UN PROGETTO DI
11 Marzo 2026
16:53

Alla Statale di Milano un convegno per raccontare le sofferenze degli animali nelle guerre. “Vittime e strumenti fin dall’antichità”

All’Università degli Studi di Milano, venerdì 13 marzo alle ore 10:00, si terrà un convegno intitolato "Animali in guerra: soldati inconsapevoli, eroi dimenticati, vittime sconosciute". Il professore Mauro di Giancamillo che ha organizzato l'evento spiega a Kodami: "Osservare la guerra attraverso la prospettiva animale implica la sospensione dell'ottica antropocentrica che domina l'interpretazione dei fenomeni storici"

Intervista a Prof. Mauro Di Giancamillo
prorettore e docente di Radiologia veterinaria presso l'Università Statale di Milano
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In guerra se ne parla poco delle "vittime collaterali". Succede per noi umani, ancor meno per gli altri animali. Cani, gatti, cavalli, uccelli e così via: domestici o selvatici non cambia la storia. Sono tutti vittime dell'orrore della violenza delle armi che l'uomo mette in atto sin dalla notte dei tempi. All’Università degli Studi di Milano venerdì 13 marzo alle ore 10:00 si metterà in evidenza questo aspetto attraverso il convegno "Animali in guerra: soldati inconsapevoli, eroi dimenticati, vittime sconosciute". L’incontro, promosso dal Dipartimento di Medicina Veterinaria e Scienze Animali e sostenuto da MUSA nell’ambito del programma "La Statale per la Pace," riunirà esperti di diversi settori come il professore di Clinica chirurgica e Ostetrica veterinaria Alessandro Pecile, la storica Giulia Guazzaloca, la presidente della Fondazione Save the Dog and other Animals Sara Turetta, il filosofo Simone Pollo e la giurista Marita Giménez-Candela. Ospite anche la regista Myroslav Slaboshpitskaya che con la proiezione del suo film ‘War Through the Eyes of Animals’, presentato in anteprima al Tribeca Festival, seguito da un confronto con il pubblico.

L'incontro è stato fortemente voluto dal professor Mauro Di Giancamillo, docente di Radiologia veterinaria, con cui abbiamo parlato per analizzare gli scenari in cui gli animali sono puntualmente coinvolti e comprendere quali danni subiscono e non solo in termini di vite perse.

Professore, da veterinario e promotore dell’iniziativa: quando ha iniziato a riflettere sul tema degli animali coinvolti nei conflitti e cosa l’ha spinta a trasformare questa riflessione in un convegno?

Da tempo sto riflettendo sul tema degli animali considerati come "ultimi", spesso percepiti come invisibili e presi in considerazione solo quando rispondono alle esigenze umane. L'attenzione nei loro confronti emerge principalmente quando le loro vicende suscitano emozione, confermando un approccio prevalentemente antropocentrico. Questa riflessione è maturata grazie all'iniziativa promossa dalla mia Università, "100 lezioni per la pace",  voluta dalla Rettrice, la professoressa Marina Brambilla e dal Delegato per la Didattica, Ricerca e Terza Missione sui temi della pace e della giustizia sociale, il professore Roberto Cornelli. Ho ritenuto importante offrire spazio alla voce degli animali, che possiedono una propria identità ma raramente vengono compresi. Originariamente era previsto un intervento durante una delle lezioni, ma per motivi diversi ho dovuto posticipare l'appuntamento. Successivamente ho valutato l'opportunità di ampliare il focus: da una semplice lezione sugli animali in guerra, si può realizzare un percorso più articolato, coinvolgendo non solo veterinari ma anche altri
esperti e prospettive interdisciplinari.

Quando si raccontano le guerre, gli animali restano quasi sempre fuori dal racconto. Perché secondo lei questa dimensione è così poco presente nel dibattito pubblico?

Non esiste una risposta definitiva a questo tema. Il pubblico tende ad essere emotivamente coinvolto di fronte a situazioni come quelle di cani che inseguono un’ambulanza o attendono il ritorno del proprio proprietario assente, poiché tali comportamenti rappresentano manifestazioni di affetto e dedizione totale. Questo genera un’immedesimazione spontanea. Tuttavia, vicende riguardanti altri animali, come gli asini uccisi per la produzione dell’Ejiao, ricevono ben poca attenzione mediatica.

Storicamente, la prospettiva antropocentrica ha attribuito all’animale un ruolo marginale, considerandolo principalmente strumentale ai bisogni umani. Cambiare questa mentalità richiede tempo. Anche in contesti bellici attuali, è complesso abbandonare il paese insieme a un animale domestico, poiché le sue necessità si aggiungono a quelle dei profughi e, in condizioni di scarsità, può rappresentare un ulteriore elemento da sostenere.

Gli animali sono stati utilizzati nei conflitti per secoli: cavalli, cani, piccioni, fino ad arrivare a impieghi più recenti e "tecnologici". Guardando alla storia, cosa ci dice questo utilizzo sul rapporto tra l’uomo, la guerra e gli altri esseri viventi?

Gli animali sono stati impiegati come strumenti di guerra fin dall’antichità, e la letteratura sull’argomento è particolarmente estesa. Per fare un esempio, l’utilizzo di cavalli sul campo di battaglia, anche sotto bombardamenti, solleva interrogativi riguardo al trattamento degli animali-soldato. È opportuno riflettere se tali animali debbano essere equiparati ai soldati umani in termini di diritti; infatti, non hanno la possibilità di arrendersi volontariamente né comprendono pienamente il significato della resa. In caso di cattura da parte del nemico, sorgono ulteriori quesiti: avranno le garanzie riservate ai prigionieri di guerra?

