
Gli squali bianco del Mediterraneo sono spesso considerati quasi come dei fantasmi. Si sa che ci sono, ma gli avvistamenti sono sporadici, i racconti dei pescatori spesso non confermati e molti dei dati provengono da vecchi registri novecenteschi. Poi, di tanto in tanto, spunta fuori un'osservazione inaspettata che offre nuovi spunti sullo status e il futuro di questa specie sempre più rara e minacciata nel Mare Nostrum.
L'ultima riguarda un giovane bianco lungo circa 2,1 metri e del peso di 80-90 chili che è stato catturato accidentalmente nell'aprile del 2023 da alcuni pescatori nella zona orientale al largo della Spagna. Ci sono dati ancora più recenti, è bene dirlo subito, ma questa osservazione è comunque molto importante ed è servita a fare il punto della situazione in un nuovo studio pubblicato sulla rivista Acta Ichthyologica Et Piscatoria.
Lo squalo bianco, un "fantasma" nel Mare Nostrum

La notizia ha infatti spinto un gruppo di ricercatori a fare ciò che si fa quando emerge un dato inatteso: tornare agli archivi. Gli autori hanno così passato in rassegna ben 160 anni di dati, dal 1862 al 2023, tra segnalazioni, catture accidentali (il cosiddetto bycatch, cioè l'intrappolamento in ami e reti durante la pesca ad altre specie) e altri documenti storici. La conclusione è chiara: lo squalo bianco nel Mediterraneo non è mai scomparso.
È molto raro, elusivo, ma presente. Una popolazione "fantasma", appunto, che continua però a nuotare in queste acque senza quasi mai farsi vedere. Si tratta di un dato che, per quanto fosse comunque noto tra gli studiosi di squali, è comunque molto importante. Lo squalo bianco (Carcharodon carcharias) è infatti considerata una specie "Vulnerabile" nella Lista Rossa IUCN e in tutto il mondo, incluso il Mediterraneo, le popolazioni sono in forte declino.
Perché è un dato così importante
Nel Mediterraneo, inoltre, i dati sui giovani squali sono pochissimi. E questo è un problema, perché la presenza di individui giovani è uno dei segnali più evidenti che la riproduzione della specie ancora avviene in una determinata area. Da tempo le acque dello Stretto di Messina e il Golfo di Gabès, in Tunisia, sono considerate le ultime possibili aree di riproduzione nel Mediterraneo, ma i dati certi continuano a essere molti scarsi.
Anche la baia di Edremit, nell'Egeo turco nord-occidentale, è stata individuata come possibile "nursery", cioè una zona in cui si radunano e crescono i piccoli squali appena nati (che tra l'altro abbiamo visto per la prima volta solo qualche anno fa): dal 2008 lì sono stati infatti documentati almeno 11 piccoli giovani bianchi. Per questo la cattura di un giovane squalo bianco rappresenta un dato in più molto prezioso, che potrebbe indicare la possibile presenza stabile della specie anche nel Mediterraneo occidentale.
Non solo Spagna: i dati e le osservazioni più recenti
Negli ultimi anni, alcune prove dirette e non avevano già rafforzato l'idea che lo squalo bianco non avesse mai abbandonato il Mediterraneo. Nel maggio del 2025, per esempio, un individuo è stato avvistato a Malta, mentre nello stesso anno un altro giovane squalo è stato pescato accidentalmente e poi liberato nell'Adriatico, al largo del Montenegro. Episodi molto rari, ma documentanti, che confermano la presenza di queste specie nel Mediterraneo.
Allo stesso tempo, però, il quadro resta ancora molto frammentario e il futuro della popolazione tutt'altro che sicuro. Un monitoraggio specifico condotto nel 2024 dall'Università di Siena e dal Centro Studi Squali non ha infatti registrato alcun avvistamento di squali bianchi nelle acque italiane. L'assenza di segnalazioni non equivale a un'assenza reale della specie, ma conferma quanto sia difficile intercettare questi animali, sempre più minacciati dalla pesca e dal bycatch e dagli effetti dei cambiamenti climatici.
La necessità dei monitoraggi a lungo termine
Questo studio, oltre ad aggiungere un nuovo dato, sottolinea soprattutto un punto fondamentale: servono progetti di monitoraggio continuativi. Avvistamenti diretti, raccolta sistematica delle segnalazioni dei pescatori, tecniche di tracciamento satellitare. Solo combinando questi strumenti sarà possibile capire davvero quante e dove sono le aree di riproduzione certamente attive, nonché quali rotte migratorie seguano questi squali nel bacino del Mediterraneo.
Fare chiarezza scientifica significa ovviamente anche ridurre la paura irrazionale. Come ricordano i ricercatori, la paura nasce spesso dall'ignoto. E lo squalo bianco, nel Mediterraneo, è stato a lungo proprio questo: una presenza piena di interrogativi. Sappiamo che non è scomparso. È molto raro, ma c'è ancora. E la sua presenza, più che un motivo di allarme, è il segnale che il nostro mare conserva ancora una parte indispensabile della sua complessità ecologica.