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18 Gennaio 2026
9:30

Al via il processo per la morte dell’orsa Amarena, uccisa a fucilate nel 2023

Il 19 gennaio ad Avezzano si apre il processo per l'uccisione dell’orsa Amarena. L’orsa marsicana, simbolo del Parco d'Abruzzo, venne uccisa a colpi di fucile davanti a un’abitazione nella notte tra il 31 agosto e il primo settembre 2023.

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Andrea Leombruni, unico imputato, è chiamato a rispondere del reato di uccisione di animale, con l’aggravante della crudeltà

Si aprirà domani, lunedì 19 gennaio, alle ore 9, davanti al tribunale di Avezzano, il processo per l’uccisione dell'orsa Amarena, uno degli animali simbolo e più amati del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM). Andrea Leombruni, unico imputato, è chiamato a rispondere del reato di uccisione di animale, con l'aggravante della crudeltà. A rinviarlo a giudizio è stato il giudice predibattimentale del Tribunale di Avezzano. La notizia è stata riportata da ANSA.

Polmoni perforati da un proiettile: come venne uccisa l'orsa Amarena

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Amarena venne uccisa a colpi di fucile la notte tra il 31 agosto e il 1 settembre 2023

Amarena fu uccisa la notte tra il 31 agosto e il 1 settembre 2023 a San Benedetto dei Marsi, piccolo centro alle porte del Parco. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l'orsa venne colpita da un proiettile sparato con un fucile nei pressi dell'abitazione dell'imputato. Le guardie del Parco la trovarono poco dopo, agonizzante, e morì a breve distanza dal luogo in cui era stata ferita. Dalla necroscopia è emerso che l'orsa è morta per emorragia dopo che il proiettile le ha perforato lateralmente i polmoni. Era a terra e a quattro zampe, in una posizione non d'attacco.

Con lei c'erano anche i suoi due cuccioli, nati da pochi mesi. Spaventati dagli spari e dal caos, riuscirono a fuggire e nei giorni successivi furono rintracciati dai tecnici del PNALM e dagli esperti, che avviarono un delicato lavoro di monitoraggio per seguirne gli spostamenti e aumentare le possibilità di sopravvivenza senza la madre. In natura, infatti, un'orsa accompagna e protegge i piccoli per almeno un anno e mezzo, insegnando loro a nutrirsi e a evitare i pericoli.

Chi era Amarena, uno degli orsi marsicani più amati di sempre

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La femmina era diventata simbolo del parco, per la nascita di Juan Carrito, morto investito da un’auto nel gennaio del 2023

Amarena non era però un'orsa qualunque. Era uno degli individui più conosciuti, monitorati e amati di orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), una popolazione esclusiva dell'Appennino centrale, unica al mondo e gravemente minacciata di estinzione. Si stima che ne restino circa 60 individui, concentrati quasi esclusivamente nel PNALM e nelle aree limitrofe. Per questo ogni singola perdita ha un peso enorme dal punto di vista biologico e conservazionistico.

Negli anni Amarena si era fatta notare per la sua abitudine di frequentare paesi e centri urbani abruzzesi. Era un orso che gli esperti definiscono "confidente", ovvero non più timoroso nei confronti degli esseri umani e che aveva quindi imparato come ottenere cibo facile da frutteti, pollai o rifiuti mal gestiti. Nonostante ciò, non era però mai stata coinvolta in episodi di aggressione verso le persone e nel tempo era quindi diventata un simbolo della convivenza – non sempre semplice – tra esseri umani e grandi carnivori.

L'orsa veniva infatti tollerata di buon grado dagli abitanti del territorio, nonostante le frequenti incursioni tra le vie e le piazze dei paesi. Nel 2020 divenne ancora più famosa per aver dato alla luce ben quattro cuccioli, evento raro e che attirò molta attenzione (e tanti curiosi) nel Parco. Tra questi c'era anche Juan Carrito, che come la madre divenne presto un animale confidente, molto noto sui social, e nuovo simbolo del Parco e degli orsi d'Abruzzo. Purtroppo, venne investito e ucciso da un'auto sulla SS17 nel gennaio 2023.

Un processo che va oltre la morte di un animale

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I due cuccioli di Amarena sono rimasti insieme dopo la morte della madre

Il processo che si apre domani ad Avezzano non riguarda solo l'uccisione di un animale selvatico protetto, ma tocca un tema più ampio: il rapporto tra le attività umane e la tutela di una specie sull'orlo dell’estinzione. La morte di Amarena ha infatti scosso l'opinione pubblica e riacceso il dibattito sulla gestione della fauna selvatica, sulla prevenzione dei conflitti e sulla responsabilità individuale in territori dove l'orso non è un'eccezione, ma una presenza storica e parte integrante della cultura e del contesto sociale.

Anche per questo, molte associazioni – tra cui OIPA, WWF, LAV, LEAL e LNDC Animal Protection – si sono costituite come parte civile, e sperano che questo processo non solo faccia giustizia per un danno ambientale enorme, ovvero la scomparsa di una preziosa femmina riproduttiva, ma che spinga anche verso una maggiore e più consapevole convivenza tra animali selvatici ed esseri umani. Ora sarà però la magistratura a fare chiarezza su quanto accaduto quella sera di fine estate.

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