Il convegno mette insieme veterinari, storici, filosofi, giuristi e anche testimonianze dal campo. Uno sguardo interdisciplinare quanto è utile alla comprensione di questo fenomeno?

L'approccio interdisciplinare rappresenta la via imprescindibile. Il veterinario svolge un ruolo che va oltre la mera assistenza sanitaria, assumendo una responsabilità culturale e collettiva nella tutela della vita animale, promuovendo il benessere e il rispetto degli animali stessi. La dimensione etica costituisce un principio cardine nella professione veterinaria. Tuttavia, l'azione individuale non risulta sufficiente: è necessario lavorare congiuntamente per perseguire progressi significativi. Sebbene questa sia la direzione corretta, la distanza dall'obiettivo finale rimane considerevole.

Se pensiamo alla guerra come a una tragedia umana, includere anche gli animali nel discorso cambia il modo in cui interpretiamo la responsabilità morale dei conflitti?

La considerazione della guerra da una prospettiva alternativa può rappresentare un'opportunità di riflessione significativa. Negli ultimi anni, caratterizzati dalla prevalenza della legge del più forte, analizzare il conflitto dal punto di vista degli animali consente di evidenziare la crudeltà insita nella guerra senza alcun filtro ideologico. Gli animali non sono coinvolti in schieramenti politici né influenzati da ideologie; essi non distinguono tra destra e sinistra, ma si relazionano esclusivamente secondo le leggi naturali e non traggono beneficio alcuno dai conflitti bellici. Sebbene anche gli animali possano uccidere, ciò avviene esclusivamente per necessità e mai per piacere o in nome di
non meglio precisati valori spirituali.

Osservare la guerra attraverso la prospettiva animale implica la sospensione dell'ottica antropocentrica che domina l'interpretazione dei fenomeni storici e offre uno strumento efficace per modificare la percezione dei conflitti e della responsabilità umana nei confronti delle forme viventi. Evidenziare la vulnerabilità degli animali nel contesto bellico contribuisce a mettere in luce l'assurdità della violenza.

Nel diritto internazionale umanitario gli animali restano in gran parte fuori dal quadro delle protezioni. È un vuoto destinato a essere colmato oppure un tema che la comunità internazionale faticherà ancora a riconoscere?

Non dispongo di una risposta precisa in merito. Non è chiaro se la questione possa essere risolta completamente, né si può essere certi dei tempi o delle modalità per raggiungere tale obiettivo; tuttavia, ritengo fondamentale che il tema venga affrontato e discusso. Sono numerosi gli studiosi, veterinari, storici, filosofi, giuristi e volontari appartenenti a organizzazioni pubbliche e private che si impegnano concretamente: scrivono libri, articoli, propongono norme e leggi. Si tratta di un lavoro complesso e spesso poco riconosciuto.

C’è un episodio, storico o contemporaneo, che secondo lei racconta in modo particolarmente emblematico il ruolo degli animali nei conflitti e che ci aiuta a capire quanto questo tema sia stato sottovalutato?

Numerosi esempi storici, tra cui il British Pet Massacre del 1939, dimostrano che la gestione degli animali durante i conflitti non ha ancora insegnato lezioni significative. Ancora oggi, quando si verifica una crisi, molti proprietari tendono ad abbandonare i propri animali, considerandoli come ostacoli alla fuga o problemi legati al reperimento di cibo e alla sicurezza. È proprio di questi giorni la notizia che a Dubai, una delle Città con il reddito pro capite più alto al mondo, i civili in fuga a seguito dello scoppio della guerra tra USA e Israele contro l’Iran stiano abbandonando ogni tipo di animale. Anche in questo caso l’uomo non impara nulla dalla sua storia e dai suoi errori. Se poi
prendiamo in considerazione i due conflitti più vicini a noi, emerge come la presenza animale nella Striscia di Gaza sia ormai quasi inesistente o come il livello di alcune malattie molto pericolose per l’uomo e gli animali come la Rabbia abbia raggiunto valori senza precedenti in Ucraina. Ignorare il benessere degli animali durante le guerre può avere conseguenze negative anche per chi adotta una
prospettiva esclusivamente antropocentrica. La storia dimostra che privare una popolazione delle risorse essenziali ne compromette la possibilità di sopravvivenza, senza necessità di ulteriori scontri.

Il titolo dell’incontro parla di animali come "soldati inconsapevoli, eroi dimenticati e vittime sconosciute". Qual è il messaggio più importante che spera arrivi al pubblico e alle istituzioni dopo questa giornata di riflessione?

Oggi proporrei di intitolare l'evento "Soldati inconsapevoli, eroi sconosciuti e vittime dimenticate": una denominazione che mette in evidenza il parallelismo con la condizione umana. La storia è ricca di figure eroiche, tuttavia solo poche vengono davvero ricordate; alla fine, soldati e animali sono solo vittime destinate a essere dimenticate nel tempo. La parola centrale che ho scelto per la realizzazione di questo evento è "compassione", intesa nel suo significato più stretto. Riconoscere la vulnerabilità degli animali è un dato oggettivo che conduce a
una riflessione fondamentale: la compassione non dovrebbe limitarsi ai confini della specie umana. Gli animali non sono artefici dei conflitti ma ne subiscono le conseguenze. È nostra responsabilità garantire che non vengano dimenticati.

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La locandina del convegno "Animali in guerra" che si terrà il 13 marzo 2026 dalle ore 10:00 nella Sala di Rappresentanza del Rettorato, Via Festa del Perdono 7 a Milano
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