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2 Marzo 2026
11:07

Squali uccisi per garantire la sicurezza delle spiagge dopo un attacco mortale: ambientalisti in rivolta

Dopo un attacco mortale di squalo al largo della capitale Numea, la Nuova Caledonia ha ripreso gli abbattimenti per “salvaguardare i bagnanti”, scatenando forti proteste di ambientalisti e comunità locali.

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Dopo l’attacco fatale di uno squalo tigre, le autorità hanno avviato un esteso piano di abbattimento

Dopo un attacco mortale avvenuto al largo di Nouméa o Numea, capitale della Nuova Caledonia, le autorità locali hanno avviato un piano di abbattimento degli squali lungo la costa più frequentata da cittadini e turisti. Una decisione che ha immediatamente acceso un aspro dibattito tra chi chiede maggiore sicurezza e chi denuncia invece una misura considerata "sproporzionata" e priva di basi scientifiche.

L'operazione è iniziata il 23 febbraio, pochi giorni dopo la morte di un uomo del posto che stava praticando wing foil – uno sport acquatico che combina tavola e vela gonfiabile – in un tratto di costa molto frequentato. Gli abbattimenti prendono di mira squali tigre ed estuarini, due tra le specie più grandi e maggiormente coinvolte negli attacchi a esseri umani in tutto il mondo. Secondo le ricostruzioni, infatti, l'attacco mortale sarebbe stato compiuto da uno squalo tigre lungo almeno tre metri.

Cosa prevede il piano di abbattimento degli squali in Nuova Caledonia

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Il piano di abbattimento prevede la cattura e l’uccisione di tutti gli squali più lunghi di 2,1 metri al largo di Nouméa, la capitale e una delle città più turistiche della Nuova Caledonia

Il programma prende di mira squali tigre (Galeocerdo cuvier) e squali estuarini o leuca (Carcharhinus leucas), due specie di grandi dimensioni e tra le più coinvolte negli attacchi e negli incidenti nei confronti esseri umani. Da quando è iniziata l'operazione, sono stati già catturati e uccisi sette squali tigre e uno estuarino. Gli animali inferiori ai 2,1 metri vengono rilasciati, mentre quelli più grandi vengono invece abbattuti.

In parallelo, è stato anche imposto un divieto di balneazione e attività sportive in acqua al di fuori delle aree protette lungo una fascia costiera di 300 metri. Le restrizioni dovrebbero restare in vigore fino alla fine della campagna di abbattimento.

La sindaca di Nouméa, Sonia Lagarde, ha difeso la scelta parlando di un "aumento netto" degli avvistamenti vicino alla riva. "Quando squali di dimensioni eccezionali si avvicinano alla costa, la questione della regolazione deve essere posta. Il pericolo esiste", ha dichiarato in consiglio comunale. Secondo l'amministrazione, sistemi alternativi come la sorveglianza permanente con droni o l'installazione di reti di protezione sarebbero troppo costosi e complessi da gestire in un territorio come la Nuova Caledonia.

Le critiche: "Non ci sono prove che funzioni"

A opporsi è stata soprattutto l'associazione ambientalista Ensemble Pour La Planète (EPLP), che ha presentato un ricorso al tribunale per fermare l'operazione. L'organizzazione sostiene che non esistono studi scientifici che dimostrino che gli abbattimenti riducano il rischio di attacchi. Il punto centrale è proprio questo: la gestione del rischio. Le strategie per ridurre la probabilità di eventi pericolosi per la popolazione – in questo caso gli attacchi – dovrebbero minimizzare l'impatto su biodiversità ed ecosistemi.

Gli squali tigre e leuca, oltre a essere predatori apicali (cioè si trovano al vertice della catena alimentare), svolgono un ruolo fondamentale per le dinamiche degli ambienti marini. Eliminare indiscriminatamente gli individui più grandi può alterare la struttura delle popolazioni e avere effetti a cascata sull'intero ecosistema.

EPLP ricorda inoltre che le specie bersaglio sono – almeno in teoria – legalmente protette nelle acque di Nouméa. Ma nonostante ciò, non è la prima volta che accade: già nel 2023, dopo una serie di attacchi – tra l'ultimo mortale in cui ha perso la vita un turista australiano – un piano di abbattimento simile portò alla cattura di ben 127 squali, in gran parte squali tigre. Il tribunale, però, ne ordinò la sospensione, definendo l'intervento "sproporzionato".

Sicurezza pubblica o reazione emotiva?

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Già nel 2023 vennero abbattuti ben 127 squali, fin a quando un tribunale ordino la sospensione definendo il piano "sproporzionato"

Come riportano i media locali, il tema è particolarmente caldo anche in vista delle elezioni locali previste questo mese. La gestione degli squali è diventata quindi anche una questione politica, oltre che ambientale e di sicurezza. La principale coalizione indipendentista – la Nuova Caledonia è un territorio dipendente dalla Francia – ha condannato duramente l'operazione chiedendo azioni non letali: maggiore informazione e sensibilizzazione, sistemi di allerta, monitoraggio più efficiente. Anche alcuni gruppi della società civile si sono mobilitati.

Il collettivo Nyiimié kââ, formato in gran parte da giovani dell'isola di Grande Terre, ha organizzato una manifestazione davanti al municipio di Nouméa. Per molti Kanak, popolazione indigena della Nuova Caledonia, gli squali hanno un valore simbolico e ancestrale. "Le nostre origini ci legano agli squali. Sono considerati specie ancestrali", ha dichiarato una delle portavoci.

La questione, in fondo, è sempre la stessa ovunque: come convivere con grandi predatori in ambienti fortemente frequentati anche dagli esseri umani. Gli attacchi di squalo restano eventi rarissimi a livello globale, ma quando accadono hanno un impatto emotivo fortissimo. E le risposte istituzionali spesso sono guidate da reazioni emotive che non sempre riducono i rischi o aumentano la prevenzione. Giocano sulla paura. Una paura che però può avere un impatto forte su ecosistemi e biodiversità.

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