
Un elefante asiatico ha ucciso un turista thailandese all'interno del Parco Nazionale di Khao Yai, uno dei più grandi e visitati del paese. Secondo le autorità locali, si tratterebbe della terza vittima umana attribuita allo stesso individuo, un maschio adulto conosciuto con il nome di Oyewan. L'episodio riporta al centro dell'attenzione un problema in crescita e sempre più urgente in diverse regioni dell'Asia: l'aumento dei conflitti tra esseri umani e fauna selvatica, in particolare con gli elefanti.
La vittima era un uomo di 65 anni originario della provincia di Lopburi, che stava passeggiando nel parco insieme alla moglie quando è stato improvvisamente attaccato e calpestato dall'animale. La donna è riuscita a mettersi in salvo anche grazie all'intervento dei ranger, che sono riusciti ad allontanare l'elefante. A confermare la dinamica è stato il direttore del parco, Chaiya Huayhongthong, che ha spiegato come Oyewan sia già ritenuto responsabile di altre due morti e potrebbe essere coinvolto anche in altri casi finora attribuiti ad altri elefanti.

Le autorità thailandesi hanno annunciato che si riuniranno a breve per decidere il destino dell'animale. Tra le ipotesi ci sono la cattura e il trasferimento in un'area meno frequentata o interventi di dissuasione per scoraggiarlo dall'avvicinarsi alle persone. Si tratta di soluzioni complesse e controverse: catturare o spostare un elefante adulto che può pesare anche fino a 6 tonnellate non è affatto semplice e comporta rischi sia per l'animale sia per le persone coinvolte.
Gli incidenti che coinvolgono elefanti non sono purtroppo rari in Thailandia. Nel gennaio dello scorso anno, una turista spagnola è stata uccisa mentre faceva il bagno con un elefante in un santuario nel sud del paese, un contesto molto diverso da quello di un parco nazionale, ma che dimsotra quanto il contatto ravvicinato con questi animali possa essere pericoloso. Secondo il Dipartimento dei Parchi Nazionali thailandese, dal 2012 a oggi gli elefanti hanno ucciso oltre 220 persone, tra residenti e turisti.
Negli ultimi anni, la popolazione di elefanti selvatici in Thailandia è inoltre cresciuta rapidamente: si è passati da circa 330 individui nel 2015 a quasi 800 nel 2024. Questo aumento, unito alla riduzione degli habitat naturali e all'espansione delle attività umane, ha reso gli incontri tra pachidermi e persone sempre più frequenti. Per cercare di controllare la crescita della popolazione, le autorità hanno avviato per la prima volta programmi di contraccezione, somministrando vaccini anticoncezionali alle femmine. È una misura sperimentale, pensata per ridurre la popolazione e i conflitti nel lungo periodo.

Quanto accaduto in Thailandia, però, non è affatto un caso isolato. In India e in altri paesi asiatici la situazione è molto simile, se non peggiore. La frammentazione delle foreste, la costruzione di strade e villaggi e l'aumento della popolazione umana costringono gli elefanti a muoversi in aree sempre più antropizzate, dove trovano cibo facile, ma anche persone. In India, solo recentemente, un elefante maschio è stato responsabile della morte di oltre 20 persone, e nel complesso gli incidenti sono in aumento in diverse regioni del paese.
Questi eventi non sono il segno di animali più "aggressivi", ma il risultato di un aumento degli incontri tra elefanti ed esseri umani. Quando accade, gli animali possono reagire in maniera imprevedibile e anche aggressiva, soprattutto se si sentono spaventati o minacciati. Thailandia, India e altri paesi stanno ragionando da tempo su come ridurre i conflitti e gestire meglio la convivenza tra esseri umani e fauna selvatica, ma non è affatto facile quando si tratta di animali tanto grossi e complessi.