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6 Marzo 2026
12:16

Trovati in Nuova Guinea due marsupiali “Lazzaro”: si credevano estinti da migliaia di anni

Tra le foreste della Nuova Guinea occidentale gli scienziati hanno riscoperto due piccoli marsupiali ritenuti estinti da 6.000 anni. Si tratta di un rarissimo caso di "specie di Lazzaro”, animali considerati estinti ma che vengono poi ritrovati vivi e vegeti.

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Il possum dal dito lungo Dactylonax kambuayai, ritenuto estinto da circa 6.000 anni e appena riscoperto in Nuova Guinea. Foto di Carlos Bocos

Per gli zoologi è una di quelle scoperte che capitano, forse, una sola volta nell'arco di un secolo. In una regione remota della Nuova Guinea occidentale, in Oceania, un gruppo di ricercatori guidato dallo scienziato australiano Tim Flannery ha dimostrato che due specie di marsupiali ritenute estinte da circa 6.000 anni sono in realtà ancora vive e vegete nelle foreste pluviali della zona.

Si tratta di un evento rarissimo nella storia della zoologia. E quando accade, in questi casi si parla di "specie Lazzaro", ovvero organismi che a un certo punto scompaiono dai registri fossili e per questo ritenuti estinti, ma che poi "resuscitano" e vengono ritrovati vivi dopo migliaia o milioni di anni.

In questo caso i protagonisti sono due piccoli marsupiali: il possum pigmeo dal dito lungo, chiamato scientificamente Dactylonax kambuayai, e un marsupiale planatore vagamente simile a uno scoiattolo volante noto come Tous ayamaruensis.

Il possum con il dito lungo "specializzato" per cacciare insetti

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Il possum Dactylonax kambuayai possiede un dito lunghissimo usato per "pescare" gli insetti nei tronchi. Illustrazione di Peter Schouten

Il primo dei due animali riscoperti è un piccolo possum arboricolo con una caratteristica davvero insolita: il quarto dito delle zampe anteriore è lunghissimo, quasi il doppio degli altri. Questa struttura è una vera e propria specializzazione: l'animale usa il dito per infilarlo nei buchi del legno e pescare le larve degli insetti che vivono all'interno dei tronchi. In pratica, funziona come una sottile "sonda" per cacciare. Curiosamente, ricorda molto il dito medio altrettanto lungo, e usato per lo stesso scopo, del lemure aye-aye (Daubentonia madagascariensis).

I fossili indicavano che questa specie viveva circa 300.000 anni fa nel Queensland centrale, in Australia, ma sembrava essere scomparsa durante l'ultima era glaciale. In Nuova Guinea, invece, le ultime tracce fossili suggerivano che fosse sopravvissuta fino a circa 6.000 anni fa, dopodiché non era più stata trovata.

Finché una fotografia scattata nel 2022 dal naturalista Carlos Bocos, durante una spedizione dell'organizzazione Mammal Watching, non ha svelato a tutti che l'animale era ancora lì vivo e vegeto, nascosto tra gli alberi della foresta. Dactylonax kambuayai fa parte della famiglia dei petauridi, come il più noto petauro dello zucchero, ma non possiede una membrana per planare da un albero all'altro. La sua riscoperta è stata descritta in uno studio pubblicato su Records of the Australian Museum.

Un planatore misterioso con la coda prensile

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La seconda specie, Tous ayamaruensis, è un marsupiale planatore con coda prensile. Foto di Arman Muharmansyah

La seconda specie resuscitata, se possibile, è ancora più affascinante. Il marsupiale Tous ayamaruensis è un parente dei grandi planatori australiani, come Petauroides volans, mammiferi che planano da un albero all'altro grazie a una membrana di pelle tra le zampe. Questo animale però presenta caratteristiche particolari: orecchie senza pelo e una coda fortemente prensile, usata come un quinto arto per aggrapparsi ai rami.

Questa specie era stata descritta inizialmente solo grazie ad alcuni frammenti fossili trovati in Nuova Guinea dal zoologo australiano Ken Aplin, alla fine del secolo scorso. Nessuno aveva mai osservato un individuo in vita.

