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Noi umani comunichiamo spesso attraverso i gesti. Lo fanno anche i nostri parenti primati più simili a noi, come bonobo e scimpanzé, ma a quanto pare non è necessario avere le mani o il pollice opponibile per riuscire a comunicare gesticolando. Un nuovo studio recentemente pubblicato su Royal Society Open Science ha infatti dimostrato per la prima volta che anche gli elefanti africani possono usare una sorprendente varietà di gesti per esprimere desideri, bisogni e richieste in modo intenzionale e consapevole, soprattutto quando si trovano di fronte a un interlocutore attento e disponibile.
Gli elefanti comunicano per esprimere un intento

La ricerca è stata condotta in Zimbabwe su 17 elefanti africani di savana (Loxodonta africana) che vivono in un ostato di semi-libertà. I ricercatori volevano capire se questi mammiferi sociali fossero in grado di comunicare i propri obiettivi attraverso gesti intenzionali, simili a quelli utilizzati dai primati non umani. Per farlo, hanno messo alla prova gli elefanti con un esperimento semplice ma efficace: due vassoi, uno con sei mele – l'oggetto del desiderio dei pachidermi – e uno vuoto.
A seconda delle risposte date dagli elefanti e delle reazioni degli sperimentatori, potevano verificarsi tre situazioni: successo totale (gli elefanti ricevevano tutte le mele), successo parziale (una sola mela) e fallimento (niente mele). Dalle osservazioni, sono emerse ben 38 tipologie diverse di gesti, per un totale di 313 azioni registrate. Ma ciò che ha colpito maggiormente i ricercatori è stata la chiarezza con cui questi gesti venivano eseguiti solo in presenza di un essere umano visivamente attento e solo in relazione all'oggetto del desiderio.
Nessun movimento casuale, nessun gesto rivolto nel vuoto: gli elefanti "parlavano" solo se sapevano che qualcuno li stava ascoltando, o meglio, guardando, spesso usando la proboscide per indicare la direzione del vassoio pieno di mele.
La comunicazione animale ha diversi gradi di complessità

La comunicazione animale può avere diversi gradi di complessità. C'è quella più semplice, una risposta automatica – istintiva – a uno stimolo (per esempio, un urlo per il dolore), e poi c'è quella deliberata, finalizzata a ottenere qualcosa da un interlocutore. È questo secondo livello – la cosiddetta "intenzionalità di primo ordine" – a essere considerato uno dei pilastri su cui si basa anche il linguaggio umano.
Fino a oggi, questa forma di comunicazione intenzionale era stata osservata quasi esclusivamente nei primati. Che anche gli elefanti la possedessero, però, non deve poi sorprendere più tanto. Gli elefanti vivono infatti in società complesse, riconoscono gli individui, cooperano, si aiutano a vicenda e mostrano empatia. Questo studio, però, fornisce la prima prova concreta e sistematica della loro capacità di gesticolare con uno scopo preciso.
Quando i gesti cambiano (e si adattano)

Uno degli aspetti più interessanti emersi dallo studio è la creatività comunicativa dei pachidermi. Quando gli animali non riuscivano a ottenere il risultato desiderato, invece di arrendersi o ripetere meccanicamente sempre lo stesso gesto, ne provavano di nuovi. Un comportamento che, anche nei bambini umani, è considerato un segnale di intenzionalità e forte flessibilità cognitiva.
Inoltre, la loro insistenza nel gesticolare aumentava nei casi in cui ottenevano solo una parte del premio, segno che capivano chiaramente la differenza tra un successo completo e uno solo parziale e sapevano quindi come "negoziare" per ottenere di più. Un po' come quando noi italiani – perlomeno stando a uno dei più diffusi luoghi comuni – non riuscendo a comunicare com una persona che magari parla un'altra lingua, intensifichiamo la nostra gestualità con e mani.
Nuove prospettive su un'intelligenza molto antica

Questa scoperta apre nuove strade nella comprensione della comunicazione animale, evidenziando come il linguaggio, nelle sue forme più antiche e "primordiali", non sia fatto solo di vocalizzazioni o "parole", ma anche di sguardi, posture e movimenti. E gli elefanti, con la loro proboscide versatile e le loro incredibili capacità cognitive, sembrano aver sviluppato un vero e proprio vocabolario corporeo che usano consapevolmente all'interno delle interazioni sociali e, ora lo sappiamo, anche con noi umani.
Muovere le orecchie, la coda o la proboscide, può servire non solo a esprime stati d'animo ed emozioni, ma anche desideri e obiettivi concreti. I ricercatori sperano ora a estendere studi ed esperimenti come questo ad altre specie sociali dotate di un ricco repertorio di gesti e posture: corvi, lupi, delfini e tanti altri. Nel frattempo, ogni volta che un elefante allungherà o muoverà la sua proboscide, probabilmente sta cercando di "parlare" in modo preciso, diretto, consapevole. È solo un gesto, sì, ma carico di intenzione.