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Emergenza lavoro

“In certi studi legali mi pagavano 200 euro al mese, in altri lavoravo 15 ore al giorno”: la storia di Valentina

Valentina ha 28 anni ed è laureata in giurisprudenza a Milano. Ha svolto la pratica forense sia in alcuni piccoli studi che in studi internazionali. Una volta conclusa, non è riuscita più a trovare lavoro: “Questa situazione mi ha generato tanto stress e il mio corpo ne ha risentito”, ha raccontato a Fanpage.it.
A cura di Ilaria Quattrone
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Valentina ha 28 anni e nel 2021 si è laureata in Giurisprudenza in una prestigiosa università di Milano a pieni voti. Come da prassi, ha svolto la pratica forense per due anni. Al termine di questa, ha sostenuto e superato la prova scritta dell'esame di Stato, necessario per il titolo di avvocato. Attualmente è in attesa di svolgere la prova orale.

Durante la sua esperienza da praticante, come ha raccontato a Fanpage.it, è stata sfruttata: in alcuni studi ha ricevuto compensi irrisori (duecento-trecento euro), in altri, nonostante ricevesse una paga adeguata, è stata costretta a lavorare per 14-15 ore al giorno compresi weekend e festivi.

"Ho iniziato la pratica in alcuni piccoli studi dove, se capitava, ricevevo un rimborso spese in nero di duecento-trecento euro. Cifre con le quali è impossibile vivere. Svolgevo contemporaneamente altri lavori: commessa, barista o simili. Non avevo tempo per la vita sociale. Quando ho iniziato la pratica avevo 25 anni. Inizialmente ho cercato di accettare questa situazione, poi dopo un po' mi sono detta: ok, ma cosa ho studiato a fare?".

"Dopo un anno, ho cambiato tipologia di studio in cui svolgere la pratica. Ho iniziato a lavorare per uno studio internazionale. Ho aperto una partita Iva. In questo caso, ho ricevuto un compenso economico adeguato. Per averlo, però, dovevi lavorare per quattordici-quindici ore. Ci sono stati giorni in cui veramente avrei fatto prima a dormire lì. Anche se hai la partita Iva, è come se fossi un dipendente: devi rimanere almeno fino alle 20 o 21 di sera. Non puoi stare a casa o prendere alcuni giorni: sei sempre a loro disposizione".

"Purtroppo te lo fai andare bene perché sei consapevole che questo purtroppo è il mercato del lavoro. In questi studi, però ragionano nell'ottica di utilizzo della persona fino al tempo della pratica. Una volta conclusa, spesso ti dicono di non avere più bisogno di te. A me è capitato due giorni prima di Natale. La partner dello studio in cui lavoravo, mi ha detto: ‘Da gennaio la collaborazione è interrotta. Ti invitiamo a cercare un altro studio. La tua pratica forense è finita, cerchiamo altri stagisti‘".

Da quel momento in poi Valentina non è riuscita a trovare più un lavoro: "Ho tutte le carte in regola, parlo tre lingue. Ma ogni volta che faccio un colloquio, mi dicono che preferiscono persone più giovani che devono iniziare la pratica forense. Le persone che si trovano tra la fine della pratica e la conclusione dell'iter dell'esame di Stato, hanno poche possibilità di lavorare. Nella maggior parte degli studi, preferiscono sfruttare gente più giovane piuttosto che valorizzare l'esperienza".

Valentina, a causa della situazione in cui si trova, ha perso molti chili: "Mi ha generato tanto stress e il mio corpo ne ha risentito. Per me la questione lavorativa è importante. Attualmente sto facendo la promoter, in attesa di trovare un'occupazione in uno studio. Per me ogni lavoro ha la sua dignità, ma mi sento un po' sprecata nel dovermi accontentare di lavoretti. Non è questo, quello che auspicavo".

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