
Anco non era "solo" un lupo. Era il maschio riproduttore – quello che comunemente chiamiamo capobranco – del nucleo familiare di Castel di Guido, alle porte di Roma. Un territorio complesso che alcuni non sospettano possa essere abitato da lupi, fatto di campagne, campi coltivati e strade trafficate, dove la natura ancora resiste a pochi chilometri dal raccordo anulare. È stato trovato morto da alcuni cittadine delle scorse settimane, dopo quattro anni vissuti da leader del suo branco.
E per chi studia e monitora i lupi del litorale romano come Marco Antonelli, zoologo esperto nel comportamento e nella conservazione del lupo, è la fine di un capitolo importante: "È stato il lupo dei record. Ha guidato il suo branco per quattro anni. È il primo lupo romano radiocollarato. Ed è morto solo in seguito a uno scontro con altri lupi."
Il lupo "romano" che ha guidato il branco per quattro anni
"Anco è diventato il maschio riproduttore del branco di Castel di Guido all'inizio del 2022", racconta a Fanapge.it Marco Antonelli, che da anni studia e segue i lupi del litorale romano. "Si è stabilito in un'area che fino a poche settimane prima era occupata da un altro maschio, poi scomparso". Nei lupi il branco è molto simile a una famiglia. Non è un gruppo casuale di individui, ma un nucleo composto da una coppia di adulti riproduttori – il maschio e la femmina – e dai loro figli di diverse età. In genere solo la coppia dominante si riproduce, una volta all'anno.
Fin da subito Anco ha formato una coppia stabile con una femmina e già nel 2022 è arrivata la prima cucciolata. Poi altre tre: 2023, 2024 e 2025. In totale quattro riproduzioni consecutive, una ogni anno, come avviene normalmente per la specie.
"Essere rimasto maschio riproduttore per quattro anni consecutivi in un contesto così complesso è già di per sé un record", spiega Antonelli. Complesso soprattutto perché si tratta di un'area periurbana piena di pericoli imprevedibili, una zona strettamente intrecciata con la città dove i predatori devono convivere con attività umane, strade, cani randagi e – naturalmente – con altri lupi rivali.
Il primo lupo radiocollarato intorno a Roma

Anco è stato anche il primo lupo dotato di radiocollare nelle aree intorno alla Capitale, nell'ambito del progetto europeo Life Wild Wolf, a cui partecipa anche l'Oasi LIPU Castel di Guido. Il radiocollare è un dispositivo che si applica al collo dell'animale e che, tramite GPS, permette di seguirne gli spostamenti a distanza. Non è uno strumento invasivo ed è progettato per raccogliere dati preziosi fino a un certo periodo di tempo, quando le batterie si esauriscono.
"Anco è riuscito a portarlo per ben due anni, che è la durata media di questi dispositivi", racconta ancora Antonelli. "Abbiamo perso il suo segnale solo poche settimane fa, quando la batteria si è scaricata". In quei due anni il collare ha fornito dati preziosi sul comportamento e sull'ecologia del branco, sul modo in cui utilizzava il territorio, sulle dove fossero le aree di caccia, sugli spostamenti e sulla capacità di adattarsi a un paesaggio dominato dalle attività umane.
Informazioni fondamentali per capire come i lupi riescano a vivere e riprodursi anche a ridosso di una grande città come Roma.
La morte dopo uno scontro con un branco rivale
Il corpo di Anco è stato segnalato da alcuni cittadini e poi recuperato dalle autorità, affidato all'istituto zooprofilattico per gli accertamenti del caso, come di norma si fa quando si trova un animale selvatico morto. La causa della morte è risultata essere uno scontro con un branco rivale: sul corpo erano infatti presenti diversi segni di aggressione compatibili con un attacco da parte di altri lupi.
Nei lupi questi scontri sono di solito legati soprattutto alla difesa del territorio. Ogni branco occupa un'area ben definita, che protegge da altri gruppi vicini rivali. Quando però la popolazione cresce e gli spazi si fanno più stretti e contesi, i conflitti possono diventare più frequenti e aggressivi.
"Può sembrare paradossale", sottolinea Antonelli, "ma una morte di origine naturale, come uno scontro territoriale, è un segnale positivo rispetto a una di origine antropica, cioè causata dall'uomo, come un investimento stradale o il bracconaggio". Sappiamo infatti che in Italia i lupi morti per cause riconducibili direttamente o indirettamente alla mano dell'essere umano sono tante e in aumento, ma almeno in questo caso la dinamica fa parte del naturale ciclo vitale della specie.
Quanti sono i lupi del litorale romano?

Oggi nel litorale romano sono presenti tre nuclei familiari: il branco storico di Castel di Guido di cui faceva parte Anco, quello di Maccarese-Fregene e un terzo gruppo che si sposta nella stessa area costiera. Ora però, la morte del maschio riproduttore apre una fase nuova e molto delicata per il branco di Castel di Guido. Nei lupi la stabilità della coppia è fondamentale per la riproduzione e per la coesione del gruppo e la scomparsa di Anco è tra l'altro arrivata in un momento molto particolare per la vita del branco.
"Tra fine febbraio e inizio marzo inizia la fase riproduttiva", spiega ancora Marco Antonelli, "è il periodo in cui la coppia adulta si accoppia. Poi dopo circa due mesi di gestazione, in tarda primavera, nascono i cuccioli". All'inizio, i lupacchiotti restano per un po' nella tana, poi durante l'estate vengono spostati in aree chiamate "rendez-vous", zone di ritrovo dove tutta la famiglia si riunisce e dove i ricercatori riescono più facilmente a monitorare e a studiare i branchi.
"Nelle prossime settimane intensificheremo il monitoraggio", aggiunge Antonelli. "Solo nei mesi estivi potremo avere un quadro più chiaro, dati più solidi e capire davvero se il branco di Castel di Guido riuscirà a riprodursi anche dopo la scomparsa del suo storico maschio".
Un lupo che entra di diritto nella storia
"Quando ti occupi di fauna selvatica", conclude Antonelli, "metti in conto che prima o poi arriverà la notizia della morte di un individuo che hai seguito per anni. Fa parte del mestiere. Ma ci sono animali che in qualche modo entrano nella storia. E, anche se può sembrare strano dirlo, entrano inevitabilmente anche nel cuore dei ricercatori".
Anco è stato uno di questi. Per i record riproduttivi, per i dati scientifici che ha permesso di raccogliere, per la capacità di vivere da protagonista in un territorio così complesso e difficile. Ha guidato il suo branco per quattro anni in una delle aree più antropizzate d'Italia, in un momento storico che sta tra l'altro sta diventando sempre più difficile e imprevedibile per la convivenza tra esseri umani e grandi carnivori.
Il lupo Anco alla fine ha perso la sua ultima "battaglia", ma ha anche fatto la storia del litorale romano. Una storia che d'ora in avanti continuerà con nuovi protagonisti, nuove scoperte e nuovi lupi romani.