
Con poche parole e un video che le rende omaggio, la pagina Facebook ufficiale del Vittoriale di Gardone Riviera, la "casa" di Gabriele D'Annunzio, ha reso nota la morte della gatta Gina, presenza costante e nota per tutti i visitatori del palazzo in cui il "vate" abitava sul lago di Garda e che è diventato un polo museale. na era una gatta storica, arrivata al Vittoriale nel 2010 e curata e seguita dagli addetti ai lavori e molto conosciuta dai visitatori.
D'Annunzio era in generale molto affascinato dagli animali e amava circondarsi però non di gatti ma di cani, soprattutto di Levrieri, tanto che proprio nella dimora di Gardone Riviera è presente un cimitero per cani che si trova nel giardino della Prioria, accanto al muro di cinta del Casseretto. Lì lo scrittore faceva seppellire i suoi compagni canini e nell'area ci sono le tombe con l'indicazione dei nomi degli animali e gli epitaffi che li ricordano. Come infatti è indicato sul sito ufficiale del Vittoriale "nel progetto della sua dimora d’Annunzio volle anche un luogo dove potessero riposare per sempre i suoi amati cani – levrieri soprattutto – ai quali ha dedicato un componimento scritto nel 1935 che oggi si può leggere su una lapide recentemente collocata".
La poesia di D'Annunzio così recita:
Qui giacciono i miei cani
gli inutili miei cani,
stupidi ed impudichi,
novi sempre et antichi,
fedeli et infedeli
all’Ozio lor signore,
non a me uom da nulla.
Rosicchiano sotterra
nel buio senza fine
rodon gli ossi i lor ossi,
non cessano di rodere i lor ossi
vuotati di medulla
et io potrei farne
la fistola di Pan
come di sette canne
i’ potrei senza cera e senza lino
farne il flauto di Pan
se Pan è il tutto e
se la morte è il tutto.
Ogni uomo nella culla
succia e sbava il suo dito,
ogni uomo seppellito
è il cane del suo nulla.
All'interno del Vittoriale, poi, è possibile anche vedere una collezione di oggetti che appartenevano al poeta e che afferivano al suo rapporto con i cani che vivevano con lui. Sono infatti conservati collari, guinzagli, foto del poeta con gli animali ed altri strumenti di uso quotidiano nonché una lettera destinata all’architetto Gian Carlo Maroni in cui D'Annunzio lo sollecitava per la creazione di un canile proprio al Vittoriale. Il poeta scriveva: "Ti supplico di affrettare i lavori del canile […] Bisogna che i cani abbiano il ricovero […] Bisogna bisogna bisogna". Oggi, però, quell'area, dopo anni di abbandono, è stata ristrutturata ma non è destinata al ricovero di cani senza famiglia come avrebbe voluto il poeta ma è un luogo che può essere affittato "per eventi e manifestazioni".