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25 Marzo 2026
18:23

Api, farfalle e mosche: quali sono i principali insetti impollinatori e il loro (fondamentale) ruolo per l’ecosistema

Api, farfalle, mosche e tanti altri insetti (anche insospettabili) sono fondamentali per l’impollinazione e la riproduzione delle piante. Ma tra pesticidi, perdita di habitat e clima che cambia, sono sempre più a rischio.

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I bombi sono tra gli insetti impollinatori più importanti

La primavera è arrivata e mentre alberi e prati tornano a fiorire, milioni di piccoli insetti riprendono una delle attività più importanti per la vita sulla Terra: l'impollinazione. Api, farfalle, mosche e tantissimi altri insetti si spostano di fiore in fiore alla ricerca di nettare e polline, permettendo così alle piante di riprodursi e sopravvivere.

L'impollinazione è il trasferimento del polline da un fiore all'altro e senza questo passaggio fondamentale, molte specie vegetali non potrebbero produrre semi e frutti. Secondo il rapporto di valutazione su impollinatori, impollinazione e produzione alimentare dell'IPBES, pubblicato nel 2016, circa il 75% delle colture alimentari globali dipende, almeno in parte, dall'impollinazione animale (non solo insetti), mentre oltre l'85% delle piante selvatiche a fiore ne trae beneficio.

Eppure, nonostante questo ruolo fondamentale sia per gli ecosistemi che per noi stessi, gli insetti impollinatori sono sempre più minacciati: perdita di habitat, pesticidi, cambiamenti climatici e inquinamento stanno causando un declino diffuso e silenzioso in molte parti del mondo.

Gli insetti impollinatori più comuni: l'elenco delle specie

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I principali gruppi di insetti impollinatori. Immagine di Corte dei conti europea

Quando si parla di insetti impollinatori, il pensiero va subito alle api o alle farfalle, ma in realtà ci sono tanti altri gruppi altrettanto importanti. Sono infatti tantissimi gli ordini (la categoria tassonomica di riferimento) di insetti coinvolti nell'impollinazione, alcuni poco conosciuti, altri ancora completamente insospettabili.

  • Le api (Apoidei): sono gli impollinatori più efficienti e conosciuti. Comprendono specie sociali come l'ape domestica da miele (Apis mellifera), ma soprattutto moltissime specie selvatiche (decine di migliaia), spesso solitarie, come osmie, api tagliafoglie e api legnaiole.
  • I bombi (genere Bombus): fanno parte dello stesso gruppo della api, ma sono più grandi e "pelosi". Sono fondamentali per colture come pomodori e zucchine, anche grazie alla loro capacità di far "vibrare" i fiori e liberare il polline (la "buzz pollination").
  • Le farfalle (lepidotteri diurni): attirate dai colori vivaci dei fiori, trasportano il polline con il corpo e la lunga proboscide (chiamata anche spiritromba), che "srotolano" per succhiare il nettare.
  • Le falene (lepidotteri notturni): meno visibili e colorate delle "cugine" diurne, anche loro sono molto importanti per l'impollinazione di piante, soprattutto quelle che fioriscono di notte.
  • Le mosche (Ditteri): soprattutto la famiglia dei sirfidi (mosche molto simili ad api e vespe), ma anche specie meno note e spesso sottovalutate, come zanzare e tante altre. Sono più diffuse (e per questo importanti) soprattutto in ambienti freddi e più degradati, come quelli urbani.
  • I coleotteri (alcuni particolari gruppi): sono probabilmente i primi impollinatori mai comparsi sulla Terra nella lunga storia evolutiva del rapporto tra piante e insetti. Sono più grossi e robusti degli altri insetti e visitano soprattutto i fiori delle specie più grandi.
  • Le vespe: meno efficienti delle "cugine" api, anche molte specie vespe partecipano all'impollinazione di numerose piante. Alcune, come il fico, possono essere impollinate solo da una specifica piccola specie di vespa, in questo caso Blastophaga psenes (la vespa del fico, appunto).
  • Le formiche: in alcuni casi persino le piccoli (e inabili al volo) formiche possono trasportare polline e impollinare i fiori, soprattutto negli ambienti tropicali.
  • I tripidi (famiglia dell'ordine dei tisanotteri), minuscoli insetti poco conosciuti che possono trasportare il polline, più diffusi soprattutto ai tropici.

