UN PROGETTO DI
23 Febbraio 2026
12:17

Cani tenuti a catena, intervengono i Carabinieri nella Capitale: solo i controlli possono fermare questa pratica

Una cagna tenuta a catena recuperata dai Carabinieri a Roma insieme ai suoi cuccioli che erano stati abbandonati in una scarpata nella vegetazione. Un intervento importante che dovrebbe essere rappresentativo di una situazione che in Italia, nonostante ora la legge lo vieti, non è ancora stata debellata: sono tantissimi i cani che ancora vivono in queste condizioni.

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Le condizioni in cui la cagna è stata trovata dai Carabinieri (Foto delle Guardie Zoofile Ambientali Norsaa Roma)

Questa volta la storia arriva dalla Capitale dove le Guardie Zoofile Ambientali Norsaa Roma e i Carabinieri del nucleo radiomobile sono intervenuti per portare via da un insediamento abusivo una femmina simil Pitbull che aveva da poco partorito.

Era legata a catena "a guardia" dell'insediamento in via del Capellaccio, nella zona del Torrino, secondo quando riferito dalle Forze dell'ordine . Le condizioni della cagna, come evidente dalle foto, sono state ovviamente valutate non compatibili con il suo benessere psicofisico. Come se non bastasse, prima di arrivare a lei gli operatori e i militari hanno pure recuperato i suoi cuccioli che erano stati abbandonati in un fosso nella fitta vegetazione.

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Il momento del recupero dei cuccioli (foto Guardie Zoofile Ambientali Norsaa Roma)

I cani sono stati portati al canile della Muratella, come si può vedere in questo video condiviso dalla garante dei diritti degli animali del Comune di Roma, Patrizia Prestipino.

Fin qui la cronaca, appunto. Di un episodio che raggiunge le pagine nazionali grazie al lavoro condiviso tra volontari e Forze dell'ordine e che ha portato a un salvataggio che racconta poi anche molto di più del solo tenere i cani a catena: questa storia infatti descrive anche la mancanza di una tutela minima nei confronti dell'animale, ridotta pelle e ossa e anche non sterilizzata.

Ma ci sono ancora migliaia di cani tenuti in queste condizioni, ritornando solo a quella catena che stringe il collo del "miglior amico dell'uomo" che decisamente per molti non è trattato come tale. Un passo in avanti importante è stato fatto con la recente promulgazione della Legge 6 giugno 2025, n. 82 sul maltrattamento degli animali che ha finalmente introdotto il divieto nazionale di detenere un cane in questa condizione ma tra il dettato normativo e la sua applicazione c'è un baratro e solo se si fanno i dovuti controlli è possibile colmarlo e che davvero che le cose cambino, altrimenti qualsiasi legge rimane lettera morta.

E non si sta parlando solo di casi "estremi" come questi, dove la segnalazione arriva rispetto appunto a quello che viene definito "insediamento abusivo" e già ci fa capire tra le righe che riguarda persone in condizione di indigenza. Non che questo giustifichi, ma c'è un dato di fatto che è sotto gli occhi di tutti, dalle campagne delle città e dei paesi del centro sud fino a quelle del Settentrione. Sono tantissimi i cani, dentro le ville, che vivono ancora in questa condizione. Sono tantissimi i cani anche e ancora i cani che se non hanno una catena al collo, soprattutto in zone di caccia come la Toscana e l'Umbria, vengono segregati dentro i serragli le cui porte si aprono sono nella stagione venatoria.

Ecco, molto spesso chi abita vicino a chi tiene i cani in queste condizioni o fa finta di nulla o ha timore nel denunciare. Da questa situazione dunque non se ne esce se non vi è maggiore impegno delle persone nell'indicare alle Forze dell'Ordine dove agire ma anche da parte di queste ultime di non relegare interventi finalizzati al salvataggio di animali come ultimo "task" da svolgere.

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