
Ancora succede, sebbene sia raro vederlo e scoprendone gli effetti solo a cose fatte. Quando di fronte ad un cancello di un canile o di un rifugio i volontari o gli operatori trovano un cane abbandonato la scena, purtroppo, è sempre la stessa: ciò che rimane di quello che è un gesto ignobile, nonché un reato, è solo la vittima dello stesso, il cane. Del colpevole che puntualmente si dilegua senza lasciare traccia poco si riesce a sapere e raramente si arriva a identificarlo. Ma le immagini che sono state riprese dalle telecamere di sorveglianza del rifugio dell'associazione La Fenice Adla ODV a Napoli inchiodano i responsabili che, questa volta, si spera saranno identificati e non avranno scampo dalla giustizia.
"Eravamo all'interno della struttura – racconta Fortuna, una volontaria che opera da tempo nel rifugio che si trova a Ponticelli, nella parte orientale della città – quando abbiamo sentito strani rumori provenire dall'entrata. Siamo arrivati poco dopo che i due che si vedono nelle immagini erano andati via, trovando la cagna nel cancelletto di separazione che abbiamo tra l'entrata e il cortile del rifugio".
Le immagini, infatti, parlano chiare: due uomini comunicano a distanza, uno vicino al cancello de La Fenice e l'altro a pochi metri dove c'è la loro macchina. Quest'ultimo raggiunge poi il complice con un cane al guinzaglio, nel momento in cui si sono resi conto che il cancello non è chiuso a chiave. Infilano l'animale dentro e fuggono via, con tanto di video che immortala anche la loro autovettura.
"Quello che si vede nelle immagini, come abbiamo spiegato anche in un commento sotto al post su Facebook dove abbiamo pubblicato il video, è il cancelletto di sicurezza dell'ingresso – continua Fortuna – Serve per evitare che i cani possano scappare quando si esce e si entra dalla porta. Il cancello era aperto perché stavamo pulendo l'ingresso, ma come si vede dal video si sono affacciati dalla finestra e hanno infilato la cagnetta in un momento in cui eravamo più lontani".
Il rifugio La Fenice esiste da tantissimo tempo ed è stato fondato da Carmela Vitale che da circa 35 anni è attiva sul territorio, curando i cani prima in strada e poi aprendo un rifugio che nella zona è un vero e proprio faro di luce per dare assistenza ad animali che non hanno una famiglia di riferimento. "Nel tempo è riuscita a realizzare prima dei giacigli di fortuna di legno, subendo anche l'arroganza di certa parte del substrato sociale alquanto dubbio del territorio, ma è stata sempre tenace e piena di amore e ormai sono 25 anni che ha realizzato l’associazione ADLA", conclude la volontaria.
Rosaria Nocerino, che fa parte del direttivo dell'associazione, aggiunge: "Gli abbandoni purtroppo sono all'ordine del giorno e noi non abbiamo alcun sostegno economico pubblico. Ci sosteniamo con le donazioni dei cittadini e quanto riusciamo a ricevere anche attraverso il 5×1000. E' Melina (Carmela Vitale, la fondatrice ndr) a continuare a metterci soldi di tasca sua perché tra cibo e cure veterinarie non si riesce mai a pareggiare i conti".
Al rifugio attualmente ci sono 70 cani, tra cui diversi Terrier di tipo Bull e molossoidi che sono "rinunce di proprietà", come del resto accade in tutti i canili italiani in cui cani di questa tipologia abbondano a causa di scelte non ponderate e irresponsabili da parte di chi li ha presi come status symbol.
Le persone che fanno volontariato alla Fenice non hanno denunciato l'accaduto alle Forze dell'ordine, ma solo pubblicato sui loro canali social le immagini perché "quando lo abbiamo fatto, procedendo contro ignoti, poi non siamo mai riuscite ad ottenere giustizia", conclude amaramente Rosaria.
A rendere noto però il caso a chi di dovere è stata la ex consigliera regionale con delega al benessere degli animali, Roberta Gaeta: "Capisco lo scoramento ma bisogna assolutamente trovare chi ha compiuto un gesto del genere e le autorità hanno il dovere di procedere. Ho segnalato il caso a Mariella Vigliotti, comandante del Nucleo Carabinieri CITES, persona molto attenta e scrupolosa che mi ha assicurato che vaglieranno le immagini per identificare i responsabili. Li troveremo e la giustizia farà il suo corso ma ciò che ci tengo che emerga è l'impegno che i volontari ogni giorno ci mettono per far sì che i cani abbiano una vita dignitosa e che oltre alla reazione emotiva di condanna da parte di chi vede queste immagini ci sia anche un sostegno concreto per aiutare chi porta avanti strutture come la Fenice sul nostro territorio. Persone per bene, che si occupano degli animali e che non fanno altro che badare al loro benessere: dovrebbero essere considerate un valore aggiunto da parte di tutti, tanto della cittadinanza quanto delle istituzioni e a loro va sempre il mio sostegno perché possano operare in condizioni migliori rispetto a quelle in cui ‘normalmente' si trovano".