
E' il WWF, nel giorno in cui si celebra le specie selvagge, a ribadire ciò che dovrebbe ormai essere ben noto: nel mondo continua quasi indisturbato il traffico illegale di fauna e flora, un business che vale ogni anno oltre 20 miliardi di dollari e coinvolge centinaia di milioni di esemplari tra animali e piante.
"Si tratta di un mercato estremamente diversificato – scrivono gli esperti del WWF nel loro report "Crimini di Natura" – Include animali e piante vivi, ma anche una vasta gamma di prodotti derivati, come alimenti, articoli in pelle esotica, legname, souvenir turistici e medicinali. In molti casi, i livelli di sfruttamento sono così elevati che, insieme ad altre pressioni come la perdita di habitat, possono ridurre drasticamente le popolazioni selvatiche e spingere alcune specie verso l’estinzione".
Leggere l'impietosa analisi aiuta a comprendere quanto appunto il fenomeno sia diffuso, nonostante le politiche di tutela di molti Stati al mondo siano cambiate e così anche la percezione dell'opinione pubblica, ma a fronte appunto di pratiche che continuano a non essere debellate fino in fondo.
Si tratta di una vera e propria economia sommersa che continua a sopravvivere, anzi a vivere floridamente, grazie anche a sistemi di corruzione diffusi nelle istituzioni e che si alimenta della richiesta di un mercato che continua a chiedere di stravolgere interi ecosistemi, fatti appunti di altri esseri viventi e piante. Come avviene, ad esempio, per l'utilizzo di parti di animali per il mercato della medicina tradizionale asiatica o anche per chi ancora pratica la caccia al trofeo.
Il report mette in evidenza tutti i danni creati all'ambiente con le operazioni criminali che puntano alla decimazione di popolazioni di animali e all'habitat nel quale vivono o, meglio, viviamo tutti. "Tra le 4 mila specie animali e vegetali colpite dal recente traffico di fauna selvatica – si legge nell'analisi del WWF – esistono diversi rischi di sfruttamento eccessivo, distruzione degli ecosistemi e potenziali impatti sulla stabilità climatica. Gli impatti del crimine contro natura sono complessi e interconnessi, minacciano la sopravvivenza degli ecosistemi e delle specie, destabilizzano le economie e le comunità e mettono a rischio la salute e la sicurezza globali".

C'è un passaggio molto interessante all'interno del report in cui viene messo in evidenza il dato di fatto che i luoghi comuni diffusi nelle varie popolazioni del mondo in combinazione con fake news che puntano sulla scorretta informazione attraverso anche le reti sociali e i motori di ricerca creano ancora di più terreno fertile a chi opera illegalmente. "Quando la paura, il mito o la disinformazione si sostituiscono alla conoscenza, la biodiversità paga un prezzo altissimo. Specie fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi vengono perseguitate perché associate a presagi di sventura, malattie o poteri magici".
Le attività principali in cui il WWF riassume il danno che si continua a causare all'ecosistema sono il traffico di specie selvatiche, la deforestazione illegale, la pesca e il taglio del legname non autorizzati, insieme ad altre forme di prelievo illecito. Secondo gli esperti queste pratiche "rappresentano oggi un business criminale globale che prospera grazie a corruzione, impunità e debolezza istituzionale. I danni generati vanno ben oltre la perdita di specie: minano la stabilità degli ecosistemi, aggravano la crisi climatica, riducono risorse essenziali e compromettono la sicurezza collettiva".

Nel mondo secondo un report del 2024 del’UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime) il commercio illegale di fauna e flora coinvolga circa 4000 specie animali e vegetali in 162 Paesi. Pangolini, elefanti, rinoceronti, coccodrilli, pappagalli, orchidee e legni pregiati sono tra le categorie più trafficate.