
Non è una scena facile da guardare. In un video diventato virale, una femmina di elefante asiatico attraversa un fiume stringendo con la proboscide il corpo senza vita del suo cucciolo. Secondo il racconto del fotografo naturalista Muniswara Raja, che ha condiviso il video su Instagram, la mamma lo portava con sé da circa 60 giorni, trascinandolo ovunque andasse.
Le immagini arrivano dallo stato del Uttarakhand, nel nord dell'India, e hanno colpito centinaia di migliaia di persone: il video ha oltre un milione di visualizzazioni. Nei commenti, molti hanno letto in questo gesto la prova di un amore materno "incondizionato", molto simile a quello umano. Ma cosa sappiamo davvero sui comportamenti come questo? Gli altri animali possono sperimentare qualcosa di paragonabile al nostro lutto?
Un legame molto forte: una mamma che non vuole lasciare andare il suo cucciolo
Gli elefanti sono animali incredibilmente sociali, che vivono in gruppi familiari interamente femminili guidati solitamente dalla più anziana, la matriarca. Le relazioni tra le femmine sono quindi fortissime e durano per tutta la vita: figlie, zie e nipoti non lasciano mai il branco in cui sono nate. I maschi, invece, una volta diventati adulti abbandonano il gruppo per condurre una vita più solitaria. Tra madre e cucciolo il legame è fortissimo: la gravidanza dura quasi 22 mesi, una delle più lunghe nel regno animale, e il piccolo dipende dalla madre per anni.
Quando un cucciolo muore, il legame è così forte che la madre (e talvolta sorelle, zie e altre femmine del gruppo) continuino a interagire con il suo corpo anche per giorni o settimane, come se non volessero "rassegnarsi" a lasciarlo andare. Non è la prima volta che succede, in diversi casi documentati sia negli elefanti asiatici che in quelli africani, le femmine toccano, sollevano o rimangono accanto ai resti dei piccoli per molto tempo, mostrando comportamenti che, a prima vista, ricordano il lutto umano.
Possiamo parlare di "lutto" negli altri animali?

Qui è importante essere molto cauti. Nello studio del comportamento animale di solito si cerca di evitare di attribuire ad altre specie emozioni così complesse e soprattutto identiche alle nostre senza prove solide. Tuttavia, esistono sempre più osservazioni ed evidenze che suggeriscono come alcune specie sociali – tra cui elefanti, cetacei, primati, ma a anche corvidi e persino cani – possano mostrare reazioni alla morte di un conspecifico che vanno evidentemente oltre "qualcosa".
Proprio nel caso degli elefanti asiatici, per esempio, sono stati osservati comportamenti che sembrano veri e propri rituali. In uno studio pubblicato nel 2024 sul Journal of Threatened Taxa, viene descritto come alcuni gruppi trascinano il corpo del cucciolo e lo coprono con terra e vegetazione, lasciandolo deliberatamente con le zampe rivolte verso l'alto. In almeno un episodio documentato, un intero branco è rimasto nei pressi della "sepoltura", emettendo vocalizzazioni intense – barriti profondi e prolungati – interpretati dai ricercatori come segnali di forte stress o forte eccitazione emotiva.
Non solo elefanti: come gli animali "piangono" i propri cari

Scene molto simili sono state osservate anche in altre specie. Anche le mamme scimpanzé e bonobo sono state più volte osservate mentre trasportano e accudiscono i loro piccoli morti per giorni. Secondo uno studio sull'argomento ancora in fase di revisione, le prove non dimostrano con certezza che le scimmie abbiano una comprensione della la morte e della sua irreversibilità nello stesso modo in cui le intendiamo noi, ma non permettono neppure di escluderlo con certezza.
L'esempio più noto anche al grande pubblico, tuttavia, arriva dal mare. Anche le orche sono conosciute per il loro complesso sistema sociale e per i forti legami familiari all'interno di ogni pod, come vengono chiamati i gruppi familiari. Nel 2018, una femmina conosciuta come Tahlequah ha trasportato il corpo del suo cucciolo morto per 17 giorni consecutivi, percorrendo centinaia di chilometri. Un comportamento che ha colpito profondamente l'opinione pubblica e che si è ripetuto dopo la perdita di un secondo piccolo, all'inizio del 2025.
Anche in questo caso, gli scienziati parlano con prudenza: non sappiamo se questi comportamenti corrispondano a un "lutto" nel senso umano del termine. Ma indicano certamente un forte legame sociale e una risposta alla perdita che non può essere liquidata come semplice "istinto". Molti animali mostrano chiaramente di provare un dolore reale, e rispondere in modo complesso, davanti alla morte: se non è lutto, ci si avvicina molto.
Il video dell'elefante tra emozione, empatia e consapevolezza

Il video dell'elefante in Uttarakhand è, prima di tutto, una testimonianza molto potente. Ci colpisce perché riconosciamo in quella madre qualcosa di molto familiare: la difficoltà di lasciare andare, il legame tra una mamma e un figlio, la persistenza di un comportamento anche quando la morte è evidente e non è più possibile tornare indietro. L'empatia ci aiuta a "provare" ciò che crediamo stia provando quella madre. Ma anche gli elefanti e molto altri animali sono in grado di provare empatia.
Per capire davvero cosa sta accadendo e cosa sta provando quella mamma che trascina il corpo quasi mummificato di suo figlio dobbiamo tenere insieme due piani diversi: quello emotivo, che ci avvicina agli altri animali, e quello etologico, che ci invita per il momento alla cautela. Spesso, come ha scritto lo stesso Muniswara Raja, la natura e il comportamento animale vanno oltre la nostra comprensione. E va bene così.
In casi come questo, forse, il primo passo è proprio osservare con rispetto, senza forzare spiegazioni troppo semplici. Dobbiamo essere consapevoli che la vita e le emozioni di un altro animale non potranno mai essere adeguatamente comprese. Questo però non significa che non esista "altro da noi", non necessariamente più o meno complesso. Se non possiamo ancora parlare di lutto nel senso umano del termine, non è detto che non esitano altre forme, altri "lutti". O anche qualcosa che non ha ancora un "etichetta" e che probabilmente non lo avrà mai.