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Allevamento intensivo di conigli in Veneto, Essere Animali chiede di vietare le gabbie: il video dell’inchiesta

Un’indagine di Essere Animali mostra le gravi sofferenze in un allevamento intensivo di conigli in Veneto: gabbie minuscole, uccisioni irregolari e crudeltà. L’associazione chiede il divieto nazionale con una proposta di legge di iniziativa popolare.

25 Marzo 2026
16:35
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Foto di Essere Animali

Migliaia di conigli chiusi in gabbie di metallo minuscole, animali morti lasciati tra quelli vivi e pratiche di uccisione violente e irregolari. Sono le immagini diffuse dall'organizzazione Essere Animali, che documentano le condizioni terribili all’interno di un grande allevamento intensivo in Veneto, in provincia di Treviso. Il materiale, ricevuto da un ex dipendente, mostra la vita quotidiana orribile di circa 30 mila conigli allevati per la produzione di carne.

Le gabbie in cui vengono allevati sono piccole, con pavimenti in rete metallica e sospesi da terra. Una pratica diffusa negli allevamenti intensivi, ma che ha conseguenze importanti sul benessere degli animali. I conigli, infatti, sono animali attivi e sociali: in natura scavano, saltano, esplorano. In questi spazi ristretti, ovviamente, non possono farlo. È così che sviluppano i cosiddetti "comportamenti stereotipati", movimenti ripetitivi e senza scopo – come mordere le sbarre o muoversi sempre nello stesso modo – che indicano uno stato di disagio e stress cronico.

Secondo i dati ufficiali della Banca Dati Nazionale (BDN) dell'Anagrafe Zootecnica, oltre il 90% dei circa 12 milioni di conigli macellati ogni anno in Italia viene allevato in gabbia. Il Veneto è la regione con la maggiore concentrazione, seguito da Piemonte e Friuli-Venezia Giulia. A livello europeo, invece, l'Italia è tra i principali produttori, insieme a Spagna e Francia.

Animali morti, uccisioni irregolari e crudeltà

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Foto di Essere Animali

Le immagini diffuse da Essere Animali mostrano numerose criticità. Tra queste, la presenza di animali morti lasciati nelle gabbie e coniglietti morti poco dopo la nascita, spesso a causa di condizioni ambientali e gestionali non adeguate. Si vedono anche pratiche di soppressione irregolari, con animali malati o deboli uccisi con violenza, senza seguire protocolli che garantiscano una morte rapida e senza sofferenza.

Altre sequenze documentano operazioni di pulizia effettuate con soffiatori o fiamme libere, mentre i conigli sono ancora all'interno delle gabbie. Procedure che, oltre a sollevare dubbi sul rispetto delle norme, espongono gli animali a paura e stress forte. Anche lo smaltimento delle corpi senza vita appare poco regolare, con potenziali rischi igienico-sanitari.

Madri e cuccioli vivono in condizioni terribili

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Particolarmente problematica è anche la gestione delle "fattrici", cioè le femmine destinate alla riproduzione. Vengono sottoposte a inseminazione artificiale forzata – una tecnica che consente di controllare e aumentare la produttività – e, dopo circa due settimane, spostate in gabbie con un vassoio di plastica che funge da "nido". I piccoli coniglietti, alla nascita, possono anche essere separati e ridistribuiti tra diverse madri in base alla taglia.

Le coniglie vedono i propri cuccioli una sola volta al giorno per l'allattamento, perché una barriera metallica le tiene separate per il resto del tempo. Questa pratica serve a ridurre l'aggressività, che può aumentare in condizioni di forte stress, sovraffollamento e assenza di stimoli ambientali, e a evitare che i conigli si uccidano a vicenda. Già ad appena undici giorni dopo il parto, mentre stanno ancora allattando, le femmine vengono poi nuovamente fecondate. Se due cicli consecutivi falliscono, vengono considerate "improduttive" e avviate al macello.

Una proposta di legge per vietare le gabbie

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Il lancio della campagna "Gabbie Vuote" a Roma. Foto di Essere Animali

Secondo L'EFSA, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare, l'allevamento in gabbia è tra i principali fattori di rischio per il benessere animale, poiché limita fortemente i comportamenti naturali. Solo in Italia, si stima che oltre 40 milioni di animali vengono allevati in queste condizioni ogni anno.

Proprio per questo, Essere Animali ha anche lanciato una proposta di legge di iniziativa popolare per vietare l'uso delle gabbie in tutti gli allevamenti. L'obiettivo è portare il tema in Parlamento, seguendo l'esempio di altri paesi europei, come Austria, Lussemburgo, Svezia ed Estonia. Una richiesta che si inserisce inoltre in un contesto molto più ampio: già milioni di cittadini europei avevano infatti sostenuto l'iniziativa "End the Cage Age", chiedendo un cambiamento a livello comunitario.

Intanto, qualcosa sta già cambiando. Secondo dati ISMEA, l'Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, i consumi di carne di coniglio in Italia sono in calo – soprattutto tra le generazioni più giovani – mentre cresce il numero di quelli adottati come animali d'affezione, oggi oltre 3 milioni secondo ASSALCO. Un segnale di come stia evolvendo il rapporto con questa specie, sempre più percepita non più come fonte di cibo, ma come un compagno di vita al pari di cani, gatti e altri domestici.

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