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10 Febbraio 2026
15:40

Simona Cavallaro, uccisa da 13 cani a Satriano: la Cassazione conferma 3 anni per il pastore

La Cassazione chiude definitivamente il caso Simona Cavallaro confermando la condanna a 3 anni per omicidio colposo nei confronti del pastore Pietro Rossomanno. L'ergastolo, di fatto, lo hanno ricevuto solo i cani.

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I cani di Satriano, gli unici ad aver ricevuto l’ergastolo per la morte di Simona Cavallaro

La Corte di Cassazione ha scritto la parola fine sulla morte di Simona Cavallaro, la ventenne uccisa da un gruppo di cani pastore nell'agosto del 2021 mentre si trovava nella pineta di Montefiorino, in provincia di Catanzaro. I giudici hanno confermato la condanna a tre anni di reclusione per omicidio colposo nei confronti del pastore del gregge, Pietro Rossomanno.

Il padre della giovane, Alfio Cavallaro, ha preferito non commentare l'ultima sentenza. Lo stesso ha fatto anche l'avvocato di Rossomanno, Vincenzo Cicino, che contattato dal giornale ha scelto di non parlare.

Simona Cavallaro è morta a seguito delle lesioni provocate da un gruppo composto da 13 cani, la maggior parte dei quali simil Pastori Maremmani Abruzzesi. I cani accompagnavano il gregge di Rossomanno mentre il pastore si trovava altrove, lontano dalla pineta nella quale si stava consumando la tragedia. Quando è giunto sul posto per recuperare i suoi animali, intorno alle ore 18, la giovane era già priva di vita.

Ad oggi, gli unici ad aver ricevuto l'ergastolo per la morte della giovane sono proprio i cani. Individui che nulla hanno a che fare con la giustizia e le responsabilità dell'essere umano.

Perché il pastore ha ricevuto solo tre anni di pena

Gli animali erano stati lasciati a loro stessi sul suolo pubblico, lontano dallo sguardo e dal richiamo del pastore, l’unico che avrebbe potuto evitare la morte della giovane.

Per questo, al momento della richiesta di rinvio a giudizio, la pm di Catanzaro all'epoca titolare del fascicolo, Irene Crea, chiese 15 anni per omicidio volontario con dolo eventuale. Il gip, invece, convertì il capo d'accusa in omicidio colposo. Questa riqualificazione, insieme alla scelta di ricorrere al rito abbreviato da parte dell'imputato, ha permesso a Rossomanno di ottenere una pena di soli tre anni.

Secondo la prima ricostruzione dell'accusa, il pastore aveva lasciato pascolare in sua assenza il gregge di ovini, con il branco di cani al seguito, nella pineta, un terreno di proprietà del Comune di Satriano. A norma di legge, i cani e le pecore non avrebbero mai dovuto trovarsi in un'area aperta al pubblico in assenza del pastore.

Inoltre, la stessa abitazione con annessa azienda agricola risulta edificata su un terreno demaniale, e per questo a processo con Rossomanno è finita anche la madre settantenne, Maria Procopio, che viveva con lui, con l'accusa di invasione e occupazione abusiva di terreni.

Gli unici ad aver ricevuto l'ergastolo per la morte di Simona Cavallaro sono i cani rinchiusi nel canile Pet Service di Torre Melissa dal giorno dopo la morte della giovane. Rossomanno durante il processo ha sempre negato di essere responsabile dei cani, e ha rifiutato a più riprese di darli in affido alle associazioni di volontariato che ne avevano chiesto la custodia. Come avevamo accertato recandoci nei luoghi della tragedia nell'inchiesta di Kodami realizzata da Diana Letizia, alla guida del magazine, e dall'istruttore cinofilo Luca Spennacchio.

In canile gli animali vengono mantenuti dal Comune di Satriano, nella speranza di rifarsi economicamente sul pastore, che però risulta nullatenente. La cifra che dovrebbe corrispondere, secondo i nostri calcoli, supera i ventimila euro. Nonostante il ruolo centrale svolto dai cani nella vicenda, su di loro non è mai stata effettuata neanche una valutazione comportamentale al fine di accertarne il grado effettivo di pericolosità o sondare le motivazioni che potrebbero averli condotti a compiere un atto tanto estremo quanto raro.

Nonostante gli animali non siano mai stati sotto sequestro non sono mai usciti dalle maglie della Giustizia, e non ne usciranno mai. Neanche con la fine del procedimento giudiziario. Per loro, il resto dell'esistenza è un fine pena mai.

Come è morta Simona Cavallaro

Il 26 agosto 2021 Simona, insieme a un coetaneo, si è recata alla Pineta di Monte Fiorino per effettuare un breve sopralluogo in vista di un pic-nic da organizzare con tutto il gruppo di amici per la domenica successiva. La gita però non ha mai avuto luogo: la giovane è morta a causa delle ferite inferte da un gruppo di 13 cani.

Mentre l'amico si rifugiava all'interno della piccola chiesetta in legno presente nella pineta, Simona si avventurava all'esterno per raggiungere la macchina. Non aveva paura dei cani, e all'inizio l'interazione è stata tranquilla, come ci hanno confermato fonti investigative.

A un certo punto, però, l'equilibrio si rompe e i cani attaccano la giovane prendendo di mira soprattutto la zona delle gambe e dell'inguine, provocandone la morte. Non sapremo mai perché i cani hanno ritenuto che Simona fosse una minaccia per gli ovini, ma hanno agito di conseguenza: è il lavoro per il quale sono stati selezionati. Per questo, a vigilare su di loro dovrebbe sempre esserci il pastore.

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