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21 Gennaio 2026
13:43

Che cos’è la guga hunt, la controversa tradizione scozzese che uccide centinaia di pulcini di uccelli marini nei nidi

La guga hunt è una tradizione scozzese secolare in cui, ogni estate, su una piccola isola vengono uccisi centinaia di pulli di sule ancora nel nido. In questi giorni, numerose associazioni stanno protestando duramente per chiedere di vietarla definitivamente.

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Una sula (Morus bassanus) insieme al suo pullo – chiamati guga in Scozia – nel nido

In queste settimane, in Scozia, diverse associazioni ambientaliste e per i diritti degli animali stanno chiedendo la fine della cosiddetta guga hunt, una tradizione secolare che prevede l'uccisione di centinaia di pulli di uccelli marinile sule – su una remota isola disabitata dell'Atlantico del Nord. Si tratta di una tradizione ancora molto sentita in Scozia, che si svolge ogni agosto per circa due settimane e che risalirebbe al XV secolo.

Proteste davanti al Parlamento scozzese, petizioni online e prese di posizione pubbliche stanno però riportando al centro del dibattito questa pratica ripresa nel 2025, dopo una pausa legata all'influenza aviaria, e che divide sempre più profondamente l'opinione pubblica tra tutela delle tradizioni culturali locali e benessere e rispetto per gli animali.

Che cos'è la guga hunt, da dove nasce e come funziona

La guga hunt si svolge ogni anno sull'isola rocciosa e disabitata di Sula Sgeir, a circa 64 chilometri a nord dell’isola di Lewis, nelle Ebridi Esterne. Qui nidifica una grossa colonia di sule (Morus bassanus), grandi uccelli marini bianchi con la testa giallastra, famosi per le loro spettacolari immersioni in picchiata con cui pescano. I piccoli di sula – chiamati appunto localmente guga dalle vocalizzazioni che emettono quando sono nel nido vengono catturati prima di spiccare il primo volo e uccisi per il consumo della carne.

I cacciatori (conosciuti come "Men of Ness") utilizzano lunghe aste (circa 3 metri) dotate di un cappio o di "mascelle" metalliche all'estremità per afferrare i pulli dai nidi situati sulle scogliere inaccessibili. Una volta catturato, il piccolo viene passato a un secondo operatore che lo uccide rapidamente con un colpo secco alla testa, solitamente sferrato con un bastone o un grosso sasso. I cacciatori sostengono che questo metodo provochi una morte rapida e indolore, entro due o tre secondi.

Secondo i sostenitori di questa tradizione, tale pratica risale almeno al XV secolo ed è parte integrante dell'identità culturale delle comunità di Ness, sull'isola di Lewis. In passato, la guga hunt rappresentava infatti una importante risorsa alimentare per popolazioni isolate e più povere, che dipendevano in larga parte da ciò che il mare e le isole potevano offrire. Oggi, però, il contesto è profondamente cambiato ed è proprio questo è uno dei principali nodi della controversia.

Licenze, limiti e coesistenza con la conservazione della natura

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I pulli, ancora incapaci di volare, vengono prelevati con lunghe aste dalle scogliere e uccisi con un colpo alla testa sul posto

Dal punto di vista legale, la caccia è consentita solo grazie a una licenza speciale rilasciata ogni anno da NatureScot, l'agenzia governativa scozzese che si occupa di conservazione della natura. La guga hunt è infatti riconosciuta dal Wildlife and Countryside Act del 1981 come pratica di rilevanza culturale. La caccia, quindi, si svolge in maniera controllata e con quote annuali che vengono stabilite per garantire la sopravvivenza della colonia e ridurre al minimo l'impatto sulle sule.

Anche per questo, la caccia era stata sospesa per tre anni consecutivi – tra il 2022 e il 2024 – a causa dell'influenza aviaria, che sta decimando le popolazioni di sule e altri uccelli marini in tutto il mondo. L'anno scorso è ripartita, con l'autorizzazione al prelievo di un massimo di 500 giovani sule, una cifra fortemente ridotta rispetto alle circa 2.000 uccise annualmente in passato. Secondo l'agenzia, questo limite si basa su dati scientifici che indicano che la popolazione di sule di Sula Sgeir può rimanere stabile nel lungo periodo.

Le proteste e il dibattito per una tradizione sempre più contestata

Nonostante ciò, le critiche e le controversie non si sono placate. Le associazioni ambientaliste e animaliste – tra cui Protect the Wild – sottolineano che gli uccelli vengono uccisi in maniera brutale direttamente nei nidi, quando sono ancora incapaci di volare, sollevando inevitabili questioni etiche. Pur essendo previsto che l'abbattimento avvenga in modo "umano" e nel minor tempo possibile, per molti il problema non è solo il metodo, ma il principio stesso di continuare una caccia non necessaria e non più legata alla sopravvivenza.

A guidare la mobilitazione c'è anche una petizione che ha già raccolto oltre 85.000 firme, chiedendo al governo scozzese di vietare definitivamente la guga hunt. A lanciarla è stata la fotografa naturalista Rachel Bigsby, che pur riconoscendo il valore storico della tradizione, mette in discussione la sua legittimità nel presente: quando la sicurezza alimentare non è più in gioco, giustificare l'uccisione di centinaia di animali selvatici diventa sempre più difficile.

Nelle scorse settimane, inoltre, numerosi attivisti e volontari dell'associazioni animaliste e ambientaliste si sono radunati per protestare all'esterno del Parlamento scozzese, a Edimburgo. Il governo scozzese risponderà alla petizione oggi, 21 gennaio, con tutta probabilità confermando la leggittimatà di questa pratica. Il confronto tra tradizione, diritti degli animali e conservazione, resta aperto e la guga hunt continua a essere uno dei casi più emblematici di come il rapporto tra esseri umani, cultura e natura sia oggi al centro di un profondo e necessario ripensamento.

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