
Inseguire un uomo che fino a pochi minuti prima si spacciava come veterinario e la sua principale occupazione era quella di estrarre i microchip dai cani, così che le persone potessero abbandonarli senza essere più rintracciati. Nell'epilogo è quello che accade ma sin dall'inizio del servizio che Striscia la Notizia manderà in onda questa sera a rincorrere il falso medico insieme a Luca Abete c'erano anche i Nas, che hanno provveduto a fermare l'uomo e a denunciarlo. I locali in cui operava sono stati sequestrati e la Procura di Santa Maria Capua Vetere ha avviato le indagini. Dagli accertamenti è emerso anche un quadro igienico-sanitario allarmante: ambienti fatiscenti, rifiuti ospedalieri abbandonati e farmaci scaduti.
"Ci vogliono un centinaio di euro. Se tolgo il microchip vi comunico che è morto. Se vi beccano e trovano il taglio sull’orecchio vengono da me e ci arrestano", dice l'uomo ripreso dalle telecamere nascoste, e propone anche una soluzione più veloce: "È più facile se abbattiamo il cane. Facciamo l’eutanasia. Produco la certificazione in cui c’è scritto che il cane è morto d’infarto. All’Asl facciamo la comunicazione che l’avete trovato morto in casa, altrimenti lo prendono per analizzarlo".
Sono questi solo alcuni dei passaggi di come il finto veterinario indirizzava le persone, in cambio delle sue prestazioni. Con l'inviato di Striscia la Notizia abbiamo voluto approfondire la storia ma soprattutto parlare di una piaga che continua a mietere migliaia di vittime all'anno, i cani abbandonati, senza soluzione di continuità e anche con il supporto clandestino di persone senza scrupoli cui si rivolgono, del resto, altrettanti individui pronti anche a cose del genere pur di sbarazzarsi di chi dovrebbe essere un membro della famiglia.
Luca, come è nato questo servizio?
L’idea è nata da una riflessione semplice ma inquietante: ogni anno in Italia vengono abbandonati circa 85 mila animali. Mi sono chiesto come facciano alcuni a eludere il sistema di identificazione del microchip. Abbiamo iniziato a verificare e siamo arrivati in quello che si è rivelato uno studio veterinario degli orrori. L’uomo non era laureato ed esercitava abusivamente, occupandosi di decine di cani al giorno. Quando ha proposto addirittura di sopprimere un cane fingendo un tumore terminale inesistente, sono rimasto profondamente colpito. Non pensavo si potesse scendere a un livello così cinico. Alla rabbia per questa pratica criminale si è aggiunta la determinazione: documentare tutto e creare le condizioni perché venisse fermato. Perché certe derive non vanno solo raccontate, vanno interrotte.
Hai lavorato insieme alle Forze dell’ordine. Quanto è importante denunciare?
È fondamentale. Senza denuncia, l’illegalità si organizza nel silenzio. In questo caso l’intervento tempestivo dei Carabinieri è stato decisivo per impedire che l’attività continuasse indisturbata. I reati contro gli animali sono ancora troppo diffusi e l’abbandono resta tra i più vili, perché colpisce chi non può difendersi. Per questo è essenziale rafforzare il dialogo tra cittadini e Forze dell’ordine: segnalare, collaborare, non voltarsi dall’altra parte. Io coinvolgo sempre chi ha l’autorità per intervenire e chiudere definitivamente queste pratiche criminali. La denuncia non è un gesto straordinario: è il minimo sindacale della responsabilità civile.
L’abbandono è ancora una piaga. Cosa pensi di chi si affida a personaggi del genere?
Un cane non è un oggetto che restituisci quando ti stanchi. È un impegno, un legame, una presenza viva che dipende da te. Per me è un privilegio impagabile. Rivolgersi a chi promette di “risolvere il problema” eliminandolo significa non tener conto che si tratta di un essere vivente. E’ grave anche alimentare questo mercato sommerso di operatori senza scrupoli. Oggi esistono alternative sicure e responsabili per affidare un animale a mani competenti: ignorarle è una scelta gravissima. Pensare a un cane abbandonato, lontano dai luoghi e dagli affetti che conosce, costretto a sopravvivere da solo, è qualcosa che fa male solo a immaginarlo. Non è soltanto un reato: è una povertà morale che non possiamo più accettare.

Qual è secondo te il ruolo degli animali in famiglia?
Sedici anni fa, con la mia famiglia, siamo entrati in un canile per adottare un cane. Non per scegliere “il più bello” o quello che somigliava a un’idea da catalogo, ma per dare a un animale la possibilità concreta di avere una casa, stabilità, affetto. Giorgino è ormai parte della nostra famiglia. Ho due gatti, Gigia e Turi, che dalla strada ho accolto in casa mia. Mi ritengo fortunato. Gli animali non sono presenze decorative, ma legami veri. Tutti dovrebbero capire che un animale non è un riempitivo emotivo: è una responsabilità che ti educa, ti migliora, ti rende più umano.