Questi sono solo i gruppi principali e più generici, ma una diversità così elevata è molto importante: più specie diverse svolgono l’impollinazione, più gli ecosistemi sono resilienti ai cambiamenti.

Le caratteristiche principali degli insetti impollinatori

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Quella in foto non è una vespa, ma una mosca sirfide che ne imita l’aspetto e i colori per ingannare i predatori

Nonostante le inevitabili differenze tra tutti questi gruppi, gli insetti impollinatori condividono alcune caratteristiche comuni. Dal punto di vista fisico, molti hanno corpi ricoperti di "peli" o altre strutture specializzate che facilitano la cattura e l'adesione del polline. Le api, per esempio, possiedono delle strutture chiamate "cestelle" sulle zampe posteriori per raccoglierlo e trasportarlo. Anche la forma della bocca è importante: alcune specie (come nei lepidotteri) hanno apparati boccali lunghi e sottili per raggiungere il nettare nascosto nei fiori.

Dal punto di vista comportamentale, spesso questi insetti sono attratti da colori vivaci, odori e forme dei fiori. Durante la visita poi, si sporcano di polline e lo trasferiscono involontariamente ad altri fiori della stessa specie. Il processo è semplice, ma cruciale: mentre cercano cibo, gli insetti diventano vettori per la riproduzione della piante. Questo permette la formazione di semi e frutti, che oltre a garantire un futuro alle specie vegetali, sostengono a loro volta intere reti alimentari, compresa la nostra.

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Le falene impollinano soprattutto i fiori che sbocciano di notte

Senza insetti impollinatori, molte colture – come mele, ortaggi, zucchine o fragole – diminuiranno drasticamente o potrebbero persino scomparire. Ma ancora più importante è il loro ruolo all'interno degli ecosistemi naturali: sostengono la produttività e la biodiversità vegetale, che è poi alla base di tutti gli ambienti terrestri.

Quali sono le principali minacce per gli impollinatori

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Anche le farfalle sono tra gli impollinatori più diffusi

Negli ultimi decenni, numerosi report e studi in tutto il mondo hanno documentato un declino significativo degli insetti impollinatori (e non solo). Secondo i dati ISPRA e dell'IUCNoltre il 40% degli invertebrati impollinatori è a rischio estinzione. In Italia e in Europa, circa il 9-10% delle specie di api e farfalle è minacciato, con un declino del 30% segnalato in alcune aree. Le cause sono molteplici e spesso agiscono tutte insieme.

La principale è la perdita di habitat: urbanizzazione selvaggia, agricoltura intensiva, monocolture e deforestazione riducono le aree ricche di fiori selvatici e siti di nidificazione. Un'altra minaccia importante è rappresentata dai pesticidi, che oltre a uccidere in maniera indiscriminata gli insetti (anche quelli "buoni" e non bersaglio) possono interferire con il sistema nervoso anche a basse dosi, compromettendo orientamento, memoria e capacità di nutrirsi.

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I coleotteri sono probabilmente i primi insetti impollinatori apparsi sulla Terra

I cambiamenti climatici, poi, possono accentuare altre minacce (come la perdita di habitat) e soprattutto interferire con i tempi di fioritura delle piante e i cicli vitali degli insetti, creando disallineamenti: i fiori possono sbocciare quando gli impollinatori non sono ancora attivi, o viceversa.

A queste si aggiungono poi i parassiti e le malattie, come quelli che colpiscono le api domestiche e non, e l'inquinamento. Alcuni gruppi sono particolarmente a rischio, soprattutto le api selvatiche e i bombi, spesso più sensibili ai cambiamenti rispetto all’ape domestica. Anche molte farfalle stanno diminuendo rapidamente, soprattutto nelle aree agricole intensificate.

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