La svolta è arrivata grazie a diverse osservazioni sul campo: nel 2015 un individuo fu catturato lungo un fiume da un ricercatore locale, mentre un altro venne fotografato poco dopo in una foresta appartenente a una compagnia che produce olio di palma. Approfondendo queste osservazioni, il team di Flannery ha anche scoperto che questa specie e altre simili, appartengono a un genere completamente nuovo (Tous), descritto in un altro studio pubblicato sempre su Records of the Australian Museum.

Trovare specie estinte, una scoperta quasi impossibile

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La specie Lazzaro più famosa è il celacanto (Latimeria chalumnae). In foto l’individuo pescato nel 1938. Le specie si pensava fosse estinta da 66 milioni di anni

Trovare una specie creduta estinta da millenni è già di per sé un evento parecchio improbabile.  Trovarne due nello stesso luogo è qualcosa che gli scienziati definiscono senza precedenti. Nel corso della storia è già successo più volte di ritrovare piante e animali ritenuti estinti da migliaia di anni o, in alcuni casi, persino milioni. Il caso più eclatante e noto di tutti, considerata la specie Lazzaro per eccellenza è sicuramente quello del celacanto.

Si tratta di pesci dalle pinne lobate creduti a lungo estinti sin dal Cretaceo, ovvero circa 66 milioni di anni fa, e rimasti praticamente immutati per 400 milioni di anni fa. Il primo riapparve improvvisamente nel 1938, quando venne pescato per caso un individuo in Sudafrica che fu conservato e restituito alla scienza solo grazie al lavoro e all'impegno di Marjorie Courtenay-Latimer, curatrice di un museo locale. Oggi sono due le specie viventi: il celacanto delle Comore (Latimeria chalumnae), che si trova nei fondali del sud dell'Africa, e il celacanto indonesiano (L. menadoensis), fotografato in vita per la prima volta solamente nel 2025.

Con i mammiferi, tuttavia, capita molto raramente e spesso a distanza di pochi decenni dalla presunta estinzione. "La probabilità di trovare anche solo un mammifero scomparso da migliaia di anni era quasi zero", ha infatti raccontato al Guardian Flannery. "Trovarne due è davvero straordinario". Per il ricercatore, oggi settantenne e noto anche per il suo impegno sul clima, questa scoperta rappresenta una sorta di traguardo scientifico definitivo e senza precedenti.

Il ruolo decisivo delle comunità locali

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Entrambe le specie vivono tra le foreste della penisola diDoberai, nell’estremo nord–ovest della Nuova Guinea indonesiana. Foto da Wikimedia Commons

Entrambe le specie vivono nelle foreste montane di bassa quota della penisola di Doberai, nell'estremo nord-ovest della Nuova Guinea indonesiana. Si tratta di una delle regioni biologicamente più ricche, ma meno studiate del pianeta. Le foreste qui sono ancora relativamente intatte, ma sono anche minacciate da deforestazione, taglio del legname e piantagioni industriali per le coltivazioni di palma da olio.

Esplorarle è stato possibile anche grazie all'aiuto e alla collaborazione con le comunità indigene della regione, che come capita spesso conoscevano già questi animali. In alcune culture locali, infatti, il marsupiale Tous ayamaruensis è considerato un animale sacro, legato agli spiriti degli antenati. Secondo la ricercatrice papuana Rika Korain, coautrice dello studio, senza il contributo delle popolazioni locali molte informazioni decisive non sarebbero mai emerse. "Questa connessione con il territorio è stata essenziale", ha spiegato.

Queste scoperte suggeriscono anche qualcosa di interessante sulla storia geologica e biogeografica della regione. Secondo gli autori, la penisola di Doberai potrebbe essere stata un tempo collegata al continente australiano, prima di diventare parte dell'isola della Nuova Guinea. Se questa ipotesi è corretta, le foreste della zona potrebbero custodire altri "relitti viventi", animali antichi e sopravvissuti per millenni in totale isolamento.

In altre parole, questi due marsupiali potrebbero essere solo l'inizio. In una delle ultime grandi foreste poco esplorate del pianeta, la biodiversità potrebbe ancora riservare molte sorprese.

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