota anche come "tarlo del cotone", che attacca numerose colture. I nomi comuni, però, possono trarre in inganno: anche se sono spesso associati come altre specie di lepidotteri a una singola pianta o ortaggio, possono spesso nutrirsi di numerose specie botaniche.

Dove si trovano e cosa mangiano

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I bruchi si nutrono di foglie e talvolta frutti

Le nottue sono diffuse praticamente ovunque: orti, giardini, campi coltivati, aree verdi urbane e campagne. Alcune specie sono molto generaliste e adattabili e vengono definite polifaghe, cioè capaci di nutrirsi come detto di molte piante diverse; altre sono invece più selettive.

Le larve mangiano soprattutto le foglie, ma possono a volte nutrirsi anche di fusti, fiori e frutti. Nell'orto, le piante più "attaccate" sono spesso pomodori, lattughe, cavoli, peperoni, melanzane, zucchine e legumi. Nei giardini ornamentali e sui davanzali possono invece rosicchiare gerani, petunie e altre piante da fiore.

Come detto, alcune specie vivono nel terreno e di notte escono per "tagliare" i giovani germogli alla base. Altre si nutrono direttamente delle foglie, lasciando buchi irregolari e rimanendo poi nascosti sulla pianta. In molti casi il danno è piuttosto limitato a qualche foglia mangiucchiata; più raramente, quando le condizioni climatiche ed ecologiche favoriscono un'esplosione numerica, possono compromettere intere coltivazioni.

Come allontanare le nottue dal giardino

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Dettaglio di un bruco di Helicoverpa armigera

Le nottue, come tante altre falene, sono parte integrante della biodiversità e degli ecosistemi rurali. Nella maggior parte dei casi la loro presenza si traduce solo in qualche foglia rosicchiata che la pianta riesce a compensare senza problemi. Un ecosistema sano e diversificato, infatti, ospita anche i loro predatori naturali, come uccelli insettivori, ricci, lucertole e pipistrelli, che si nutrono sia dei bruchi sia degli adulti.

Quando però le larve sono troppo numerose, possono mettere a rischio le nostre colture. In agricoltura si ricorre spesso a insetticidi specifici o a trappole che portano alla morte degli insetti. È una scelta efficace, ma non selettiva, e che può avere effetti negativi anche gravi su molte altre specie.

Se non si vuole uccidere questi insetti – quasi sempre autoctoni e parte integrante della biodiversità – si possono però adottare soluzioni meno drastiche. Proteggere le piante con reti sottili può impedire alle falene di deporre le uova sulle foglie. Nei piccoli orti domestici, inoltre, raccogliere a mano i bruchi e spostarli in un'area incolta o in un prato lontano dalle coltivazioni è un'altra possibilità. Un'altra ancora, infine, è lasciarli lì dove sono: al massimo, di solito, si perde solo qualche foglia.

Le nottue non sono "nemici" da sterminare, ma semplicemente insetti che interagiscono con le nostre coltivazioni. Conoscerle meglio aiuta a trovare un maggiore equilibrio tra la tutela delle piante e quella della biodiversità: perché anche un piccolo bruco marrone, nascosto sotto una foglia di lattuga, ha un ruolo grande e importante e nel complesso intreccio della vita e degli ecosistemi.

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