
Sembra un batuffolo di peli che cammina, o un piccolo toupet appoggiato su una foglia. In realtà è il bruco di una falena nordamericana chiamata Megalopyge opercularis, diventata famosa online negli ultimi anni perché il suo aspetto "peloso" e il colore giallo ricordano la capigliatura di Donald Trump.
Questo insetto è conosciuto con molti nomi buffi legati al suo aspetto peloso, come "bruco micio", "bruco orsacchiotto" o semplicemente "falena con il pelo". In inglese è però anche noto come "Italian asp", ovvero "aspide italiano", un nome curioso che richiama più alla sua velenosità, che alla sua provenienza geografica.
Megalopyge opercularis vive infatti nel sud degli Stati Uniti, in Messico e in alcune aree dell'America Centrale. La sua caratteristica più evidente rimane però il "pelo" che ricopre la fase larvale: un fitto strato di setole morbide e lunghe che coprono interamente il corpo del bruco e gli danno l'aspetto di un piccolo animale peloso. Ma quell'aspetto tenero è ingannevole.
Caratteristiche e aspetto del bruco micio

Il bruco micio è lungo in genere tra i 2 e i 3,5 centimetri. Il corpo è tozzo, senza segmenti evidenti a prima vista, completamente coperto da lunghi peli (più correttamente chiamate setole) che possono essere di colore giallo, arancione, grigio o marrone. Spesso presenta una sorta di "coda" più lunga nella parte posteriore. Queste setole non sono naturalmente semplici peli: nascondono spine urticanti collegate a ghiandole velenifere. Sono strutture cave che, se spezzate al contatto, rilasciano tossine nella pelle di chi lo tocca.
Dopo alcune settimane di crescita, il bruco costruisce un bozzolo resistente e si trasforma in pupa, la fase intermedia tra larva e adulto. Da qui emerge una piccola falena dal corpo e dalle ali anch'essi ricoperti di peli soffici, con colorazione che varia dal giallo crema al marrone. L'adulto ha un aspetto vellutato e compatto, ma è molto meno appariscente e famoso del bruco. La fase del ciclo più lunga e visibile è infatti proprio quella larvale, che coincide anche con il periodo in cui l'animale mangia attivamente.
Dove vive il bruco micio e cosa mangia in natura

Il bruco micio è diffuso soprattutto nel sud-est degli Stati Uniti, in stati come Texas e Florida, ma si trova anche in Messico e in parte dell'America Centrale. Predilige ambienti caldi e umidi, come giardini, parchi e aree boschive. È una specie polifaga, cioè non si nutre di una sola pianta, ma di diverse specie vegetali. Mangia soprattutto foglie di querce, olmi, agrumi, meli e molte altre piante ornamentali e da frutto. Questo significa che può trovarsi anche nei giardini o parchi urbani.
Il bruco trascorre gran parte del tempo fermo sulle foglie, dove riesce a camuffarsi abbastanza bene grazie al suo aspetto compatto e peloso. Nonostante sembri evidente, il suo colore può confondersi facilmente con quello della vegetazione secca o con i muschi e i licheni che crescono su rami e cortecce degli alberi. Inoltre, anche se dovesse essere scoperto da un predatore, la sua vera arma segreta sta proprio nella "peluria" così evidente che lo ha reso famoso.
Il bruco micio è velenoso?

Il bruco di Megalopyge opercularis è infatti considerato uno dei più velenosi di tutto il Nord America. Le spine nascoste sotto il “pelo” rilasciano una tossina che può provocare dolore intenso, bruciore, gonfiore e arrossamento della pelle, un po' come accade con la nostra processionaria del pino. In alcuni casi si possono avere mal di testa, nausea o sintomi più generalizzati. Il dolore può essere molto forte e irradiarsi lungo l'arto colpito.
Il nome inglese "Italian asp" richiama proprio l'aspide, la vipera, per sottolineare la potenza della reazione che può provocare. È importante però chiarire un punto: il bruco non attacca e non è aggressivo. Le punture avvengono solo per contatto accidentale, per esempio se lo si tocca per curiosità o involontariamente. Come spesso accade in natura, l'aspetto tenero è in realtà un sistema di difesa molto efficace contro i predatori: un piccolo batuffolo dall'aria innocua, nasconde così una delle difese più efficaci tra gli insetti.